«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 16 marzo 2014

Il Mare d'Inverno - IV




Amiche dilette e amici,

tappa d'obbligo, si può dire, quella di oggi: una breve passeggiata immaginaria a fianco dello scrittore più noto e celebrato di questa città, così apparentemente smagato e ironico, così vicino a quella che è la più autentica mentalità degli abitanti di questo "angolo dell'impero".
Perché Trieste è stata da sempre, in un modo o nell'altro, l'angolo di un qualche impero, la Repubblica Veneta un tempo, l'Austria Asburgica in seguito, e ora angolo remoto ed estremo d'Italia, il suo estremo confine orientale.
Sapete, a Trieste non si può "passare" o capitare per caso, a meno che non si sia diretti verso qualche luogo esotico dell'Est o sud-est Europa. A Trieste occorre proprio andarci. In pratica esiste una sola arteria, e un'unica linea ferroviaria, che collega questa città al resto del mondo, e un'unica direzione, sulla direttrice est-ovest. È la città più linearizzata che conosco, se escludiamo certi borghi di montagna, sviluppati lungo una vallata o stretti contro le rive di un lago. Trieste, grosso modo, la possiamo immaginare come un unico lungomare, stretto da pendici scoscese e poco praticabili e dalla linea di confine, che nell'insieme creano una strettoia in alcuni punti larga pochi chilometri, che dà accesso a una angusta appendice di territorio. Una via lungo la costa, la Strada Costiera appunto, molto bella, simile un po' alla croisette di Cannes-Montecarlo, e, solo di recente - quasi parallelo - il tracciato autostradale scavato a forza tra le brughiere carsiche, e in mezzo alle due rotabili la strada ferrata: sono tutto ciò che collega fisicamente la città al resto del Paese. Nulla a che fare con le città radiali tradizionali, in cui si accede più o meno da tutti i punti cardinali, e in più magari c'è un fiume che l'attraversa creando una ulteriore varietà di collegamento.
Nulla di tutto questo, il destino di questa città più di altre è legato al mare. È da qui che si diramano (in passato, ora non più) le rotte per i luoghi più diversi, esotici e lontani. Ed è attraverso il mare che si sono incontrate qui, come ad un crocevia, le più disparate etnie e culture, facendo di Trieste, paradossalmente e in barba alle limitazioni degli accessi terrestri, uno dei centri storicamente più cosmopoliti e "multietnici" d'Europa. Ciò che vediamo realizzarsi solo in questi ultimi anni nelle nostre città, con la presenza più o meno integrata di diverse culture ed etnie, è stata da sempre caratteristica saliente della città.
Da qui si è probabilmente forgiato il carattere tipico - generalizzando si capisce - della popolazione Triestina, abituata allo scambio, piena di stimoli e di spinte culturali le più diverse, all'accostamento, quasi all'accatastamento in poco spazio di più religioni e chiese, dedita con abilità mercantile al commercio, disinibita e socialmente libera, capace di esprimersi con una forma di ironia scettica e aconfessionale, così tipica di queste zone. Un abito mentale connaturato financo nel suo modo di esprimersi, nel suo particolarissimo dialetto, di ceppo chiaramente veneto, ma terreno di incontro e di scontro di almeno altre due linee linguistiche, la slovena e l'austriaca, senza trascurare forti presenze di francese (da Napoleone), greco e yiddish.
Questo Ettore Schmitz con cui ci accompagniamo per passeggiare lungo una delle tante vie traverse che in questa città conducono al mare, è una espressione massima e nobile di queste mentalità, di questa cultura e di questa sensibilità.
Un Ettore Schmitz dedito a un lavoro assolutamente borghese, da dirigente industriale nel ramo vernici marine, sposato con la figlia del proprietario della fabbrica, apparentemente lontanissimo dall'arte e dalla letteratura, eppure capace di incarnare assieme a Freud, Joyce (guarda caso) e Proust la svolta epocale di un'intera civiltà, che si avviava presto all'olocausto e al suo graduale decadimento. Tale fu la separazione, la sindrome di sdoppiamento di quest'uomo, da spingerlo a scrivere sotto pseudonimo, in modo semiclandestino, pur intrattenendo saldi collegamenti con le intellettualità più rilevanti dell'epoca.

Sono infinite le affinità che sento con questo scrittore, io donna, io lontana da Trieste dai miei primi vent'anni, io espressione del mio tempo, magmatico e disperso.
In questi versi, lascio libero spazio a queste affinità, immaginando di incrociare, al di là del tempo e dello spazio, lo sguardo di questo Artista, indagatore ed enigmatico.


Vi lascio a queste mie riflessioni e a questi versi, amiche care e amici fedeli, come sempre, con amore.

M.P.




