«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 13 ottobre 2013

Non millantate Poesia!


Amiche dilette, amici,
Questa composizione è un piccolo sfogo personale, è un discorso pronunciato alzando un poco il tono della voce, perdonatemelo, concedetemelo. Avevo voglia di dire alcune cose, in parte già tema di una mia composizione analoga presente tra queste pagine: "Facile è la Poesia".
Troppe volte ho incontrato sul mio cammino certa scrittura che si ammanta del titolo di poesia, ma che di questa non ha che la forma, a volte neppure quella. Nulla da dire, ognuno è libero di scrivere e pubblicare ciò che vuole, come meglio crede, e nella misura che i suoi mezzi culturali, di padronanza linguistica, e di talento gli consentono.

Tuttavia, troppo facilmente si concede la definizione di poesia e poeta senza veramente comprendere che si tratta di una delle espressioni dell'intelletto umano più complesse, profonde, fragili.
E allora si leggono pagine e pagine di vuoto "divertimento", ma senza gioia o umorismo, lamenti per dolori mai provati, grida e cacofonie a celebrare emozioni affettate, eccessive, anche schiettamente false.
Oppure, all'estremo opposto, incunaboli indecifrabili, puzzle di parole senza senso, enigmistica o aritmetica grezza, senza un'anima, prendi un certo numero di sillabe, poi le incroci secondo questo schema, fai una capriola, aggiungi una rima…
Quante volte ho incontrato "poeti" o "poetesse" improvvisate, non in quanto "dilettanti" - in poesia ognuno è dilettante, anche Montale lo era, o Dickinson - piuttosto persone troppo preoccupate a ben figurare, a pavoneggiarsi come se una poesia fosse un bell'ornamento, un ninnolo da esibire agli amici, come un paio di scarpe o un abito di alta sartoria da sfoggiare.

Tutto ciò non è poesia, è qualunque cosa vi pare, ma non poesia. Ben altro, ci vuole: studio,  sofferenza,  lavoro,  ricerca, fatica... Come spesso dico, la Poesia non è diletto: è necessità.
Offro questi pensieri alla vostra riflessione, al vostro ascolto. Con amore, come sempre.

M.P.




Non millantate Poesia!


“Cosa sapete voi giovinette fiorenti
e anziani insoddisfatti, che giocate
con le parole come fossero
zimbelli e pezze di sapienza,
cosa sapete della autentica voce
del dolore, cosa sapete delle ferite
che piagano la mente, e del canto
eloquente che ne emana?”
Così disse inveendo il poeta
stanco di tanto vociare, tediato
dal brusìo di mille frasi e versi
sprecati senza armonia,
o liturgia, o umiltà, o incanto.
O verità, o sostanza di vita.

Egli sapeva che ogni parola
che fosse autentica e sincera
sgorgava solo dal fango, dal muco,
dal sangue, dalle lacrime
d'un acuto rimpianto,
e che era forgiata a nude mani
come un'anfora d'argilla
tornita sul vortice del tempo.
Egli sapeva che le parole
andavano lasciate torrefare
alla fornace del sole
perché prendessero
il sapore acre del perdono,
perché assumessero consistenza
della pietra, e serbassero in eterno
immutata la forma, e la bellezza.

Egli sapeva che ogni parola
era un'anfora d'argilla impietrita al sole
il cui ventre ne custodiva il senso,
oppure il nonsenso. Come un vino
di Sicilia, sigillato a ceralacca
per reggere il viaggio oltremare
fino a empire la nostra coppa protesa
come un saluto innalzato al cielo,
e a quanto di più di terreno sia
tra l'amore carnale, e quello spirituale.
Dodici anfore compongono una frase,
novanta occupano una stanza, e novecento
sono già poema. E il poema è una nave
che trasporta nelle sue stive il pensiero
lungo rotte verticali, verso remoti ormeggi.

