«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 22 febbraio 2014

Quei voli


Amiche care, amici,

Da innamorati, non si scrive dell'amore: lo si vive.
Così non accade che nel pieno di una temperie di passione si prenda la penna e si descriva le proprie emozioni, quasi come una cronaca in tempo reale. O meglio, può accadere, ma è difficile che ne scaturisca qualcosa di valido, al di là del proprio più intimo privato: le passioni, nel loro culmine, sono totalizzanti, e possono dettare soltanto parole che suonano inadeguate, inutili, banali, prive di contenuto.
Chi si lascia sedurre da questa tentazione per fini letterari, compie l'errore più imperdonabile del dilettante ingenuo: credere che l'espressione poetica sia la traduzione diretta, immediata e "spontanea" dei propri sentimenti. Non è così. L'espressione poetica è lavoro, lavoro e ancora lavoro. È analisi, è tecnica, è scrittura, è fatica, è analisi, è sintesi, è esercizio quotidiano... ed è dominio delle proprie emozioni, non il loro scatenamento istintivo. Così come in qualsiasi altra arte: quanto lavoro, applicazione, fatica sono necessari ad una danzatrice per interpretare con apparente leggerezza e "facilità" i suoi passi sul palcoscenico, di fronte a mille persone, e riuscire a comunicare emozione? Non è perché la scrittura appare "alla portata di tutti" che non richieda altrettanta applicazione e difficoltà.
Inoltre, una composizione scritta sotto l'urgenza di una forte emozione non sarà in grado di comunicare nulla più di nude parole, poiché lo scrittore da quell'emozione è dominato, e non è in grado di dominare in pieno il proprio strumento. È una caduta libera. È un disorientamento senza possibilità di recupero. È un canto a squarciagola, insensato.
Questo non significa che le composizioni efficaci non abbiano origine da un'urgenza, da un sentire, da un'emozione intensa e profonda. Tutt'altro.
Significa solo che quando la penna incontra la carta, quest'emozione, come una pioggia torrenziale d'estate, è di solito già cessata, e il terreno irrorato, facendo germogliare i semi sepolti, può dare i finalmente suoi frutti.

Così accade che sia la memoria a narrare, oppure, come per i versi che vi offro qui oggi, la speranza, o il desiderio ancora inespresso, oppure l'illusione. In questa composizione in particolare la memoria dei luoghi si fonde al desiderio, e crea la necessità dell'espressione...

Per voi, amiche dilette e amici, come sempre, con amore.

M.P.





Quei voli



L'ombra della montagna si distende nella valle
come un'immensa gatta che si stira pigramente
ridestandosi dal suo sonno carico di mistero.

Gli abitanti delle case serrano le imposte
e indugiano nei salotti illuminati dalle trepidanti
fluorescenze dei televisori come da cerulei fuochi.

Sarà presto neve nell'atmosfera: i vecchi
già da tempo l'hanno fiutata e pregustata
nella brezza che giungeva a gelare nelle ossa.

Il silenzio, denso come panna, presto trafilerà
sopra ogni oggetto, per ogni strada, in ogni memoria,
cancellandone l'aspetto in un unico freddo soffio.

Larghe fasce di alabastro e porcellana
si alternano nel cielo come onde nella baia,
rari uccelli arditi si avventurano in brevi voli.

Tu ed io siamo in quei voli: alti voli, precipitosi,
e poi quieti, e poi ardenti, e poi trepidi, e poi affranti,
e poi redenti, e poi - disperatamente - folli.

Mai più, mai più allo schiudersi del portale arancio
e grigio acciaio delle forre dell'inverno, mai più saremo sole.
Le nostre voci, come squilli di clarini argentei e campane,
 

faranno eco all'eco, in festa,  fino al fondo della valle.
Fino a dove il fiume carica impetuoso come una fiera, e la chiusa
quasi a pena non si schianta nello sbarrargli il passo.

Vicino al cielo, si frantumano le muraglie del ghiacciaio,
noi - rondini - gridando ci tuffiamo a picco nei crepacci,
e ne risaliamo trionfanti le pareti, recando lo stendardo

sotto il cui garrire condurremo in trionfo il nostro cuore.
Il mondo ci vorrà bene, per il bene che ci vorremo.
E l'amore nostro sarà chiamato amore, come ogni amore.




Marianna Piani
Milano, 11 Dicembre 2013

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