«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 27 luglio 2016

Terra


Amiche care, amici,

Avevo intitolato in origine questa composizione "Sterile Terra", ma al rileggerla ora mi sembrava troppo esplicito il riferimento alla mia condizione personale di donna, appunto, sterile. In realtà non volevo questa volta affrontare quest'argomento su un piano personale, quanto piuttosto dare il senso del dramma di "ogni" sterilità, reale, biologica o traslata, incarnando il simbolo della fertilità per antonomasia, la terra, intesa come terreno, argilla, humus, non in senso geografico. Terra che può inaridirsi e morire, come il ventre di una madre, come l'espressione di un'idea.
Ecco perché ho preferito alla fine intitolarla semplicemente "Terra".
Più che la sterilità in sé, ho voluto ritrarre il suo effetto, il processo dell'accoglimento prima e poi della morte del seme, che può divenire un embrione, un'idea, un pensiero, un qualcosa che contiene in sé il futuro.
La morte del seme, la sterilità quindi come condizione esistenziale - della terra, della mente, della donna - è la negazione del futuro.

Amiche dilette, amici, grazie come sempre per essere qui con me.
Con amore.

M.P.





Terra


La terra, arida e secca
raccoglie in sé il seme
con immensa dolcezza,
lo avvolge teneramente
nella sua polvere bianca
impalpabile come un talco,
lo bacia con la sua ghiaia
più fina
come la levatrice il bambino,
lo riscalda, tra le sue coltri
d'argilla spaccata dai raggi
d'un sole vitale,
ma che qui vitale non è.

Lo sente, dentro sé frattanto
ineluttabilmente morire,
asciugare, rinsecchire,
finché
non rimane che un piccolo
vuoto astuccio di paglia,
finché il vento viene
e lo spazza via per sempre.

Disperata è la terra
inaridita:
la vita le fugge.
Cade una goccia di pioggia,
solleva un piccolo anello
di cenere bianca.

La terra, sterile, invoca.
Il cielo, impotente, piange.



Trieste, 6 Dicembre 2015
Marianna Piani
.

Nessun commento:

Posta un commento

Sarei felice di sentire di voi, i vostri commenti, le vostre sensazioni, le vostre emozioni. Io vi risponderò, se posso, sempre. Sempre con amore.