«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 28 agosto 2013

"Borromee, Borromee!" I


Amiche care, amici,
durante uno dei miei brevi soggiorni nell'amato rifugio del Lago Maggiore, proprio all'esordio della stagione estiva, ho composto un piccolo trittico dedicato alle celebri e celebrate Isole Borromee, come molti sanno costituite da tre piccole isole, poco più che scogli, immerse nelle tranquille acque non lontano dalla riva di Stresa, e meta da sempre per turisti inclini a un certo romanticismo e al gusto per una Natura addomesticata (con una certa sapienza e senza troppa invadenza, come si sapeva fare in passato) dalla mano dell''uomo.
Queste isole, che come molti sanno sono l'Isola Bella, l'Isola dei Pescatori e l'Isola Madre, sono da moltissimi anni nel mio cuore. Non ci sono stata molte volte, fisicamente, forse quattro o cinque in tutto, ma sempre in momenti importanti della mia vita. In particolare sono affezionata all'Isola Bella, che cerca di fare onore al suo nome con la sua architettura intimamente e splendidamente fusa con l'ambiente da lussureggiente giardino.
Ma in ogni caso, affacciandomi dalle alture vicino casa, posso scorgerne sempre la sagoma, quietamente a riposo sulle acque argentate di questo straordinario miracolo di ambiente e natura che è il lago. Perciò fanno parte primaria della mia scenografia affettiva personale, del paesaggio della mia memoria più cara.

Era molto tempo che aspettavo mi cogliesse il momento e lo stato d'animo giusto per raccontarle, e finalmente, forse, questo momento è arrivato. Perché era necessario non essere troppo coinvolta, non essere travolta dalla passione, non avere una storia in essere strettamente avviluppata a quei luoghi, per poterli rivivere con lo sguardo del distacco e della memoria, e sperare poi di restituirli e di evocarli con qualche efficacia anche ai vostri occhi. Accade quasi sempre così, con la scrittura e, credo, con ogni altra forma espressiva ed artistica: la passione, l'amore non possono predominare l'animo, sopravanzare, strappando le redini al controllo della nostra disciplina (della nostra tecnica) e rendendo il nostro discorso incomprensibile per eccesso di emotività…

Pubblicherò ora per voi qui queste tre piccole liriche, una per volta, sotto un titolo unico, la prima oggi, dedicata all'Isola Bella.
Se tutto va bene, seguiranno poi le altre nei consueti "appuntamenti" di Sabato e Domenica.
Le dedico alla vostra attenzione, come sempre, con fiducia e con amore.

M.P.





"Borromee, Borromee!"

I

 
La Bella



Come una gemma, nell'acque del lago,
un poco più accosta a questa mia sponda.
Nocchiero, vira di bordo, riprendi l'onda
e inverti i motori ribollendo l'eliche a prora!
Lancia la cima, scavalca d'un balzo la mura
e allaccia due giri di fune alla bitta, poi, presto,
afferrami la mano con la tua, ruvida, dura,
che pare intagliata nel cedro, fammi discendere,
fammi prendere terra, fammi accedere
a questi giardini che paiono nati dal delirio
di un'antica pazzia.

Trascuro la reggia, risalgo trottando le calli
e gli sconnessi gradini, sollevo l'ampia gonna
con ambo le mani, perché non s'impigli
ai ferri sporgenti dei cancelli, agli spigoli vivi
degli androni, ai rami dei rosai che tracimano
invadendo il cammino. Due pavoni, in mezzo
a un'aiuola di gigli, mi odono giungere affannata,
la prima tra i visitatori sbarcati, svogliati.
Mi osservano per un istante con sussiego,
senza scomporsi, poi continuano intenti
nella loro conversazione.

L'aria è chiara, io ho lasciato le mie cupezze
ben legate al molo di Stresa, il profumo dei gladioli
delle rose e dei ciclami è come un canone a più voci.
Risalgo tra i muretti e gli oleandri, una terrazza
sull'altra, inciampo con il tacco sopra una lastra
di travertino e mi mordo le labbra al dolore:
no, io voglio, voglio giungere in alto, prima tra tutti
per affacciarmi indisturbata per qualche istante
sull'estrema altana, e lasciarmi scivolare la mente
in un nulla affollato di fiori e profumi e gli umori
dell'umida dolcezza del lago.

Godo, intimamente, d'essere qui, con me stessa,
e stringo le braccia attorno al seno, racchiudendolo
stretto, proteggendomi il cuore dalle spine delle
disillusioni e degli affanni. Lo sguardo s'abbandona
allo sguardo, verso Angera, l'orecchio in silenzio
spazia il silenzio solcato solo dal vento, dal ronzio
della cicale, e dal borbottio di un battello lontano.
Sono come un capitano ora, sul cassero di poppa
di questa minuscola isola ch'è un immenso
vascello di marmi, madreperla e pietra serena:
disalberato, inchigliato lì per sempre.



Marianna Piani
Stresa, 31 Maggio 2013

1 commento:

  1. A splendid display of your Duende, enchanting, captivating, steadily soaring and scary.
    A dancer, a singer, a matador, all in one...
    and that one is the Poet.

    A blade is your pen, skin is your paper!

    Parts of your preamble resonate well with some of my own beliefs about writing... maybe, you have been listening, after all, to the same Muse!

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