«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 6 marzo 2013

Martina e Francesca al ruscello


Amiche care, e amici gentili, un "Petits poème en prose", come direbbe Baudelaire, un raccontino in versi, quasi biografico, il ricordo di un'amicizia tra due ragazze nel momento in cui la vita, la volontà di vivere, così predominanti in quell'età, stava per avere il sopravvento perfino sull'amicizia, e sull'affetto maturato in anni di complicità, confidenze, giochi comuni, comuni affanni, e gioie.
Questa è anche una tra le molte liriche che mi sono state ispirate e ho scritto, e ancora scriverò, sul tema dell'amicizia, dell'affetto, e, sì, anche dell'amore tra ragazze, tra donne. Vi prego, siate gentili e aperti d'animo, come sono certa che siete, tutti voi che mi seguite con così tanto affetto. Non "scandalizzatevi", perchè l'affettività femminile può prendere molte strade, molte vie, ed in ogni caso sempre e comunque di amore si tratta. Soltanto di amore.

E so che converrete con me nel dire che l'amore umano può rivestire diverse forme, ma alla fine ha un solo nome, e un solo aspetto, quand'è sincero e profondo. Chi, come tutti voi, ha sensibilità per la bellezza, potrà cogliere il gioco di simmetrie e di specchi che questo genere di amore sa disegnare e dipingere nel farsi rappresentare.
Qui Martina e Francesca sono giovanissime, del tutto innocenti, e a una svolta della loro vita, quando l'adolescenza inizia ad avviarsi, a passi decisi e audaci, verso la giovinezza, la primavera dell'età adulta.
Il fatto che questo sia un racconto, che sia un ricordo, un pochino sfumato dal tempo, e che Martina potrei essere io, anzi lo sono, in fondo è del tutto secondario: sono due fiori in sboccio in un giardino che sta fiorendo in ogni suo angolo. Ascoltate due vite che, in modo diverso, si affacciano al trascorrere inesorabile del tempo.

Dedico questa lirica a voi, amiche dilette e amici, come sempre, con amore.
M.P.



Martina e Francesca al ruscello



Erano i giorni del sogno e delle chimere,
ed erano i giorni in cui i cieli all'orizzonte
si tingevano di rosei toni confetto, e si ornavano
di nubi abbattuffolate, come fiocchi candidi

nel cuor del sereno. Erano giorni senza affanni
che non fossero affanni d'amore, e i fiori
dei prati bisticciavano tra loro in vivide frasi
di stridenti colori. Erano i giorni del sempre sarà.

E del mai finirà. Erano giorni appena sbocciati.
Erano giorni senza rimorsi, senza la cupidigia
di alcuna ricchezza, ed erano i giorni in cui gli specchi
iniziavano a sfolgorare bellezza ai giovani visi.

Ed erano i luoghi del lungo sguardo senza confine,
i luoghi del trasognato passeggiare nelle abetaie,
i luoghi dal profumo di funghi, di fragole e di felci,

del frinire infinito d'insetti e del crepitare dei picchi.

Martina aveva indossato un grazioso abito bianco
dalla ampia gonna plissettata, il bustino d'organza
che le rendeva regale il piccolo seno perso nel décolleté,
gonfio al respiro, come il bottone d'una margherita bianca.

Scarpine color vermiglio, e infine un fiocco rosso a legare
i capelli ribelli. Francesca, l'amica che ora teneva a braccetto,
indossava invece pantaloni neri, una vaporosa blusetta,
scarpe da sport e un cerchietto nero a contenere la chioma.

Martina era bruna, l'altra infuocata di rosso
come un tizzone, vivida e accesa qual'era di suo.
Diverse, come notte e giorno, come luna e sole,
erano allora una per l'altra, per vita e per morte.

Martina era dolce, come la meringa che pareva incarnare
in quella mise floreale, Francesca era ciò che era,
allegra pazza, mai doma, sempre in ricerca
di qualcuno o qualcosa che la strappasse dal mondo

e la portasse con sè via per sempre. Sedettero allora
una a oriente, l'altra a occidente, sulla riva del loro torrente,
il loro luogo da sempre, da quand'erano piccine:
il luogo segreto del loro vagare, e conversare di sè.

