«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

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«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

giovedì 12 luglio 2012

Monteviale


Ecco una composizione che è come un racconto, semibiografico, quasi discorsivo, quasi antipoetico. E il tema è la Sorellanza: quel senso misterioso che unisce le donne che riconoscono sè stesse nell'altra al di là di qualsiasi legame di sangue o anche di lontana parentela. È un grande piccolo mistero, è un genere di amore e di complicità, che ha radici profonde, come nell'aneddoto che racconto, nella storia di una lunga costante consuetudine, oppure anche semplicemente ha origine nell'istinto, nel sentire comune, nel comprendere di poter gioire e soffrire all'unisono, come le corde vibrano coppia a coppia, in una viola d'amore.
Questa composizione è nata per Mara, in particolare, per il senso fraterno dell'affetto che ci unisce, ed è dedicata a tutte le donne che nella Sorellanza trovano il conforto e il rifugio da quel senso di solitudine intima e profonda che ogni donna, anche se amata, e circondata da affetti famigliari, figli, amici, ha provato e prova dentro di sè nel profondo del suo essere donna. Ciò che solo un'altra donna a lei misteriosamente magicamente affine può comprendere e riconoscere.
A tutte voi, amiche dilette, e amici cari, con amore
M.P.

(P.S. Monteviale è una località sulle colline nei pressi di Vicenza, dove da piccina avevo trascorso alcune estati indimenticabili con la famiglia ancora unita)




Monteviale

Martina aveva otto anni, Alice sette.
La collina di Monteviale era tutta fiorita,
puntata di violette, gigli e margherite.
Le mamme le avevano rassettate entrambe
le bimbette, raccomandando di far le brave,
ma s'erano scordate poi di loro temporaneamente
per chacchierare di mariti di scarpe e di cucina.

Martina indossava una vestina bianca
di cotone, Alice la gonnellina lilla e due fiocchi
che trattenevano al lato i capelli in due codini;
sfuggite per un momento allo sguardo della mamma
mano nella mano risalirono la collina
finchè non furono arrivate affannate sulla cima
per vedere com'era dall'altro lato l'altro mondo.

Era immenso quel mondo, da quella parte, e si perdeva
nelle nebbia della distanza lungo la strada serpeggiante
in fondovalle, fino al campanile, confusa sentinella
di quella contrada, che in quell'istante distante
rintoccava l'ora, o forse chiamava per una preghiera.
Martina tutto questo vedeva, ma ancora non sapeva
coglierne la pace che tanto avrebbe poi rimpianto.

Vedeva invece il manto morbido umido del prato
steso sul declivio come una trapunta, e sentiva la voglia
de gettarvisi dentro a perdifiato strillando la sua gioia.
Alice intanto s'era appallottolata con la mutandina dentro l'erba
a cogliere una per una minuscole margheritine
in un mazzetto di stelline bianche da offrire a mamma al ritorno,
con quel sorriso che le avrebbe certo avvalso il suo ambito abbraccio.

Piccole amiche da sempre, di mamme amiche,
non sapevano il loro destino di divenir sorelle,
senza esserlo, nella vita a venire, e assai più che sorelle,
amiche dilette di cuore e di sangue quando la sorte
venne ad accanirsi atroce sopra una di esse,
e l'altra le avrebbe fatta salva la vita
con la sua presenza, la sua pura esistenza.

Ma allora tutto questo era lontano, ignoto
come le atmosfere di Marte e le lune di Giove,
e nulla occupava per ora la lor coscienza
altro che il richiamo del gioco, e il senso
di appartenere l'una all'altra, come appartengono
due ciliegie a quel picciolo che dividiamo
per scoprire a chi rimarrà in sorte la matrice.

Furono allora corse, e fughe, e rincorse a perdifiato,
e discese, e risalite ridendo e cadendo e strillando,
e poi acchiapparsi, e ricadere, e ruzzolare avvinghiate
rotolando giù per il declivio perdute nel vorticar confuso
di erba di cielo di fiori di fango di luce di buio,
di Martina, di Alice, innocenti allora già nella vertigine,
nel turbine che presto le avrebbe travolte nella vita.

Le mamme le richiamarono allora all'ordine,
col loro grido di battaglia: "Ma vi siete ammattite?"
ma non ebbero cuore poi di sgridarle duramente,
nonostante i vestitini sconciati, le ginocchia sgraffiate,
l'erba e le foglie nei capelli, le scarpine tutte infangate.
Perchè i loro due fiorellini amati, ruzzolando dentro i fiori,
avevano ora addosso tutti i profumi e i colori


...della loro spensierata Primavera.

(Alice donò le margheritine alla mamma infine.
Solo cinque, le altre le aveva smarrite nel ruzzolare.
L'altra mamma, quella di Martina, segretamente
ne fu commossa, e le accarezzò entrambe sulle guance.
Con dolcezza smarrita e stanca di chi parte:
lei era l'angelo che tra non molto
avrebbe spiccato quel volo senza ritorno).


Milano, 27 Maggio 2012
A Mara.
Marianna Piani

5 commenti:

  1. Senza parole come sempre quando leggo di te mi lasci senza parole ... leggo d'un fiato per non perdere nemmeno una parola che come sempre mi arrivano al cuore ... ho avuto una grande fortuna ad incontrarti cara amica ... se così posso chiamarti ... perchè ho il privilegio di leggerti di imparare da te ... adoro quello che scrivi e se ti avessi qui ora ti abbraccerei per trasmetterti almeno in parte quello che tu trasmetti a me con le tue parole!
    Non smettere mai amica mia scrivi e lasciaci il privilegio di leggere di te ...

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    1. Certo cara, che sei amica mia, e tanto. Tu mi comprendi, e sei la ragione per cui scrivo, per essere compresa da persone sensibili e belle, come te, per poter comunicare qualcosa della mia vita, così da avere la sensazione, che la mia vita possa avere un senso, in fondo.
      Per questo credo che non ne potrò più fare a meno, almeno finchè riuscirò a trovare persone come te, che cercano le mie parole, e finchè sarò in grado di esprimermi compiutamente per voi.

      Vieni a trovarmi ancora, qui, ti aspetto cara.

      Tua Marianna

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  2. amica mia che bello continuare ad assaporare là tua poesia, ti sono vicina sempre!

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  3. Dalla tua penna traspare una nobiltà d'animo non comune.
    Che bella sei!!

    Mary(refuge)

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  4. Cara Marianna... Quante immagini nelle tue parole e quanta musica in te. Quanti colori delicati e quanti profumi... Sento tutto... Sento la gioia... E vedo sempre te. Sorella.
    Tua Sonja

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