Egli sapeva, sapeva tutto questo,
e sapeva che il suo viaggio
era ormai prossimo a finire.
Non se ne doleva, desiderava soltanto
che si facesse intorno
e dentro a sé il silenzio, finalmente.
Basta voci, basta parole, basta brusii,
basta canti vani, basta nobili pensieri
tradotti in versi, basta docili fanciulle
bennate e aggraziate che danzano sulle punte
dei loro esili tormenti, basta tenerezza,
basta assonanza, basta rima,
basta compunti vecchi
che si atteggiano a sapienti.

Egli sapeva quanto
tutto questo fosse falso
intollerabilmente, e quanto effimero
ineluttabilmente intanto fosse
il tempo suo rimasto in terra,
troppo permeato di dense foschie
e di tradite speranze.
Alzò la voce, per la prima volta
nella sua vita, dal fondo oscuro
del suo intollerabile disagio.
Provava angoscia ormai a udire
e leggere pensieri di mortali
millantati per scampoli di Poesia.
Dio mio! La Poesia
non è forma, non è misura,
non è nemmeno suono.
Non è serena meditazione di natura,
non è compiacimento, non è esibizione
di bravura, non è virtuosismo della mente.

La Poesia scava direttamente
passaggi, gallerie nella roccia del dolore.
"Che ne sapete giovinette insoddisfatte
della vostra vita agiata,
uomini che fantasticate
la fanciulla acerba
che a voi mai si concesse,
che ne sapete della durezza
del granito di questa roccia?
Tornate ai vostri venali affanni,
alle vostre svagate cure e cupidigie,
ai vostri desideri stanchi.
Tacete, per amore del cielo,
chiudete i quaderni e vivete
onestamente

solo il tempo che vi compete!"

Così disse, e poi tacque, per sempre:
tacque egli, poiché nessuno volle tacere.
E lasciò che l'abbracciasse il nulla.
Tutto il resto fu scrittura.



Marianna Piani
12 Luglio 201



9 commenti:

  1. bella, ma penso portatrice d'un disprezzo aristocratico forse inevitabile in chi si autoincorona poeta e vede gli altri come balbettanti incapaci. certo che ce ne sono, ma perchè tanto fastidio? essi non intaccheranno il vero poeta che svetterà su di loro per la sua forza espressiva e che non avrà bisogno del loro silenzio per fare sentire la sua voce ben più alta e potente. E chi mortificato da questa supponenza rinunciasse per modestia e fosse invece un poeta in nuce a cui certe invettive potrebbero aver tarpato le ali? come fa se non ci prova il dilettante ad accorgersi del suo valore o della sua mediocrità? lasciamo fare a chi vuole il suo tentativo, solo leggendola possiamo dire che sia cattiva o buona poesia.

