«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 28 novembre 2015

Camposanto mattutino


Amiche care e amici,

riprendo a pubblicare secondo il mio uso di sempre, piccole composizioni selezionate dal mio taccuino dopo un adeguato periodo di "maturazione" (quella che io chiamo "quarantena") per darmi modo di rivederle con calma e sufficiente distacco critico.

Questo che segue, breve e leggero, è un quadretto veloce, un piccolo schizzo "dal vero", una sensazione colta al volo e fissata come in un'istantanea.
Devo dire che  questa sorta di madrigaletto bipartito,  a terzine, non ha avuto bisogno di molti aggiustamenti, rispetto alla prima stesura. Càpita -  a me assai di rado per la verità - che alcune creazioni nascano già non certo perfette, ma non perfezionabili ulteriormente nelle mie capacità senza rischio di rovinarne l'equilibrio, e questa probabilmente è una di esse.


Non comune per me anche la sua relativa brevità. Ogni composizione per me ha un suo preciso arco discorsivo. Non saprei bene come avviene, ma è la composizione stessa a "dirmi" quando è il momento di concludere. Prima dell'arrivo di questo avviso, io "non riesco" semplicemente a chiudere. Spesso mi capita di riprendere la scrittura di un testo interrotto settimane prima ma evidentemente incompiuto, anche più volte. Finché non arriva quel particolare, imprevedibile passaggio che mi dice "fine, tutto è stato detto".
In questo caso è stato il passaggio subitaneo, silenzioso e solitario, di quel gatto…

Per voi, amiche dilette e amici cari, con rinnovato costante amore.

M.P.



(Poscritto: Così mi pareva. Poi, proprio nel trascriverla per pubblicarla mi sono accorta di dover operare diversi cambiamenti. E poi ancora, quando era già pubblicata. La perfezione, sia pur imperfetta e assai relativa, è un lungo, mai finito processo di ricerca...)





Camposanto mattutino


Il parcheggio è ampio, ma incustodito.
Vetture allineate senza un ordine voluto,
e sotto, il supermercato, ancor serrato.

Chi vi approda, pare in fine del suo viaggio,
spegne il motore, esce, e si dispone
a raccogliere le sue cose. E poi discende.


* * *
 

Le lamiere delle vetture in sosta su quel sagrato
lampeggiano sotto il sole, raggelate. Le cifre
delle targhe compongono una esoterica orazione.

L'umano è assente, in quel parco muto e assorto,
rimane solo il senso di desolazione, tutto il resto
si muove sopra il cielo. O nel sottosuolo, morto.

In tutta l'area, solo un'ombra sguscia di soppiatto
di tra le ruote immote, alla ricerca d'un motore
ancora caldo: quella nera d'un elusivo gatto.



Marianna Piani
Milano, 25 Maggio 2015





3 commenti:

  1. Ciao Mari.
    Questo quadretto l'avevo "visionato" in anteprima :
    Ero rimasto posivitamente colpito dalla tua - consueta, a dire il vero - capacità di "tracciare" a mano libera, su carta, sensazioni vissute una volta parcheggiata la macchina all'interno del parcheggio di un supermercato.

    I cambiamenti da te apportati sono IMPORTANTISSIMI, e non riguardano solamente il titolo (in questo caso, hai voluto "arricchirlo" mediante l'aggiunta dell'arco di giornata nel quale hai "vissuto" la situazione, ovvero la mattina : da qui "Camposanto Mattutino").

    I cambiamenti veramente importanti, avvengono qui :

    "Chi vi approda, PARE in fine del suo viaggio,
    spegne il motore, esce, e si dispone
    a raccogliere le sue cose. E poi DISCENDE".

    In origine, avevamo (spero di non sbagliare) :

    "Chi vi approda, E' alla fine del suo viaggio,
    spegne il motore, scende, e si dispone
    a raccogliere le sue cose. E poi ANDARE".

    La desolazione iniziale si è trasformata in speranza.
    La certezza di una "fine imminente" (è alla fine del suo viaggio), si è tramutata in probabilità (pare in fine del suo viaggio), mentre l'atto di "andare" è stato sostituito da un più generico - ma neanche troppo - discendere.

    Il tutto si concilia perfettamente con l'inizio del verso successivo, ovvero :

    "L'umano è assente, in quel parco muto e assorto"...