Il Mare d'inverno
 (cinque vedute di città)
Trieste, dal Colle di San Giusto




IV


Svevo


La via svoltava stretta,
poi scendeva ripida verso la riva
affollata di genti e di faccende
odorosa di vino, di salso e di fritto.

Io ero la ragazza dall'esile collo
e la camicia di seta che custodiva
stretto il petto magro sotto i merletti,
e le chiome raccolte sotto il cappello

di paglia, sghembo: la ragazza bruna
che il poeta seguiva con sguardo stanco
dietro il fumo azzurrino della sigaretta
e che avrebbe volentieri chiamato per nome

...se solo il mio nome avesse saputo.
Angiolina era già nella sua mente, sebbene
mai forse avesse conosciuto una ragazza
che a quel nome rispondesse, ma di certo,

sovente aveva incontrato una fanciulla
com'ero io allora, con quel collo alabastro,
quel vergine petto, e quegli occhi
fieramente agitati di mare e di vento.

I quartieri eleganti del Borgo, e quelli straccioni
della Città Vecchia, si fondevano affollati fitti
accosti al porto, e le immense carene nei bacini,
esponevano i ventri nudi al sole, lustri di colore.

Tutto questo era ciò che lo tratteneva
prigioniero in quei luoghi, catene di sangue
e di ferro incrostato di ostriche e coralli,
come le àncore piantate nella fanghiglia del fondale.

Ma più ancora legato lo teneva
la Femmina ch'egli amava e bramava
sopra ogni cosa, ogni convenienza, ogni ragione,
lei che era forte e fiera come la bora di primavera.

Vi era nelle sue provate membra il peso greve
della indecisione, dell'inettitudine all'azione,
dell'ipocrita sua lussuria, e sola lo salvava
la sua candida voce di poeta, libera e inquieta.

Egli sapeva che v'era un solo luogo, al mondo,
dove il paesaggio, gli edifici, le navi dell'uomo
e le donne dai capelli di vento si fondevano
in un'unica onda marina, per travolgere il tempo.

Mai, in vita, avrebbe lasciato egli quel luogo!



Marianna Piani
Milano, 19 Dicembre 2013

8 commenti:

  1. Cara Marianna,
    Magari può risultare imbarazzante commentare (quasi) tutti i tuoi “post”.
    Quello precedente, dedicato a Rilke, ho evitato di commentarlo, anche perché il poeta in questione l’ho “conosciuto” grazie a te, non l’avevo mai sentito nominare prima !
    Non mi piace fare commenti riguardo cose, poeti o persone che non conosco bene.
    Parlando di attualità…
    Quanto mi è piaciuta l’introduzione !
    …Anche se definirla introduzione è poco, perché ultimamente le stai scrivendo sempre più corpose.
    Questa, ad esempio, è un vero e proprio racconto a sé stante.
    Il mio amore nei confronti della "magia" di Trieste cresce di volta in volta.
    Ad ogni modo, credo proprio che questo omaggio sia il più “vicino e mirato” tra tutti quelli che hai scritto finora.
    Vicino e mirato nei confronti dei poeti che hai scelto di omaggiare di volta in volta, ovviamente.
    I complimenti li ometto, altrimenti divento ripetitivo, con il rischio di farti affermare di nuovo che sei solo una dilettante : sai che non la penso così, anzi. Penso l’esatto opposto.
    Ti ritengo veramente molto brava, capace e preparata, inferiore a nessuno.
    Ma ripetertelo di volta in volta può risultare fastidioso.
    Non sono uno psicologo né un motivatore io !
    Ho voluto lasciare anche stavolta un segno del mio passaggio, a dimostrazione del fatto che sono di parola, e che non scordo mai l’appuntamento “poetico” con te e il tuo blog.
    Nonchè per dimostrarti tutto il mio affetto e il mio rispetto.
    Un abbraccio enorme !
    Buona Serata.

    Luca

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    1. ...e io, a costo di sembrare ripetitiva e sensibile alle lusinghe, ebbene li pubblico, i tuoi commenti, tutti, e con un piacere che non mi importa nulla di mascherare!

