«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 2 ottobre 2013

Avrei potuto


Amiche dilette, amici carissimi,
Il mio concetto di "Poesia" pian piano, anche solo impercettibilmente, si evolve. Ma - spero vivamente - rimane coerente nel suo cuore profondo. Mi spiego.

Un tempo lasciavo libera la via ai pensieri, alle emozioni, con apparente fin eccessiva facilità, e ho considerato sempre questo esercizio soltanto quale un mezzo per esprimere la mia interiorità, senza vincoli e nemmeno finalità di alcun genere.
Non ho mai avuto - sinceramente - alcuna ambizione "letteraria", la mia voce sapevo che sarebbe sempre rimasta nella mia intenzione del tutto spontanea, esercitata per puro "diletto" nel suo significato letterale, senza giudizi o pre-giudizi di qualità o di livello artistico. Una voce legata esclusivamente al mio nome - che è in parte un nome d'arte, poiché utilizzo qui come forse sapete il cognome "da ragazza" di mia madre - e al di fuori di qualsiasi scuola, conventicola letteraria, circolo accademico, scuderia editoriale.
Una voce isolata, ma non sola; indipendente, ma consapevole del proprio status fieramente originale.
Certo, io ho un trascorso di studi classici e mi sono sempre interessata con passione (e anche una certa competenza, in grazia dei miei studi universitari) alla letteratura in generale, e ovviamente alla poesia in particolare.
Ho tradotto per anni composizioni dei più grandi Autori in sei lingue diverse, e in questo modo ho potuto comprenetarmi e comprendere più a fondo questa arte sublime e difficilissima, che per me, come ho avuto modo di dire più volte, è la "madre" di ogni altra forma d'arte, letteraria, musicale e figurativa.
Quindi non sono propriamente una naïve, capite, sono perfettamente consapevole delle tecniche, dei metri, dei metodi compositivi, dei temi e delle visioni critiche e storiche.
Ho però scelto, nel decidere di scrivere di mio pugno composizioni mie proprie, di spogliarmi di ogni sovrastruttura accademica, critica, nozionistica o di natura estetica o letteraria, e di appropriarmi di uno spazio del tutto "mio" concedendomi la più piena libertà di espressione. Mi sono detta: questo non è e non sarà mai un "lavoro" per me, io non ne ricavo di che vivere né mai avverrà che la poesia per me diventi una "professione", se mai ciò fosse possibile per chiunque. Quindi tanto vale concedersi il lusso di una libertà creativa ed espressiva totale.
Il che ovviamente non significa non darsi una disciplina, tutt'altro. Ogni forma d'arte, io credo fermamente, ha un qualcosa dell'esercizio di abilità circense, della giocoleria, del salto mortale del trapezista a trenta metri d'altezza. Il "diletto" non è "dilettantismo", per me almeno, e la libertà non è sinonimo di ingenuità.
Ciò che per me è sempre stato fondamentale è il bilancio finale tra forma e contenuto, dove per me "libertà" significa privilegiare quest'ultimo, il contenuto, il senso, l'emozione, la percezione, la comunicazione, nei confronti della forma, la struttura, il metro, il verso, l'accento, la rima, l'allitterazione.
E questo NON significa rinunciare a ricercare la musicalità: melodia, ritmo e armonia sono componenti fondamentali e imprescindibili della Poesia, in ogni Cultura e in ogni Paese, senza di esse non si comunica, a mio avviso, specialmente a livello emozionale, che è ciò che mi sta più a cuore, come individuo e più ancora come donna. Per questo in ogni caso si tratta di una ricerca, di un "lavoro" tutt'altro che semplice, proprio nel momento in cui si cerca di mantenere intatto, e comprensibile a chiunque, il valore del pensiero originario, del significato, della metafora.
Ho scelto da sempre quindi una "forma libera" con perfetta cognizione di causa. Non mi sento di legarmi a forme chiuse, prefissate, sia pur di grande tradizione e nobiltà. Preferisco dedicare ogni mio sforzo a purificare la parola, a renderla limpida, a togliere ogni traccia di ermetismo accademico pur mantenendo una originalità di visione e di analisi, senza la quale si cadrebbe nella banalità, nel caramelloso, nel deja vu.

