«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 4 settembre 2013

"Borromee, Borromee" III


Amiche dilette e amici,
terzo "quadro" del trittico da me dedicato alla Isole Borromee. Terza e ultima delle tre "sorelle" che sorvegliano il lago, come tre pigre anziane bagnanti - ancora con i segni di una antica lussureggiante bellezza - che indugiano semi-immerse accanto alla riva, godendosi gli ultimi soli d'estate…
L'Isola Madre è la più misteriosa delle tre, e io ho pensato che l'unico modo per visitarla in modo degno è di affidarsi alla vertigine di un volo, arrivarci dall'alto, godendoci lo spettacolo del lago, e calandoci nella minuscola ma fitta briciola di foresta che ricopre l'isola.
Ecco: un volo, una discesa che sia anche una risalita morale, una dichiarazione di fede nei confronti di una Natura cui siamo profondamente legati, ma che troppo spesso trascuriamo senza comprenderne la infinita pazienza e dolcezza, la capacità di accoglierci e di prenderci tra le braccia, proprio come una madre amorosa…

Condivido dunque con voi questi versi, amiche care, sempre con amore.

M.P.



Borromee, Borromee!

 

III
La Madre




Vorrei non avere peso, né corpo, né provare
dolore, e sorvolare libera quell'isolotto verdebruno,
quel ciuffo di foresta disperso nel mezzo
del mio tenero lago.

Vorrei librarmi come una folaga, o una libellula,
o meglio, un pappo spettinato di pioppo, in braccio
d'una brezza gentile, tra nubi candide, come avvolta
in un velo di sposa.

Vorrei impazzare brevemente in un turbine
piccino come un ciclone bambino, e sorridere al sole
che sorride sempre ai bimbi alle spose e alle pazze,
e poi lasciarmi dolcemente cadere.

Cadendo, osservare gli alberi intenti a conversare,
agitati da un vento che io qui non sento, tutti riuniti
in una piccola folla, ognuno col suo portamento,
ognuno col suo tono distinto di verde:

Verde lucente, verde cupo, verde acqua, verde foglia,
verde smeraldo, verde ramarro, verde tenero, verde aspro,
verde ombra, verde squillante, verde menta, verde oliva,
verde muschio, verde pino, verde puro, verde su verde...

Vorticando rivedere gl'infiniti toni dell'indescrivibile verde
dei tuoi occhi verdi, che ho così tanto amato e sognato
e dipinto, sulle tele dell'anima, a tempere morbide
in trasparenti infinite velature di verde pigmento.

Precipitando ancora poi, lentamente, intrufolarmi
come un raggio d'aurora tra i rami, cedevoli abbracci,
irti o pungenti, baluginanti galassie di foglie e germogli,
popolati di fringuelli, di picchi, di coccinelle

e di cetonie dorate, e sentirmi io stessa un minuscolo insetto
oppure più ancora essere quel ciuffolo di pioppo, quel seme
che con tutte le forze vuole giungere a terra, nella terra
morire, per poter rinascere pianta.

Ecco, una quercia... Poter rinascere quercia, su questo
infinitesimo frammento di mondo, amata da innumerevoli
querce sorelle, in questo insignificante ritaglio di bosco,
puntolino bruno nel mezzo del lago:

lago che si vanta di essere vasto, ed è appena un puntino,
un cristallino grigiazzurro luccicante e prezioso e tenero
e caldo nel solitario immenso gelo dell'universo.
Di quell'universo vorrei io far parte.



Marianna Piani
Stresa, 3 Giugno 2013


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