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    1. «…Mi avviene di trovarmi in una riunione, in una casa signorile: si mangia, si beve, si chiacchiera, ci si intende alla perfezione, e io mi sento felice e grato di questa momentanea possibilità di scomparire in mezzo a gente senza sospetti e regolare, come uno qualunque di loro. Tutt'a un tratto (questo mi è capitato) un ufficiale, un tenentino si alza in piedi: un bel giovane vigoroso, da cui non mi sarei mai atteso una condotta incompatibile con la sua alta tenuta; e chiede, in termini inequivoci, il permesso di leggere alcuni versi di sua composizione. Tra i sorrisi sconcertati degli astanti, il permesso gli viene accordato, ed egli manda ad effetto il suo proposito: estrae un foglietto di carta, che fino allora aveva tenuto celato in una falda dell'abito, e legge il suo lavoro, qualcosa sulla musica e sull'amore, altrettanto intimamente sentito quanto inadeguato. Ora, io dico e domando: un tenentino! Un signore del mondo! Non ne avrebbe avuto davvero bisogno!… L'effetto è quello che doveva essere: facce lunghe, silenzio, qualche applauso sforzato e un profondo disagio generale. La prima realtà d'ordine mentale di cui divengo consapevole è di sentirmi parzialmente responsabile del turbamento che lo sprovveduto giovanotto ha causato nell'assemblea; e, non v'è dubbio, occhiate di derisione e di antipatia toccano anche me, perché costui ha voluto immischiarsi nel mio mestiere. Ma la seconda realtà è un'altra: ossia che quell'uomo, il cui modo di essere m'incuteva ancora un momento fa il più sincero rispetto, ora di colpo ecco che ai miei occhi discende, discende sempre più in basso…
      Una pietosa benevolenza m'invade: insieme ad alcuni altri ascoltatori animosi e bonari, mi accosto a lui e gli parlo: "Congratulazioni, caro tenente!" gli dico. "Un bell'ingegno, davvero! Ah, proprio molto grazioso!" Ancora un po' e lo avrei battuto sulla spalla. Ma il sentimento che deve manifestarsi di fronte a un tenentino è forse benevolenza?… Colpa sua! Ora se ne stava lì in piedi nel più grande imbarazzo, intento a scontare l'errore commesso nel voler cogliere una foglia, una sola fogliuzza di alloro poetico SENZA PAGARLA CON LA VITA»

      Thomas Mann (1875-1955) - Tonio Kröger - Trad. Emilio Castellani - Mondadori

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    2. Gentile amico - o amica - "Centro di Gravità Permanente", aggiungo soltanto che mentre io non mi definisco affatto un "poeta", ma soltanto una persona che ama la poesia e ne sente la necessità, (e in nessun altro modo potrei né vorrei mai autodefinirmi, tanto è vero che non ho alcuna velleità letteraria da esprimere né ora né mai, ma soltanto necessità di comunicazione), non credo proprio che nessuno al mondo, leggendo casualmente queste note, rinuncerà mai a prendere la parola, come e meglio crede o sente. Chi ha veramente un talento e una spinta, una urgenza reale alla poesia (o a qualsiasi altra arte) semplicemente perchè il talento (o l'urgenza, appunto) autentico non conosce ostacoli, emerge sempre, a dispetto di tutto, anche di noi stessi, anche nelle condizioni di maggior disagio, costrizione, handicap, indifferente a luoghi, tempi, opportunità. Figuriamoci se le parole mie o di chiunque altro lo possono in alcun modo scoraggiare o ostacolare o influenzare.
      Gli altri semplicemente perchè si sentiranno sinceramente e compiutamente poeti e artisti, e quindi assolutamente non sfiorati da queste considerazioni.
      Se infine qualcuno - anche uno solo - per usare le sue parole - "mortificato da questa supponenza rinunciasse per modestia…" farebbe una cosa buona e giusta, nei confronti del mondo, che non ha bisogno di un sedicente artista frustrato e genio incompreso o troppo compreso in più da aggiungere alla già foltissima schiera, e a sé stesso, consentendosi di applicare la propria intelligenza, energia, cultura e creatività a qualcosa di più costruttivo e consono per lui e per tutti. E io gli sarei immensamente grato e lo stimerei immensamente.

      Quanto alla mia "supponenza" e al mio "disprezzo aristocratico", se questo significa il rispetto per il valore della poesia, delle arti e della bellezza come espressione umana, frutto di lavoro, fatica, anche dolore, le dirò che ne vado semplicemente e sinceramente fiera.

      Grazie infinite in ogni caso per il suo intervento che, come vede, non ho potuto non ritenere di rilevante peso e degno di ricevere una adeguata risposta da parte mia.