Tornerò ancora, forse, su questi argomenti. Servono più a chi scrive, per la verità: per chi legge ciò che conta è il risultato finale, qualunque sia il lavoro - o il gioco - che lo ha prodotto.
Ciò che conta più di ogni altra cosa, comunque, "a monte di tutto", per dirla con un'espressione abusata, insomma, all'origine di tutto è ciò che chiamiamo comunemente "ispirazione". È lo slancio iniziale, ciò che origina tutto, la gemma grezza in cui ci si imbatte, a volte per necessità, altre per puro caso. Per me si tratta di ciò che scaturisce dalla mente e si deposita sul foglio, o sullo schermo digitale, nei primi minuti, di solito risultato di gioiosa "trance", uno stato psicofisico di sospensione del tempo: l'atto creativo primario. La gemma che ne estraiamo e che successivamente sottoporremo ad una lunga e abile levorazione, già contiene in sé tutto il valore, la lucentezza e la bellezza che noi, con la nostra arte, con il nostro talento, con la nostra abilità anche artigianale, tenteremo di liberare e di far sprigionare. Ma l'atto Poetico, è prima.

Una piccola composizione come quella che segue, dedicata ad un'amica carissima, nasce così, per me, d'impulso, senza studio o riflessione, puramente, in questo caso in particolare, per amore, per bisogno di cantare, di narrare, di comunicare, ma non solo con la dedicataria: con il mondo intero. Tutto il "lavoro" successivo, tutto il travaglio, tutto lo sforzo, tutto il gioco è poi nel cercare di preservare, anzi esaltare con un taglio accurato e abile e sapiente il fulgore orginale.

Amiche care e amici, dedico all'amica Mara questi miei pensieri, e li condivido con voi, come sempre, con amore.


M.P.




Avrei potuto


 

Avrei potuto sedurti.
Con cosa? Con una rosa
di selva appuntata sul petto
dicendo: amore mio, vedi?
È come il mio cuore
che appassisce trafitto di te...

Oppure con le parole,
come un semplice canto
sopra pochi morbidi accordi
di una chitarra, per dirti:
tesoro, ascolta il mio sogno,
ascolta i ricordi che tengo di te...

Avrei potuto sedurti, lo ammetto,
con il mio sguardo ombroso,
con le mie labbra vezzosamente
dipinte di rosso e profumate
di viola, sfiorarti il candore del collo
e soffiarti parole inaudite per te.

Potrei sedurti, sì, ma come?
con i miei occhi di zucchero e pece,
che han veduto balenare le albe
sopra i mari marezzati dal vento,
e i tramonti indorare le cime più alte,
ardite come i miei più arditi pensieri?

O con il mio corpo, fragile, esposto,
di minuscola donna, tra l'arcangelo
e la libellula, incerta tra l'ardire
e il volare, e con una pelle
così fine da far trasparire
un reticolo di diafane ife azzurrine?

Potrei, lo so che potrei farlo,
ma tu non saresti più tu,
la fiera che mi fissa dal cuor della macchia -
oh, selvaggia - e che si allontana da me
sulla traccia delle sue proprie chimere,
o di un'ultima polla d'acqua da bere.

Potrei, ma non voglio:
perché non voglio amarti incattivita,
non vorrei, non potrei vederti languire,
oppure impazzire prendendo a spallate
le sbarre sia pur d'oro e di gemme
del mio amore geloso.

Voglio amarti libera, indomabile fiera,
audace, fuggitiva come sei, se pur anche
dovessi scontare questo mio amore negato
con mille anni di lontananza. E fosse pure
di averne dolore, dolore sia. Troppo è il mio amore
per poterti imprigionare al mio amore!



Marianna Piani
Milano, 19 Giugno 2013
(per Mara)

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