«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

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«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 24 gennaio 2015

Ritornar Sirena


Amiche dilette, amici,

vi va una fiaba?...


Ricordo con molta precisione il momento e il luogo in cui buttai giù i primi versi di questa cosetta, e come avessi avuto esattamente la percezione del racconto, nella sua interezza, tutta in un unico respiro (gli antichi avrebbero detto "afflato") narrativo. Non mi capita spesso: il momento della prima stesura usualmente si appanna nel ricordo, fino a scomparire del tutto. E mi accade ormai piuttosto di rado di comporre "di getto", in un'unica soluzione: mi accadeva tempo fa, ma ora ho bisogno di maggiore cura e maggior lavoro.
Questa invece la abbozzai - a partire dal titolo, altra particolarità, poiché nella maggioranza dei casi per me il titolo appare per ultimo - mentre sedevo, quest'estate, in cima a un vecchio molo, nel porticciolo di Grignano, adiacente alla mia città natale (Trieste), nel corso di una mia breve visita fuggitiva.


La "fiaba" di cui vi accennavo all'inizio è quella d'una Sirena per sortilegio d'amore mutatasi in umana, che con struggente nostalgia sogna di ritornare ad essere la creatura che fu.

Vi lascio alla lettura, amiche dilette e amici, come sempre, con amore.

(Dedico in particolare questa poesiola alla amica Paola C., che nei paraggi di queste rive - beata lei - vive)

M.P.





Ritornar Sirena
 

Raggiunsi la cima del breve molo
ad ascoltare il cantar del vento
che intonava tra le sartie tintinnanti
la sua nenia dolceamara alla marina.

Ricordo che inciampai nello sconnesso
lastricato, e mi fermai per lasciare
i sandali corallo, troppo arditi
per quei vecchi sassi scompigliati.

Saggiai il contatto dei miei piedi scalzi
con la pietra ancora tiepida di sole,
e provai un piacere intimo, e segreto,
nel poggiare la mia pelle sul granito

consumato dal salso e dal picchiare
dei fortunali. E così, a gambe nude
e con i sandali appesi alla borsetta
avanzai fino al limite del moletto

dove intessevano voli rabescati
i gabbiani indifferenti a ogni umano.
Pensai di scendere i gradini pian piano
per immergermi nelle onde quiete

che carezzavano la sponda,
così sentirmi rimutare in sirena.
E trasfigurata scomparire infine
dal mondo per fluttuare, danzando

sopra i candidi anemoni del fondo.
Respirare, finalmente, ritornando
al mio elemento, l'onda e il canto:
via in eterno dalla soffocante

agra superficie della terra, via
dal mortale inaridito mondo.




Marianna Piani
Grignano, Trieste, 22 Agosto 2014

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