      Un abbraccio
      Marianna

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  2. Grazie della risposta. Inoltre è sempre piacevole rileggere il grande Thomas Mann. Vorrei solo aggiungere, cara Marianna, che ho letto e trovo, da profana, le sue opere molto belle, con una fluidità ed una ricchezza di immagini che cattura. Cari saluti!
    Giuseppina

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    1. Gentilissima Giuseppina,

      Per prima cosa grazie di aver firmato con il suo nome, ora possiamo, se vuole, in futuro, anche darci del tu, come faccio con tutte le mie amiche, anche quelle in qualche modo polemiche o che non condividono qualcuna delle mie (strettamente personali) opinioni.
      La (ti) ringrazio per le belle parole riguardo alle mie cosette, ripeto soltanto (e non si tratta né di modestia - come avrà capito modesta non sono per nulla - né di understatement, ma semplicemente di rispetto per una forma d'arte per me essenziale) che la mia scrittura non ha né mai avrà alcuna ambizione letteraria. Io scrivo perché ne sento la necessità, in ragione della mia vicenda personale, e perché sono assetata di comunicazione. Non partecipo né mai parteciperò al di fuori di qui a rassegne, premi letterari, conferenze, letture, circoli di poesia o di scrittura. Non cerco neppure commenti o valutazioni, positive o negative che siano, sul mio lavoro. Sono grata ovviamente, e molto, a chi volesse prendere la parola, in qualunque modo, su queste paginette, ma tutto il resto non mi interessa. La mia è una attività del tutto indipendente e libera, così come lo sono le mio opinioni in proposito. La mia scrittura è diretta solo ed esclusivamente alle mie lettrici e ai miei lettori, e questi sono chiunque abbia voglia o tempo di leggere queste pagine. Quindi lei (tu) compresa, amica cara. Sarei felice di averla (averti) qui ancora, quando e come vorrà (vorrai)

      Un caldo abbraccio, con amicizia

      Marianna

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  3. Accetto il tu e l'amicizia! L'urgenza della scrittura (e anche del disegno) è un sentimento che condivido. Spesso accade in chi scrive di peccare di una certa autoreferenzialità di cui io per prima avverto i sintomi. Cerco il più possibile di ascoltare e leggere le cose degli altri, perchè se desidero comunicare i miei sentimenti devo anche ascoltare quelli degli altri per il puro piacere di ricevere; ciò che volevo comunicare io allora a volte lo ritrovo nelle parole e nelle poesie di altri che non conosco, ma in cui riconosco me stessa. Intendo per poesia non solo parole di significato ma anche forma significante, e perciò la tua poesia mi piace. Per questo passo volentieri al tu. Ciao. A presto!
    Giuseppina

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    1. Cara Giuseppina,

      è forse uno dei momenti più belli al mondo quando tra due persone inizia un dialogo, quasi come l'inizio di un amore, ma più prezioso, forse, perché in prima istanza implica spiritualità e sensibilità, e comunione.
      Ed è ancora più bello e prezioso quando avviene su temi di profilo alto, e di importanza personale così elevata.

      Concordo sulla tua attenzione all'autoreferenzialità (tra l'altro, proprio una delle debolezze che Thomas Mann imputava ai "tenentini") ed infatti io da anni (assai prima di riprendere in maturità la mia adolescenziale passione per la scrittura "di propria mano") traduco testi e poesie di autori da sei lingue diverse - oltre ovviamente a leggere i grandi italiani, di tutte le epoche. Vanto (vedi come sono vanitosa!) una biblioteca di migliaia di volumi (ma non sono tutta "farina del mio sacco" - in buona parte sono stati lasciati in eredità dal mio amato papà), e tutto ciò è la palestra su cui esercito la mia mente per esplorare mondi al di là del mio. Una cosa fondamentale in particolare per me, per la mia sopravvivenza, dato il disagio psichico di cui soffro, che mi spingerebbe invece alla più totale e autistica chiusura e arrotolamento in me stessa.

