«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 15 settembre 2013

Reflets dans l'eau


Amiche dilette e amici,
come molte di voi sanno (del resto basta dare un'occhiata alla mia autopresentazione qui) io personalmente "nasco" - e sono - una "artigiana dell'immagine", e tale è il mio mestiere, ciò che mi dà da vivere. Lo scrivere è per me un qualcosa di totalmente personale, così connaturato in me che non mi pongo nemmeno il problema di dove venga mai la necessità - o l'abilità - di farlo.
Tuttavia, di certo il "mestiere" mi ha educata ad osservare il mondo, e a riceverne impressioni di volumi, geometrie, forme, luci, ombre, e colori, per renderle filtrate dalla mia sensibilità. Per questo mi piace di quando in quando abbandonarmi alla mia facoltà istintiva di visione, e tentare di tradurla in parole. Di fatto un'operazione disperata, questa, e lo so bene: l'immagine, per sua natura, è SEMPRE intraducibile.
Eppure vi sono opere straordinarie di alcuni grandi autori che riescono felicemente nell'intento, e sembrano dimostrare il contrario.
Ecco perché, dietro lo spunto di un'amica che stimo moltissimo, ho scritto questi versi, che mi sono scaturiti come un "paesaggio pittorico", pensando al lavoro di quel musicista sublime, da me molto amato, che fu Claude Debussy.
È un'altro genere di traduzione, la sua, forse perfino più ardita, quella di rendere le immagini in musica. Si tratta di un azzardo, poiché l'immagine è sempre "istantanea", puntillistica, nella sua rappresentazione poetica (sì, anche nel cinema, in quanto "fotografia in movimento"!), mentre la musica è profondamente diacronica, nel senso che acquista la sua bellezza e ogni senso solo nello svolgersi e cadenzarsi del tempo. Esattamente così come la poesia, detta o scritta che sia.  Nulla a che vedere con il "poema sinfonico" come genere, per intenderci. Si tratta, nel caso di Debussy, di vera e propria pittura sonora.
I versi che seguono sono dunque un piccolo ritratto "dal vero" dei miei paesaggi più amati, una piccola operazione impressionistica, mediata dal ricordo delle note scintillanti di questo musicista, così come a volte le eseguiva al pianoforte la mia mamma. Non si tratta di un ritratto diretto, ma di un gioco di suggestioni: la parola che rimanda alla musica che rimanda all'immagine. E il percorso inverso.
Così le mie parole qui, sono sì descrittive, ma provano a trasmettere l'emozione dell'immagine evocandola in un punviscolo di frammenti, di vibrazioni, e non di emulare la fredda obiettività della luce; di essere un'eco, non uno specchio.
Ecco quindi, la dedico all'amica cara che me l'ha ispirata, e a voi tutte amiche, e amici. Con amore.

M.P.




Reflets dans l'eau
(En écoutant «Images» de Claude Debussy)

 


ora!" pare dire l'airone
alla nidiata, e spicca il volo
dal canneto. Il frullo delle ali
carezza sotto di lei le acque
con un brivido frettoloso
e si perde nell'grigioazzurro.

Il sole cala pigro all'orizzonte
dietro una trina di nubi bianche,
raggi stanchi di sorreggere
l'intero giorno trapassano la trama,
e baluginano come stelle
cavalcando minuscole onde.

Il campanile pungente come un ago,
e la torre tozza, come un dente
dalla gengiva molle della rocca
sporge capovolta evanescente
nelle acque, e si stira nel torpore
di una sera di solitaria attesa.

Le nubi si rimescolano
alle nubi contro un fondo
di ceruleo cielo come tinte
in un secchio di vernice - improvvisa
la libellula sfreccia senza suono
lasciando la sua immagine dietro sé

per un istante nell'aria impressa.
Le fronde dei platani
e dei salici adoranti si piegano
a cercare spazio sulle scoscese
rive, e sfrondano le foglie
balenando sopra il lago raggrinzito.

Una vettura passa, a fari accesi:
come un sogno passa,
di viaggio e di resa. Un passante solitario
getta un'ombra incerta
che si sfalda in cento pezze
di straccio grigio sulla bigia acqua, forse

è un suo dolore che vi si diffonde.
Proprio a pelo d'acqua
distante - scivola lentissimo
un natante. La scia di poppa,
argentata, come di lumaca,
si scioglie nel tempo dell'attesa.

Più lontana ancora, l'Isola
e la sua villa di marmi e foglie
di smeraldo, tremola come una scintilla
nell'atmosfera ferma della sera.
Una folaga con la sua compagna
traversano lo specchio sospese

nel nulla, come virgolette in una frase.
Accosto i miei piedi al bordo
osservo il mio delizioso smalto
verde acqua, mentre l'acqua -
oh, lei si ritira leggermente,
timorosa d'essere sopraffatta.

A lungo ronza nella memoria
uno sciame di note come api, guizza
sui tasti di sasso e ametista
come un banco di avannotti
e si specchia evasivo e baluginante
increspando la mente e il lago...

Intanto, sotto me, tra le onde trattenute dalle dita,
appare il mio viso chiaro e le chiome
aggrappate al capo e ai pensieri
come funi alle bitte d'una cala.
La mia figura si profila, e si frammenta
subito in mille tessere scintillanti.

I frammenti e le note ricomporranno
così il mosaico dell'intero lago.
Il mio corpo polverizzato infine
dal deflagrare del mio dolore
incarnerà il paesaggio stesso:
per questa notte almeno.



Marianna Piani
Arona/Stresa 9 Giugno 2013
per Rosamaria, che l'ha ispirata
evocando le luccicanti note di Debussy


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