. . .

Martina stringeva a sè le ginocchia, levate le scarpe leggere
tuffava i piedi candidi nell'erba rorida dell'argine verde,
senza temere il formicolare della microscopica vita
che vi si annidava. Ascoltava l'amica che narrava di sè
e del ragazzo dai bruni ricci che la faceva sognare.

Francesca narrava i suoi sogni, che già erano
sogni di fuga, di lontananza, di avventura, di ribellione,
e mentre narrava le s'accendeva lo sguardo di fiamme
e l'espressione si faceva fiera, audace, tesa a cercare
nella distanza la sua verità, la sua storia, la sua memoria.

Martina ascoltava, mentre lasciava che la tramontana
giocasse coi suoi capelli, fino a scioglierli dal nastro,
e ascoltava le parole dell'amica frammiste alla voce
argentina del ruscello, che le diceva: ora lei parte,
ora ti lascia, se ne va verso la vita, e tu sarai più sola...

Francesca giocava con un fuscello, mentre parlava,
e scostava dal viso quei capelli che il vento insisteva a rubare
invidioso di quel rosso che pareva una fiamma accesa
e forse lo era. E nel farlo faceva tintinnare i bracciali
di metallo cromato che le ornavano i polsi esili come rami.

Martina si sentì intenerire, fino quasi al pianto;
silenziosa si appagava nel sentire l'amica duettare
con il torrente, parlando di sè stessa e di Lele, lo scattante
moretto della classe accanto, e osservava il suo diario
con le poesiole scritte a lettere tonde e larghe, a pennarello.

Si avvicinò e sedette al suo fianco, abbandonando
sull'orlo del torrente i sandaletti bianchi, incerti
come promesse, e pose dolcemente la mano
sopra quella di lei, come per trattenerla,
ma senza intenzione, senza alcuna insistenza.

Lei interruppe il racconto, e la guardò sorpresa,
con i suoi occhi da sirena fuggita dal mare, cui è nuova
ogni cosa. Martina sentì fremere quella mano sotto la sua,
e palpitare, come le ali d'una farfalla prigioniera
tra le sue dita, che implora di volare.

Sollevò la mano allora, con un sospiro, poichè sapeva
che le farfalle, le più belle, non ricevono vita
se non dal volare, senza vincolo alcuno. E infatti Francesca
scattò in piedi, e riprese, allegramente, danzando
sul bordo di quel torrente, a parlare di sè. Liberamente.

Martina, d'istinto, guardò il palmo della propria mano,
come se attendesse di vedere ad essa ancora aderenti
le tracce iridescenti di quelle ali così delicate, così colorate,
così potenti.   ...E rimase stupita, infinitamente: poichè le vide...


Milano, 22 Gennaio 2013
Marianna Piani

4 commenti:

  1. É un "Sabato del Villaggio"... Tutto lascia presagire un amore accennato, ma coraggioso, concreto, variopinto, frizzante come la cornice in cui preme forma... Sublime

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    1. Cara, grazie, mi accosti a Leopardi, nientemeno (che è uno dei miei poeti preferiti di tutti i tempi)... Arrossisco!
      L'amore se ne fugge, è una farfalla e non si lascia imprigionare. Dovrei narrare ciò che accadde a Francesca, più avanti nella vita, forse un giorno lo farò, anche se mi costerà dolore...

      Torna a trovarmi ancora, ti prego, amica mia cara, e poetessa stupenda...

      Tua
      Marianna

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  2. Infinitamente dolce e romantica....bellissima....dalle immagini io le vedo queste due amiche...perse nei loro sogni! Un abbraccio forte forte!

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    1. Cara Lauretta! Grazie, io lo immaginavo che poteva piacerti, un animo dolce e romantico come il tuo! Poi tu ormai mi capisci e mi conosci. E sai come io a volte ami creare dei piccoli "quadri", dei "dipinti di parole"... Grazie cara, per la tua attenzione.
      In serata andrò a leggere le tue pagine, le tue poesie, è da un pochino che manco, e mi mancano.

      Ti abbraccio anch'io, stretta!

      Marianna

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