      Sono ormai pochissimi gli amici e le amiche che sentono la voglia di lasciarmi due righe qui, ma io credo che sia da prendere questo come un dato in qualche modo positivo, il mio lavoro non è più una "sorpresa", è divenuto un "appuntamento", una abitudine per qualcuno. Almeno lo spero. Almeno spero che non sia per noia, ecco.
      Avere d'altra parte qualcuno come te che la noia la sfida, con giovanile improntitudine, per me è una sensazione bellissima, e non ne sono solo lusingata, ne sono proprio fiera!
      La vita di uno scrivente, l'ho detto molte volte qui, è legata a filo doppio con chi legge. Se chi legge risponde, la comunicazione si chiude, e porta a crescita ed evoluzione entrambi. Per questo è bello comunicare, ed è bello che questa comunicazione non s'interrompa.
      Tranquillizzo chi ci legge: Luca mi regala meravigliose parole di stima, e poiché io ho imparato a stimarne l'intelligenza, la grazia e la sensibilità, mi guardo bene dal non accettarle, e tanto meno da fingere che non mi facciano piacere. Questo ovviamente non distoglie il mio spirito critico. Così come mi è capitato e mi capita di opporre con saldezza la mia visione nei confronti di chi mi espone delle critiche, peraltro sempre ragionate e rispettabilissime, allo stesso modo l'apprezzamento mi fa immenso piacere, mi stimola a continuare il mio lavoro, ma non incide sulla mia autocritica interna. E questo, Luca, è solo un bene: la carota degli apprezzamenti intelligenti, e il bastone delle critiche e dell'autocritica realistica, fanno procedere l'asino del talento, che altrimenti si fermerebbe tronfio nei propri supposti spelacchiati allori.

      Come piccolo dono di stima, ti faccio rilevare il fatto che, poco prima di scrivere queste righe, a dimostrazione che io lavoro, lavoro sempre, sempre insoddisfatta com'è giusto e sacrosanto che sia, ho apportato due piccole ma importanti modifiche al testo che hai letto precedentemente.
      Chissà se sei così bravo da trovarle e da coglierne il motivo?
      Non è facile, se ci riesci sei un lettore formidabile. Se non ci riuscissi, ti darò io l'indizio...

      Un abbraccione, mio caro

      Marianna

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  2. Marianna,
    Fidati, non annoi nessuno.
    E anche se annoiassi qualcuno, di certo non annoi me.
    Quanto al “giochino” che mi hai proposto, credo di avere individuato i cambiamenti da te apportati.
    Inizialmente, avevi scritto :
    …ma di certo,
    mai aveva incontrato una fanciulla
    com'ero io allora…
    Dopo la tua “revisione”, l’hai corretto con :
    …ma di certo,
    sovente aveva incontrato una fanciulla
    com'ero io allora…
    Cambiando completamente il senso del discorso.
    Successivamente, hai modificato anche questo tratto, passando da :
    ...come quelle dell’ àncore piantate...
    a
    …come le àncore piantate...

    Ho fatto un buon “lavoro”?
    Spero di sì, cerco sempre di stare attento ad ogni minimo dettaglio.
    Un abbraccio, anzi, un abbraccione.
    Buona giornata, tra l’altro c’è uno splendido sole !

    Luca

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    1. Luca, sei bravissimo, zac! zac! centro pieno due volte!

      Non so se hai una memoria formidabile, oppure se - come in alcune occasioni mi hai detto - stampi queste mie cosette, ma in un caso o nell'altro sei fantastico, e attentissimo. Ne sono commossa!

      Immagino avrai colto il motivo di questi cambiamenti, il primo concettuale, poiché non volevo intendere che la "me stessa" di finzione qui fosse eccezionale, ma piuttosto che a Trieste di ragazze come quella non era (e non è) raro incontrarne. Il secondo è di metrica e di suono.
      Le mie cosette sono organismi vivi, e continuo a mutarli e ad aggiustarli, quasi ogni volta che ne ho occasione. È uno dei (pochi) vantaggi di una "edizione" effimera come questa del Blog. E anche per questo la stampa su libro (vero) è così importante e insostituibile, perché ferma l'attimo fuggente e lo perpetua.

      Allora, guarda, hai vinto un piccolo premio (senza valore), che riceverai presto, penso...

      Il sole sfolgora ancora qui a Milano.
      La Marianna è un po' triste, ma ha deciso di indossare un vestito allegro e svolazzante oggi, e questo, assieme ai tuoi messaggi, ha messo in fuga la tristezza, con gran suo disappunto...

      Baci
      Marianna

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  3. Marianna, sono sempre stato sincero con te, e lo sarò anche questa volta.
    Il primo cambiamento, da “mai” a “sovente”, lo ricordavo a memoria.
    Perché, come ti ho scritto, e come hai confermato tu, è un cambiamento importante, che muta il significato della composizione.
    Il secondo cambiamento, invece, mi è sì balzato agli occhi, ho notato che c’era qualcosa di diverso rispetto alla composizione originale, ma per sicurezza, sono andato a prendere il foglio e a rileggere.
    Dunque, diciamo che il merito è da suddividere in questa percentuale :
    50 % memoria, 50 % foglio.
    Questa cosa della memoria formidabile è un dono di natura, non può essere per me motivo di vanto, come ti avevo scritto in precedenza.

