«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 25 novembre 2015

Ma Ville Lumière


Amiche care, amici,

Pare accaduto e concluso in un'altra era, eppure tutto è ancora aperto, forse tutto deve ancora iniziare.
Noi, e questa è la forza della Vita, torniamo al nostro abituale, al nostro familiare, a ciò che conosciamo e a ciò che amiamo.
Scossi, un pochino più incerti, insicuri e meno liberi di prima, ma ritorniamo in noi stessi.  È la forza della Vita come espressione dell'individuo e delle collettività.
Che, alla fine, riemerge sempre.
È ciò cui - al di là di tutto e fermamente - io credo.

Anch'io, piccolina quale sono, torno alla scrittura, per me espressione di Vita e testimonianza di Libertà, e qui sotto vi lascio questa riflessione siglata quasi "a caldo", in cui parlo di una Civiltà, e della sua fine. Anche questa di primo getto, senza il consueto lavoro di taglio, di vaglio, di rifinitura. Certe parole, certi pensieri, vanno lasciati liberi di muoversi, di agire, fuori da schemi e forme.

Le Civiltà sono forme di pensiero e di organizzazione, nulla di trascendentale in questo, e come gli individui sono destinate a invecchiare, decadere e morire.
Non necessariamente sono migliori o superiori a quelle che le sostituiranno, come non necessariamente quelle che le sostituiranno saranno migliori di esse.
Non necessariamente l'evoluzione delle civiltà avanza secondo un vettore lineare e in ascesa. Vi sono sobbalzi, cadute, crolli, anche abissi.
Io semplicemente mi ritrovo in questa, con tutti i suoi difetti e le sue imperfezioni, so, senza stupido entusiasmo ma anche senza vergogna, di appartenere alla sua eredità, e so di vivere la sua senescenza, forse avanzata, forse terminale.
Mi batto personalmente, per quel che posso, per renderla più umana di quanto non sia, facendo leva sul suo aspetto più puro e innocente, quello del suo amore per la Bellezza. Laddove Bellezza è sinonimo di Libertà. Faccio questo, con fede e perseveranza. Vivendola, semplicemente.
Ma certo non vorrei sopravviverle.

Per voi amiche dilette e amici cari, ancora e sempre con amore

M.P.


(P.S. La "Ville Lumiére"  fa parte del mio personalissimo paesaggio di vita e sentimentale. Ci ho vissuto, lavorato, amato)





Ma Ville Lumière


1

Sono giorni che taccio,
giorni che vorrei dire
qualcosa, ma la gola
si chiude, cauterizzata
da un gelo improvviso,
intollerabile, eccessivo.

La visione, in apparenza
lontana, e invece troppo
vicina, di corpi, e di sangue
sparsi su strade, vie, quartieri
familiari, che mi sono cari,
ogni forza mi esaurisce.

Credo di non avere più
nemmeno la forza di salire
i sedici gradini all'ingresso
di casa, credo che potrei morire
così, anch'io, sulla via, a un passo
dalla mia piccola vita.

Penso a ragazzi
convinti da qualche delirio
che sia giusto morire
all'alba, e che sia santo
spargere il sangue così,
su un'empio impiantito.

Penso al silenzio inatteso
stupito di chi è colpito:
la morte, a noi, non riguarda,
proprio come non riguarda
il grano che rigoglia nel campo
e la falce che lo recide.

Lei, quando arriva,
arriva in una folata, sempre,
sempre inattesa, e rimane
stupefatto nel medesimo tempo
il germoglio che viene colpito,
e la lama che vibra il colpo.

Penso atterrita
alla totale infinita inutilità
e gratuità della morte,
chi ne trae motivo di gloria
divina è un demente, poiché
basa la sua fede sul niente.

È facile uccidere, ed è facile
morire, basta un sobbalzo,
un singulto e un sospiro.
Nulla ha a che fare in questo
il coraggio, la virtù più celebrata
e la più sfuggente.

Ma la morte, in sé, non mi spaventa,
l'ho già vellicata più d'una volta;
di più mi spaventa la fine certa
d'una certa civiltà, ma questa
non sarà questione di bombe, che
sono altre le minacce che temo.

 

2

Domani tornerò,
sa Dio che lo farò, a quei viali
sontuosamente alberati, a quel fiume
torpido e letale, sebbene
affascinante, come una serpe,
a quei rumori, a quegli odori.

Tornerò a quell'atmosfera
troppo viziata, di pessima
sigaretta e di scarichi di milioni
di veicoli, vetture, camini,
e tornerò a quella lingua dolce
e arrotata, che amo, che è la mia.

Tornerò all'antica boulangerie
che ho frequentato in passato,
riprenderò fiato al tavolino
rotondo, un pò pencolante,
guardando passare qualche cane
al guinzaglio e i visi fieri

delle passanti, sensuali come
in una gouache di Kiraz.
Tornerò, prima che tutto questo
si polverizzi in una nube
di sangue rappreso, in una nebbia
di futuro mal speso.

Questa civiltà, consumata
sfigurata da demenze senili
e cancri intestini, questa
civiltà di bellezza e pudore
morrà, quando l'ora verrà,
e io - spero - non dopo di lei.



Marianna Piani
Milano, 18-19 Novembre 2015



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