«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 13 febbraio 2013

Violata Viola


Amiche care, e amici, a volte si sente una urgenza, dentro di noi, che ci spinge a narrare storie che hanno segnato in modo particolare la nostra vita. Allora l'ispirazione si fa dolore, e dobbiamo lottare perchè questo dolore non ci soppraffaccia, togliendoci la forza e la capacità di comunicare.
Occorrerebbe sempre un certo distacco dalla propria emozione per poter elaborare qualcosa di compiuto, in grado, attraverso una tecnica appresa ed affinata con gli anni, di comunicare questa emozione, e non più, almeno momentaneamente, viverla. Se la forza di un'emozione fosse sufficiente per rendersi comunicabile al mondo, allora l'artista non avrebbe più un ruolo, nè l'arte un senso. Al contrario, occorre assai fatica e impegno, talento e tecnica, occorre fare appello a tutte le proprie forze, per imbrigliare un'emozione troppo intensa in modo che non si appropri dei nostri strumenti, vanificandoli.

Ciò che qui di seguito affido alla parola, è qualcosa che custodisco dentro di me da anni, ed è una delle cose che più mi ha segnato come donna, in modo indelebile, anche se non fu qualcosa che ebbi a soffrire direttamente.
Avvenne in una notte dei miei ancora inconsapevoli sedici anni. Una mia coetanea, un'amica cara, una "migliore amica", molto fragile e bella come un verde giunco, venne avvicinata mentre si recava, in abito luccicante, innocentemente provocante, da festa, per l'appunto a una festa, cui ero parte anch'io, e subì violenza.
Non fu una violenza "grave", in quanto l'aggressione venne interrotta, per qualche motivo ignoto, e l'autore si diede alla fuga. La mia amica, che qui chiamo Viola, ne riportò "soltanto" contusioni ed escoriazioni, ma assai più profondo e grave fu il trauma intimo, psicologico da lei subito. Da lei e indirettamente da tutte noi sue amiche più intime e vicine. Lei poi abbandonò la nostra scuola, e si trasferì in una diversa città, e noi non la vedemmo più. Dell'aggressore non si seppe nulla, e non è improbabile che sia ancora in giro, da qualche parte, in compagnia spero del suo rimorso e della sua vergogna.
Questo episodio si depositò nella mia anima, e vi rimase per sempre.
Il mio impegno contro la violenza "quotidiana" nei confronti della donna, che molti di voi conoscono, forse ha le sue radici più vive in questo antico ma indelebile episodio. Io qui con questa composizione desidero evocare il mostro infame, supplicando che la civiltà del mondo sia in grado di elaborare finalmente qualcosa che ne renda sempre più difficile la manifestazione.

Ve lo affido, questo canto, che mi è costato fatica e bruciore di una ferita sempre aperta - "poesia civile" a modo mio - senza odio, ma con amore, come sempre.
M.P.




Violata Viola


Viola scese all'inferno
in una notte serena d'inverno
iniziata come tante altre
con l'attesa eccitante d'una festa.

Viola si volle bella
e bella era, libera
come una stella, uscendo
nel sereno cielo quella sera.

Indossava i sandalini rossi
con il fiocco, e l'abito bianco
che le scopriva le spalle
e le lunghe gambe di nervosa cerva.

I capelli, sciolti con spensierata cura,
morbide onde di luce color rame,
giocavano innocenti rimpiattini tra le spalle
e la culla bianca del suo casto seno.

Sentiva su di sè gli sguardi
e ne gioiva: desiderabile era
e lo sapeva. Quella sera voleva soltanto
esser dal mondo amata per ciò che era.

In altri tempi, l'intimidiva quel mondo:
vedeva sè stessa quale un'airone
dalle ali e zampe troppo fragili ancora
per poter spiccare da sola il volo.

La vita con lei fu avara, di gioia vera,
ma ora splendevano per lei astri
nel cielo, che le sorridevano attratti:
non si disconosceva più, lei, come un tempo.

Oggi, orgoglio e fierezza le erano al fianco
conferendole il diritto regale passo
delle ragazze coscienti della bellezza
che lor dentro preme per uscire in luce piena.

Si avviò con falcata lunga e svelta
senza sapere che si avviava allora
all'appuntamento con ciò che
le avrebbe scosso per sempre corpo e vita

Tutto avvenne così rapidamente
in una istantanea successione di eventi,
come un vortice che la risucchiasse improvviso
rudemente verso l'abisso e la tenebra profonda.

Non ricordò nulla, dopo, per sua fortuna:
il ribrezzo e il dolore assieme, pietosi,
avevano steso il manto greve dell'oblio
sopra le sue contuse raggelate membra.

Soltanto poi avrebbe rammentato,
e per sempre rivisto nel suo sguardo
lo sguardo cieco del predatore, opaco,
sopraffatto dalla sua stessa cupidigia.

Eppure, in quello sguardo ella colse -
per un solo istante, nella foia annegato -
prima di serrare le palpebre, colse il terrore,
quasi a specchio del suo stesso orrore.

Non fu il dolore, che la travolse,
ma fu l'offesa la ferita più profonda,
e il sentire sopra la sua pelle candida
aderire come un fango, un letame, mota.

E fu tutto inumano: non umana era
la verga che aveva lacerato la sua carne:
era un piolo senz'anima confitto
nel più segreto del suo intimo costato.

Non umano era quel fiato
che le investiva il volto,
era un mantice di tossico fiele
era un morbo, un madido esalare d'odio.