    P.s.
    Che bello ciò che hai scritto. Mi riferisco a “Un Dono”.
    Mi offri una sorta di assist a porta vuota, costringendomi a segnare :
    Ecco la differenza tra chi vive PER la Poesia (ovvero Marianna)
    E chi vive di luce riflessa GRAZIE all’illusione di saper fare Poesia, lucrandoci in maniera schifosa.
    Le tue “cosette” le stampo per due motivi :
    1) Perché sono un fan della carta stampata.
    2) Per sicurezza : tutto ciò che è virtuale, potenzialmente, può essere eliminato irrimediabilmente in un secondo.
    Se un giorno ti sentirai pronta per pubblicare un libro, lo acquisterò.
    Ho sempre supportato e sempre supporterò non solo l’arte, ma anche e soprattutto le persone che stimo.
    Ti abbraccio, ricambio il bacio, e ti ringrazio per il “premio” !

    Luca

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    1. Luca...
      Ho indugiato un po', prima di decidermi a pubblicare questo tuo intervento, perché mi è sembrato, a una prima sensazione, un po' troppo cattivello nei confronti di qualcuno, e un po' troppo buono con me, ma poi mi sono detta: "al diavolo, perché no?". Io sono stata a volte anche più cattiva in queste stesse pagine, non so se hai mai letto alcune mie, in tema, che qui non autocito per eleganza.
      Uno dei prossimi giorni voglio trovare il modo di riproporre una stupenda poesia di Skymborska, che "fa polpette", a modo suo, di questo modo salottiero e ridicolo di intendere la poesia (con la p minuscola, in questo caso). Te ne cito un frammento:

      . . .
      «Avessi almeno una veste lunga, lieve,
      e versi che escono così da soli, dalla manica,
      una mise da festa, in lungo, da grand'occasione,
      bim bum bam, e poi
      ab ab ba -

      ma là sul palco già si staglia
      un tavolino da magia, coi dorati piedini
      su cui fuma un candelabro in miniatura.

      Ne deduco
      che dovrò leggere al lume di candela
      ciò che ho scritto a macchina
      tac tac tac alla luce d'una lampadina»

      (Wisława Szymborska)

      Ultimo appunto: se mai farò un libro, dico se mai avverrà, non intendo lucrare nemmeno su quello, indirizzerò gli eventuali proventi (al netto delle spese vive di stampa ed edizione) su qualche Organizzazione No Profit. Also sprach Mariannina!

      Baci!

      Elimina
  4. Sicuramente Skymborska si merita un tuo "omaggio" !
    Per quanto riguarda il libro, non avevo dubbi sul fatto che tu non avessi alcuna intenzione di lucrarci.
    P.s.
    Più che "Cattivello", il mio commento era veritiero...
    Era troppo buono nei tuoi confronti ?
    Può darsi, ma in fin dei conti tu rispetti e contribuisci a far conoscere a tutti la Poesia, quella vera.
    Per farti un esempio culinario :
    Certe Composizioni, certe Poesie, equivalgono ad una Pizza Margherita mangiata in un ristorante di Piazza Del Plebiscito, a Napoli.
    Altre composizioni, altre "non-poesie", equivalgono ad una misera pizza surgelata, acquistata in un normalissimo supermercato.
    Se le pizze surgelate non avessero la faccia tosta di paragonarsi alle pizze del suddetto ristorante napoletano, per me non ci sarebbero problemi.
    La Poesia e la scrittura meritano RISPETTO.

    Un abbraccio,

    Luca

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    1. Luca, bellissimo il tuo paragone culinario. La sottile e affettuosa ironia con cui identifichi la Poesia (buona o cattiva) come Pizza (buona o cattiva) è stupenda!

      Io invece proporrò un paragone con uno sport che ho praticato molto, come mia applicazione personale dietro solo allo sci alpino: l'arrampicata in montagna. Il Free Climbing.
      Ebbene, la Poesia è come una vetta alpina (e ti dirò - da alpinista - una vetta alpina di converso È Poesia), la si deve affrontare con preparazione, capacità tecniche e grande fatica ed applicazione. Ma tutto questo non è sufficiente, perché il PRIMO requisito che l'alta montagna richiede a chi ha l'ardire di avvicinarla, è proprio ciò che tu invochi per la Poesia: RISPETTO.
      Dal rispetto discende per naturale germinazione l'amore, e dall'amore la passione. E, vedi come tutto è elegante e semplice nella vita? Questo vale sia che si tratti di una vetta di quattromila metri, della donna o uomo della nostra vita... e della Poesia.
      L'unica differenza sostanziale tra Alta Montagna e Alta Poesia è che la prima, se le manchi di rispetto ti può uccidere, mentre l'altra ti rende soltanto un più ridicolo.

      Mi piace un sacco dialogare con te, Luca.

      Alla prossima dunque.

      Mari

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