«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 11 novembre 2015

Il dirimpettaio


Amiche care, amici,

una breve composizione, un poco particolare, nata un mattino all'alba, mentre ricordavo - chissà perché - la mia prima cameretta da studentessa, a Bologna, affittata per poche lire, in un sobborgo non lontano dalle sedi universitarie che avrei dovuto frequentare.
Mi sentivo terribilmente sola e triste, era la prima volta che affrontavo un vero distacco dalla famiglia, un distacco che avevo cercato e voluto, intendiamoci, come tutte le adolescenti, ma che subivo con apprensione e con un senso di angoscia inspiegabile, quasi presentissi sordamente ciò che sarebbe accaduto di lì a non molto.

Iniziavano comunque per me degli anni pieni di entusiasmo e anche di incoscienza, all'epoca non mi era neppure chiaro cosa esattamente avrei voluto fare della mia vita, mi attirava l'arte e la scrittura, ma poi mi sarei dedicata più decisamente alle arti visive, per cui mi sentivo più dotata, sperando, vagamente, di poterne trarre un giorno di che vivere, ciò che alla fine è avvenuto, anche se attraverso strade e percorsi che allora non avrei mai potuto immaginare.
Di quel primo giorno, subito dopo essere sbarcata dalla Stazione Centrale, tristemente nota per fatti drammatici in quegli anni ancora vivi nella memoria, non ho impresso nella memoria tanto il mio primo ingresso alla Segreteria di Facoltà per i primi passi accademici di rito, quanto il mio incontro un poco traumatico con quell'appartamento sconosciuto, introdotto da un cerimonioso - forse fin troppo - padrone di casa, un signore di mezza età legato a certi ambienti religiosi salesiani. Mia mamma - che era a modo suo una credente - aveva cercato in questo modo una sorta di minima "garanzia" nel cercarmi un alloggio. Ero pur sempre una giovane ragazza di neanche diciannove anni, ed ero per la prima volta sola ad affrontare il mondo, lontana da casa.


La stanzetta era piccola, ma ricordo che aveva il soffitto sproporzionatamente alto, poiché era incastonata in un severo edificio d'epoca, privo di una architettura particolare, ma che di certo doveva aver visto molta Storia passare davano alla sua facciata. La stanza dava sul retro, verso un minuscolo cortiletto molto incolto e un vicolo pochissimo frequentato.
Nell'insieme ebbi un profondo senso di scoramento e angoscia, e trascorsi la notte, la mia prima notte di "libertà" e da "adulta", piangendo come una bimba, con la faccia affondata nel cuscino, che odorava vagamente di muffa mista a sapone di Marsiglia…




Tutto questo l'antefatto, ma non prendete tutto alla lettera come una pagina di diario, il ricordo si fonde in un'atmosfera tutta particolare, a un senso di smarrimento che mi appartiene oggi ancora.

Per voi, amiche dilette e amici cari questo frammento, ringraziandovi per la vostra presenza, un caro abbraccio, con amore.

M.P.




Il dirimpettaio


"Venga, s'accomodi"
disse al nuovo inquilino
che giungeva stanco
al suo nuovo soggiorno.

"Le ìndico la stanza -
entri... Le faccio strada"
e facendo strada aprì una porta
e poi un'altra, e un'altra ancora

dopo una incerta scalinata
"la stanza, veda, è questa"
facendosi da parte
passò di soppiatto uno straccio

sulla madia polverosa
"il balcone è piccolino"
(non voleva dire "angusto")
"ma è esposto sul giardino"

- che era uno scampolo di terreno
ricoperto di dense macchie
di verzura e rosmarino
e orlato da un contorto rovo.

"Qui non s'indugia alcuno
durante il giorno
a notte, appena qualche gatto"
di lì s'inerpicava edera tenace

sulle balaustre dei balconi
e sulle bigie cancellate:
di fronte, a pochi metri,
due finestre impolverate.

L'inquilino indugiò un istante,
sogguardò il locale triste,
il letto in ferro, conciato male,
e la cornice della finestra:

di là da questa, a poche braccia,
scorse dietro i vetri scivolare
l'ombra fosca sulla tendina
dello sfuggente dirimpettaio.

E lo colse un'angoscia tale,
mai provata prima.



Marianna Piani
Milano, 24 Maggio 2015


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