«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 15 marzo 2014

Il Mare d'Inverno - III


Amiche care, amici,

ecco la terza "stazione" del nostro breve viaggio sentimentale nelle mie terre d'origine.
O meglio sarebbe dire la mia "città d'origine", poiché Trieste, in quanto tale, dagli anni '50 può vantare un "territorio" assai limitato, stretta com'è tra il confine orientale, le alture carsiche e il mare.
E infatti mi diverte quando qualcuno, saputo della mia origine, mi chiede di precisare: Trieste città? In effetti ben poco d'altro c'è intorno, se non consideriamo le cittadine e i villaggi dell'angusto entroterra, in gran parte di lingua slovena, e quelle della costa, piccoli e deliziosi villaggi di pesca (e, ora, di turismo e balneazione) come Barcola, Santa Croce, Sistiana o Duino.
Ed è proprio qui, a Duino, che ha luogo il nostro incontro di oggi con uno dei Poeti da me più amati, tra quelli in lingua tedesca, tanto è vero che è probabilmente il Poeta in tale lingua che più di frequente ho cercato di tradurre.
Rilke, a rigore, non sarebbe da annoverare tra gli scrittori e poeti della mia città, non solo perché Duino non è propriamente Trieste, ma anche perché egli a Duino ha soggiornato solo per pochi mesi, giusto il tempo per iniziare il celeberrimo e celebrato ciclo di elegie, una collezione di gioielli poetici che ha pochi eguali nella storia della letteratura europea del '900.
Tuttavia il mio "viaggio" è puramente ideale, non ha alcuna pretesa storica o critica, ovviamente, si limita a raccogliere delle suggestioni, e a riproporvele, senza alcuna intenzione se non quella di condividere con voi, lettrici e lettori, qualcosa che mi appartiene. E l'atmosfera, il suono, l'emozione che comunicano le liriche Rilkiane per me sono indissolubilmente legate ai luoghi in cui per la prima volta le ho incontrate, nella mia vita, che incidentalmente coincidono, nel caso delle elegie duinesi (Duineser Elegien), con i luoghi che ne hanno visto la scaturigine prima.

Confesso che non condivido l'acceso misticismo del Poeta, che di certo non è nelle mie corde né nel mio stile, tuttavia adoro la sua intensità di pensiero, la sua musicalità e la sua straordinaria potenza evocativa. Di quando in quando mi piace immergermi in queste atmosfere, in queste temperie espressive, come alcuni tra i più attenti lettori avranno avuto già modo di accorgersi, ma ancor più amo evocare nella memoria questi luoghi, che sono stati i luoghi prediletti della mia infanzia. Sulla piccola baia che accoglie il porticciolo di questa minuscola cittadina si affaccia credo ancora oggi un ristorantino in cui spesso la Domenica scendevamo a pranzare con la famiglia, quand'ero bambina. Non sapevo nulla, all'epoca, di Rilke o del leggendario Castello, anche se mio papà me ne raccontava spesso la storia. Tuttavia c'è qualcosa in quel mare, in quel colore verde cupo, nell'eco della risacca delle onde imprigionate all'interno della piccola insenatura, tra barche di pescatori e da diporto, qualcosa di indimenticabile, che avrei trovato, qualche anno dopo, nelle mie letture ancora "ingenue" di questo grande poeta. E a tutto questo si intreccia la leggenda della "Dama Bianca", una spettrale apparizione sbozzata in un particolarissimo sperone di roccia, a picco sopra il mare, in cima al promontorio che chiude la baia.

Vi invito a passeggiare con me ora, amiche dilette e amici, lungo questa scogliera affacciata al mare, come sempre con amore.

M.P.




Il Mare d'inverno
 (cinque vedute di città)

Duino, la Rocca e la Dama Bianca



III


Rilke


Il mare è vorace, qui, come un ragazzo
che gusta l'amore la sua prima notte:
si avventa sulla scogliera con ardore folle,
e l'addenta con furia al collo alle labbra al seno.

Il mare risale verticale la rocca
in progressione vertiginosa, e al colmo qui s'impenna
al vento che accoglie l'onda e ne scompiglia la chioma
verdazzurra strappandole ciocche di schiuma d'alba chiara.

La tempesta qui è attesa, quasi evocata, invocata, mai temuta,
mentre le notti di bonaccia inquieta, quando ogni anima
e ogni cosa qui raggela, lascian cadere la luna nell'acqua
come un volto pallido abbacinato che annega di abbandono.

Che rimbombo, che ruggito fanno le onde assieme
spezzando gli ormeggi nella cala! Nel silenzio teso
denso d'attesa, invece, la donna abbandona la sua veste
di pietra bianca, e pallida, nuda, risale la diroccata torre.

Sola, folle di rabbia, folle di desiderio, folle di ardore,
la donna spalanca le sue braccia, offre il suo corpo illeso
alla vendetta, e alla nebbia salmastra che l'investe
inondandole il viso della voglia, del bisogno di vita estremo.

Per questa voglia nel vuoto ella si getta,
a raggiungere il suo mare, il suo amante, il suo sposo,
per unirsi a lui per sempre e divenire infine
onda bianca tra le bianche disperate onde

dal vento imprigionate tra le sponde della baia.



Marianna Piani
Trieste, 18 Dicembre 2013

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