      Ciò detto, insisto sul mio concetto: io non faccio "letteratura" o "poesia". Quando scrivo, mi scarico di dosso ogni pensiero di cultura e letteratura, e non sono più io ad esprimermi attraverso la scrittura, ma lascio che sia la scrittura ad esprimere me.
      Il mio è e vuole essere solo un atto di comunicazione.
      Un atto di comunicazione perchè ha senso ed esiste soltanto in quanto dall'altra parte del filo c'è qualcuno che ascolta, e risponde. Altrimenti sarebbe un inutile e disperato soliloquio.
      Che cosa altro sia poi al di là di questo, lascio che siano le lettrici e i lettori, se mai, a pensarlo o dirlo.

      Grazie per essere con me, amica cara.

      Tua
      Marianna

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  4. Anch'io amo i libri e ne ho letto e leggo parecchi dalla mia biblioteca e non potendo ulteriormente ampliarla attingo anche da altre biblioteche, ma mai abbastanza! Una mia pecca è che per vari motivi tendo a "fossilizzarmi" sui classici ed ho invece difficoltà ad orientarmi nella vastità della produzione contemporanea. Insegno letteratura italiana (nelle altre lingue non sono una cima!) ma la lunga pratica didattica su allievi di scarse competenze e motivazioni mi ha portato a perdere un po' di smalto e a dedicarmi più all'educazione scolastica che all'approfondimento letterario. Ad una certa età in attesa di una pensione che non arriva ho deciso di ritagliarmi uno spazio per me, ho ripreso vecchi hobbies come disegnare e buttar giù versi per sfogo, a scopo "terapeutico", senza grandi doti di talento, ne sono assolutamente consapevole, ma solo - come tu dici - per esprimere una urgenza interiore che nella vita pratica non sono mai riuscita ad esternare e soddisfare. Per questo mi sono sentita coinvolta nella tua (giusta) critica, perchè so di non essere brava, ma mi piace lo stesso tentare sulla carta a modulare la mia stonata spiritualità... che a volte somiglia veramente ad un disperato soliloquio...ma non voglio parlare di me. Preferisco ora leggere le tue belle poesie ed esternazioni. A presto
    Giuseppina

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    1. Cara Giuseppina...

      (Care amiche e amici, permettete che risponda ancora a questa amica, forse è qualcosa che si poteva svolgere "in privato" ma sono abbastanza sicura che il nostro dialogo non sia stato "noioso" ma stimolante per molte di voi)

      Dunque, cara Giuseppina,

      come supponevo siamo molto più simili di quanto potesse a prima vista sembrare. E ho intuito da subito che le tue parole provenivano non da una "profana", come tu dici, ma da una appassionata, pari a me.
      Mi spiace che le mie parole ti abbiano involontariamente ferita, anche se sono contenta d'altro lato che siano servite ad avviare questo dialogo su argomenti che ci stanno a cuore a entrambe, e non soltanto a noi.
      È vero: non amo, anzi cordialmente detesto la scrittura di chi lo fa per moda, per posa, per smania di esibizione, per competizione, per sentirsi colta... Sono cose vuote di contenuto, vuote di emozione. La scrittura va sofferta, intimamente, deve essere - come dici tu - un'urgenza inderogabile, inarginabile. Poi può divenire comunicazione. E nella comunicazione può finalmente assumere il suo senso nel mondo, quello di trasmettere un'esperienza, di filtrare le emozioni e restituire bellezza.
      Io sono come te, né più né meno, non ho un "talento" da dimostrare, cerco solo di dare voce all'anima che preme dentro di me, con i mezzi che la natura e l'educazione ricevuta - senza meriti particolari - mi hanno fornita. Tutto qui.
      Solo nella misura in cui avrò dei lettori, anche solo tre, dieci, persone che mi ascoltano e ricevono un qualcosa "in più" dalle mie parole, solo in questa misura e solo quando avverrà potrò dire di essermi - in punta di piedi - un pochino avvicinata all'Arte...
      Ma non potrò esser certo io a decretarlo, questo è un potere che spetta solamente ed esclusivamente ai lettori.

      Ti abbraccio, con amicizia... e complicità.

      Sì, a presto, ci conto.

      Marianna

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