Nulla potè, e nulla fece
serrò gli occhi e strinse i pugni
anche gaffiare d'odio quella massa cupa
anche quello le ripulse troppo.

Appena fu sola, vomitò, piegata in due
sopra il selciato lurido di fango
e mozziconi di sigaretta, e sterco,
e stette, a lungo, lì, accovacciata, muta.

Riaprì infine gli occhi
e si levò in piedi, barcollando.
Il vuoto che l'invadeva ora dentro
l'annientava: nel suo vuoto si diresse infine.

Non ne fu cosciente, Viola,
non ne fu cosciente a lungo,
ma di quel giorno e per sempre
la sua mente avrebbe recato sfregio.

Confusamente comprese dentro sè
che da quella notte il senso dell'umano
per lei s'era incrinato per sempre.
E provò un indicibile senso di gelo


e morte.

. . .
 

Oh! nostri cari compagni, amici, amanti,
padri e fratelli, vi scongiuro, vi imploro:
lavate per sempre dal vostro volto e cuore l'onta,
e salvate con noi il vostro umano onore e decoro!


 

Milano, 11 Gennaio 2013
Marianna Piani

10 commenti:

  1. Sei una persona troppo sensibile , non sarai mai ne banale ne scontata ;ne pagherai il prezzo ma sono certa che ne sarà valsa la pena , grazie Marianna con tutto il cuore .

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    1. Grazie a te, per le tue parole intense e sincere. Mi incoraggiano a proseguire, nel mio lavoro, e mi danno la sensazione che anche una semplice poesiola possa avere un senso, un ruolo nel mondo che può andare al di là del mero gioco verbale, o musicale...

      Un abbraccio
      Marianna

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  2. Senza fiato Marianna, Solo una parola, che racchiude tutto: grazie! Anche da parte di mia figlia.

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    1. Angela, non posso che ripetere la tua parola, come in un eco: grazie, grazie infinite per la tua attenzione!
      Poi in privato mi dirai come si chiama la tua figliola...
      La saluto qui, però, pubblicamente: grazie di esserci cara, ti voglio bene! Hai una mamma meravigliosa, sei fortunata!

      Un abbraccio, a tutte due
      Marianna

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  3. Forte. Come può essere una gioia, come può essere un dolore. Dolore che in un attimo cambia tutto. La forza contro il male. Il male che si sente, il male che va oltre. Tu sai sentire la gioia e sai sentire il dolore, cara Marianna, empatica Marianna. Non sei di certo anestetizzata alla vita.
    Tua Sonja

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    1. Tu, Sonja, sai molto di me, molto che altri non sanno, e sai quanto il dolore faccia parte della mia vita. Quanto il Male, la Privazione, l'Assenza, la Solitudine si intreccino come radici profonde nel terreno della mia anima...
      Empatia è vivere in sè gli altri, perchè siamo tutti un'unica espressione di Dio, per chi crede, della Natura, per altri, comunque sia...
      Empatia è anche ciò che ci lega, Sonja, noi due, al di là delle distanze, del tempo, delle circostanze, dei dolori...

      Grazie, amica diletta

      Tua
      Marianna

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  4. Fa male sai ... fa tanto male!!! Ogni tanto credi persino di averlo rimosso ... ma poi torna dirompente e forte come un tuono e fulmine a ciel sereno a ricordarti quello che è stato ... e allora ti fermi di nuovo senza fiato ... e di nuovo lo cacci indietro, nell'oblio ... sperando che se ne vada per non tornare mai più!!! Besos querida ...

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    1. Mia cara, dolce, tenera, sensibile amica!
      Io per fortuna - così - non l'ho mai provato. Solo le quotidiane brutalità a parole e gesti che ogni donna impara a sopportare vivendo nel mondo.
      L'ho provato nel vivere il dramma di Viola, e un poco lo so: sono ferite, sfregi, che non si rimarginano mai, mai più.
      Mia cara, se tu, proprio tu, hai subito qualcosa del genere, io piango, piango sulla tua spalla, piango per il tuo coraggio, per la tua grazia violata, e ti ringrazio, per essere ciò che sei, ancora innamorata della vita, capace di sorriso e gioia, tu, nonostante tutto.
      Un grazie intenso, da donna a donna!

      Un abbraccio, stretto e saldo.
      Marianna

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  5. ieri ho ballato ... con mia figlia, con mio figlio il piccolo, il maschietto ... perchè crescano con il "rispetto" verso l' "altro" naturalmente come fosse il loro respiro ... come respirare è naturale così il rispetto per l'altro per loro deve essere naturale! e che lo sia per tutti!!!

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  6. Trascrivo un commento di una carissima amica che, non riuscendo a farlo qui per "incompatibilità" del suo smartphone con Blogger, me l'ha inviato in Twitter. Ma penso che sia qui il suo posto: Grazie Rossana!

    da @rossanaross7_8

    «Lirica intensa, dolore profondo, ferita mai rimarginata. Di gran spessore il tuo poetare in ricordo dell'amica ormai persa ma sempre presente nel tuo cuore. Espressione di intensa umanità, grande regalo d'amicizia Con stima e affetto.» Ross

    Grazie davvero. Hai capito il racconto e il suo senso pieno...

    Con affetto, a presto ancora, mi sei mancata!

    Marianna

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Sarei felice di sentire di voi, i vostri commenti, le vostre sensazioni, le vostre emozioni. Io vi risponderò, se posso, sempre. Sempre con amore.