«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 7 novembre 2015

Il Poggio sopra il Lago


Amiche care, amici,

Vi propongo oggi un breve "viaggio sentimentale", io e voi assieme, attraverso i luoghi, i miei più amati, sopra il Lago Maggiore, tra Arona e Stresa. Quel poggio che s'apre alla valle e al bacino lacustre, un po' dall'alto, proprio dietro casa.
Un paesaggio insieme dolce, e aspro, tra prati d'un verde inimitabile e scure macchie boschive sulle alture, tra una profonda e antica antropizzazione, con architetture  nobili e rurali in pacifica, si potrebbe dire amichevole convivenza, palazzine dal passato sontuoso spesso malinconicamente abbandonate, e la selvaggia presenza della natura di queste zone, dai forti e marcati contrasti e sbalzi d'umore, di stagione in stagione.
È il luogo dove mi sono innamorata dell'unico uomo della mia vita, che ancora adesso mi è rimasto amico e protettivo come un fratello, è il luogo dove mi rifugio quando la depressione e l'angoscia sembrano voler prendere il sopravvento sulla mia vita, è il luogo dove con più serenità posso dedicarmi alla scrittura, alla riflessione, all'assenza  dalla mondanità e dal brusio del quotidiano.

Amiche dilette, amici, vi lascio alla lettura, sperando di riuscire a trasmettervi un poca dell'incanto di questi luoghi, certo simili ai luoghi da voi per gli stessi motivi prediletti, e per questo penso che mi capirete, in questo mio racconto.

Con amore

M.P.





(Nebbiuno, Lake Maggiore - Private Shot)







Il Poggio sopra il Lago


Appoggiata a braccia nude
sul parapetto in legno grezzo
(che contrasto fra la mia pelle
- penso - così bianca, venata
azzurra, e quel grigio-nero
nodoso pino), ascolto
il mio lago laggiù che sbadiglia
nella quieta angoscia serale,
contemplo i natanti rigare
la superficie scintillante
di piccole schive gocce
di pianto, e respiro il sospiro
alato di esigui stormi
di folaghe brune che s'alzano
in volo assieme tutte festanti
nel loro omaggio conclusivo
al Sole che, come un attore
si lascia cadere innanzi
il rosso gravido sipario.

Da questo stesso poggio
ho veduto sgranarsi anni,
e stagioni, e gli inverni
dai cieli che paiono sul punto
di franare a fondovalle
colmando il lago di scorie
di ceneri umane e di tufo
che si trasmuta subito in torba
tra i canneti del finelago.
E poi le Estati improvvise
precipitare dalle alture
in forma di vampe di pioppi
e di cardi scarmigliati,
giù dalle ribollenti radure,
dall'ultimi strappi del bosco.
E le due stagioni di mezzo,
sorelle, una bionda, l'altra bruna,
l'una serena e gaia, l'altra
splendente di foglie in agonia
d'una ineffabile malinconia.

Da questo poggio, arioso e ampio,
ritaglio una pezza di creato
e l'aggiusto sulla coperta,
cucita accanto a tutte l'altre
per comporre questa trapunta
destrutturata ch'è la mia vita;
mi appoggio, sul parapetto,
il seno che s'empie e respira
tra le braccia a sé conserte
(il sole arrossendo mi bacia
giusto il cuore, in mezzo ai seni,
accendendone la grazia
di femmineo cedevole fulgore)
e lo sguardo si lascia struggere
là dove la valle e il giorno chiude
e la notte esce dal suo sacello
e passo passo, altura
dopo altura, scavalcando
i primi acquitrini, salendo
i sagrati e i campanili
e i borghi, e i porticcioli,
e i principeschi giardini
popolati di cigni e rose,
s'accinge a smorzare il lume al mondo.

Io rimango sola, stupita,
ad affrontare quest'ombrosa
Dama Nera, io sola che indubbiamente muto
mentre tutto intorno è immutabile
nel suo perpetuo ricorso circolare
sempre eguale, sebbene mai lo stesso.
Da questo terrazzo intesso
la trama del mio naufragio,
e quando infine il tempo
e lo spazio privati della luce
convergono in unico punto,
(così sono io - rifletto -
mentre osservo la mia ombra
fuggire dai miei passi
e sciogliersi infine nella bruma)
mi seggo, sul tavolato
che ancora emana calore,
raccolgo tra le mie braccia
le gambe nude e appoggio
la fronte sulle ginocchia
lasciando spiovere i capelli
avanti a me, come un diaframma
di seta a frange nere
tra me e l'abisso
che mi s'apre innanzi,
in difesa della mia malcerta
sanità mentale.

E sfuggendo finalmente
al mio corpo, mutata
in un velo nuziale di nebbia
mi lascio scivolare inerte
lungo la valle, quietamente
dolcemente ora sopita.


Marianna Piani
Nebbiuno/Milano 19-21 Maggio 2015


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