    Già... proprio così :

    E' quasi un ossimoro, descrivere lamiere raggelate lampeggianti sotto il sole.
    Ma l'umano continua il suo viaggio, anzi, COMINCIA il suo vero viaggio - ossia la giornata - discendendo dalla macchina, uscendo VIVO dal "cimitero".
    Hai trasformato un quadretto a tinte cupe, apparentemente privo di vita, in un dipinto ricco di speranza.
    La speranza "garantita" dall'incertezza.

    Anche il gatto, protagonista del finale, da te descritto come "elusivo", ha un suo perchè, e chiude perfettamente il cerchio :
    "Snobba" la cupa apparenza * della situazione.

    A differenza dell'umano, è presente.
    Ricerca all'interno di un cuore meccanico ancora pulsante appartenente alle macchine un segnale di vita.

    E allora, potremmo dire :

    La VITA è ovunque.
    Può essere ricercata, assaporata e vissuta in ogni dove.
    Non soccomberà mai in maniera definitiva, fino a quando ci saranno persone volenterose di "cercarla", amarla e apprezzarla nonostante le apparenze *.

    Perdona eventuali errori.

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    1. Sì Luca, grazie, grazie per queste bellissime parole!

      Una composizione in apparenza (anche al mio avviso) "semplice" ma che poi ha richiesto un notevole lavoro di elaborazione e riscrittura, a più riprese.
      Qualcuno mi ha detto che cerco forse "troppo" la perfezione, che è notoriamente elusiva (come il nostro gatto qui) o per meglio dire irraggiungibile all'intento umano.
      Ma io non cerco la "perfezione", so bene di esserne assai lontana e che si tratta di una utopia di cui è perfino difficile definirne i confini (é perfetta "A Silvia"? Sì. Perché? Sono stati scritti volumi, e tuttavia ancora non lo sappiamo veramente).
      La mia ricerca è quella di un percorso, un sentiero che da una svolta porta a un'altra svolta, e poi a un'altra ancora. Si procede, possibilmente, a volte con fatica, a volte con inattesa agilità, ma non si arriva. O meglio, pochissimi, pochissimi arrivano. Ma sono quelli che custodiamo o custodiremo nella nostra biblioteca...

      Un Abbraccio
      Marianna

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  2. “Qualcuno mi ha detto che cerco forse "troppo" la perfezione”…
    +
    “…Pochissimi, pochissimi arrivano. Ma sono quelli che custodiamo o custodiremo nella nostra biblioteca…”
    =
    Questo “qualcuno” non arriverà mai nella libreria di nessuno (parenti esclusi). Puoi metterci la mano sul fuoco.

    Certe uscite, sono davvero ridicole.
    Anche perché, in questo caso, si tratta in realtà di un complimento, seppur apparentemente mascherato da critica :
    Tu hai, giustamente, parlato di “Ricerca”.
    Che bel termine chiave !
    Chi NON ricerca, mettendosi in viaggio - in gioco, chi NON vive in uno stato di perenne insoddisfazione - dubbio - chi NON ha coraggio di sperimentare e migliorarsi, chi si accontenta di eseguire il “compitino”, NON è Artista.
    NON è neppure degno di avvicinarsi all’Arte.
    NON ha l’umiltà né il rispetto adeguati.

    ***

    Dicevo : è più rispettoso non accontentarsi, essendo in questo modo i primi critici di se stessi, apparendo inevitabilmente come gli “snob” della situazione, piuttosto che far uscire qualsiasi “cosa in rima”, senza neppure rivisitarla, soltanto per poter dire :
    “Ehi ! Lo sai ? Io esisto ! Sono artista !”.

    A proposito...

    Permettimi una breve divagazione, in chiusura.
    Una ragazza giovane, rispettosa e promettente, in piena e costante ricerca, dovrebbe essere presa come esempio da molti “pseudo-artisti” anagraficamente più maturi, presenti on line :
    Mi riferisco a @LadyLindy_
    Credo si chiami Eleonora.
    Ho data un’occhiata al suo blog tempo fa, ho letto alcuni suoi articoli, ogni tanto leggo cosa twitta.

    Lei è l’esempio di come la passione, il gusto e la sensibilità, unite ad un’ intelligenza fresca e vivacemente ironica, “condite” con una cultura assaporata a pieno, non soltanto “pizzicata” dal buffet della saccenza, possano generare una persona in grado di distinguersi silenziosamente, quasi in punta di piedi dalla massa, lasciando un graffio profondo di delicata speranza per il futuro.

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Sarei felice di sentire di voi, i vostri commenti, le vostre sensazioni, le vostre emozioni. Io vi risponderò, se posso, sempre. Sempre con amore.