«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 22 aprile 2017

Estati passate


Amiche care, amici,

riprendo dal mio taccuino una composizione, tracciata in pochi minuti su un foglio volante parecchio tempo fa, e la riscrivo, riordinando un poco quei ghiribizzi (ho proprio una pessima scrittura).  É prima mattina, e dalla mia finestra sul Lago Maggiore, mentre infuria un vento strano di tramontana che imbianca di spuma quasi marina la superficie abitualmente così placida ddel lago, erompe un sole brillante e un poco smargiasso che anticipa una stagione di luce e colori quasi estivi. Anche se la temperatura è bassa, tutt'altro che primaverile: appena 5 gradi. A volte è confortante rifugiarsi in qualche antico ricordo, per togliersi un poco di gelo dall'anima.


Il componimento è proprio questo, un ricordo di certe estati passate in cima all'Adriatico, in una di quelle spiagge dalla sabbia fine e bollente che erano meta di brevi periodi di vacanza famigliare, assieme alla mamma, che ci teneva a bada mentre papà era impegnato con il suo lavoro in città. Un ritaglio di vita famigliare di fine anni settanta, che forse non si può più ritrovare, le famiglie hanno meno danaro, meno tempo libero, anzi, meno tempo del tutto, i periodi di vacanza sono brevi e convulsi, le occupazioni cittadine ci inseguono ovunque sotto forma di smartphone e altri devices indiscreti. A quell'epoca invece il telefono rimaneva saldamente ancorato al muro di casa o della stanza d'albergo (mezza pensione o pensione completa), e con esso nulla della vita d'ogni giorno ci poteva seguire alla spiaggia, e qui tutto era risparmiato della quotidianità, era inconsueto, nuovo, avventuroso.
Noi, mia sorella ed io, piccole gaglioffe, eravamo già consapevoli abbastanza per pavoneggiarci di avere una mamma così bella, specialmente in quella versione Saint-Tropez che lei assumeva quand'era in vacanza marina, e oggetto di attenzioni un poco ovunque, seppure non capivamo come mai mamma il più delle volte rispondeva così dura a signori che a noi parevano gentilissimi.
Ho rivisto molto tempo dopo queste immagini in alcune vecchie diapositive (scattate immagino da papà nei momenti in cui poteva unirsi alla combriccola delle femmine gaudenti) e la mia memoria di certo mi è arrivata anche attraverso quelle immagini. Mamma Oca e le sue due ochette, sempre dietro a lei in disciplinato disordine, eravamo davvero uno spettacolo molto tenero e bello da vedere…
Tutto questo ora non c'è più, tranne nel mio ricordo. Ma come ho detto spesso, il ricordo non genera malinconia né nostalgia. Solo un certo senso di vuoto.

Vi lascio, come sempre, alla lettura. Grazie per esserci, amiche dilette e amici.

Con amore
M.P.





Estati passate
(Gli aironi)



Quelle giornate infinite d'estate,
quelle sfumature dorate, opache,
avvolte a ogni cosa: fino nell'aria
era la doratura, come un fresco
giottesco, e negli stendardi d'un sole
trionfante ancora, sovrano immerso
tra spume di nubi candide e grigie;
quelle passeggiate un poco indolenti
sul lungomare, affollato di gente
del tutto comune, eppure anch'essa
adorna di quegli ambrati riflessi,
e per questo, colta nella sua quieta
vitalità, a suo modo, pur bella.

Mia mamma passeggiava col suo passo
orgoglioso da giovane puledra
dotata d'una sua toccante grazia,
quasi danzando su quei sandaletti
color corallo, indossando un pareo
ornato da grandi orchidee bianche
che le scopriva generosamente
le svelte gambe e la linea del seno;
in capo calzava un largo sombrero
e — sotto — quei grandi occhiali da diva
che le donavano un giusto mistero.

Dietro a lei, come anatrine curiose,
frizzanti, zampettavamo noi bimbe,
Paola, la mia sorellina, e io stessa,
coi zoccoletti da mare, cloc cloc,
e le vestine leggere e ridotte
a variopinti bollini di stoffa
sulla pelle esausta di sole e salso
e sabbia: ancora qualche serpentello
nero di un'alga avvolgeva le spire
alla caviglia, oppure aderiva
all'esile spalla di mia sorella.

Ma quanto eravamo belle, noi tre,
sul lungomare nelle sere estive,
inconsapevoli come quei cirri
che ornavano di volute e rabeschi
un cielo di porcellana, incantati
dal volo di filanti aironi argentati!



Marianna Piani
Milano, 22 Dicembre 2015
Nebbiuno (Arona) Aprile 2017
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