«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 21 maggio 2014

La mia Torre


Amiche dilette, amici.

come osservava un caro amico, cui avevo concesso di leggere in anteprima questa composizione, ognuno di noi ha la sua propria "torre": un ricordo, un'immagine, che è il simbolo stesso delle proprie aspirazioni, dei propri segreti, di ciò che lungamente abbiamo immaginato essere un sontuoso palazzo per poi magari, avvicinandoci finalmente, scoprire essere una semplice roccia spaccata in una forma particolare, che da lontano e da una certa prospettiva ci aveva ingannato.
Ma il bello è che questa "scoperta" non porta necessariamente delusione, è quasi solo una constatazione. Non è che una roccia sia meno nobile di un palazzo, per certi aspetti (che poi sono quelli che contano), anzi può esserlo di più, nella sua spontanea e selvaggia bellezza. E noi troviamo in questa constatazione la riprova positiva della nostra stessa spiritualità, la riprova sensibile che siamo capaci di immaginare e di vedere, due attività solo in apparenza distinte, e meno che mai contrastanti. Possiamo immaginare la torre e l'intero palazzo che ne fa da cornice, pur senza materialmente vederlo, e possiamo vedere la roccia che ne suggerisce la forma, in piena purezza, E le due immagini possono convivere, facendo in ciò scaturire ciò che noi chiamiano "poesia".


L'unica cosa che aggiungerei è che la torre/roccia di cui parlo in questa piccola lirica esiste realmente, ha una collocazione geografica ben precisa ed evidente, e la descrizione (uno dei miei "paesaggi ad acquerello") e la narrazione qui sono trasparentemente autobiografici, lo confesso…

Ma tanto siamo tra noi, amiche care e amici, e nulla ha senso celare o fingere, con voi.

Come sempre, con amore

M.P.




La mia torre


La mia torre è sulla costa d'un monte,
la si scorge da lontano, bianca,
come un dente, sporgente
sopra un bosco di larici blu oltremare,
che respirano ad ogni sospirar di vento
nelle imprevedibili tempeste
di quelle valli elevate, d'aria pura.

Nei tramonti, verso l'imbrunire
spiccava nera, nitida ma spaccata,
come una corona cariata sopra una gengiva,
e da lassù, io ragionavo,
se la si vedeva dall'intera valle
certo essa la valle intera dominava
come una orgogliosa sentinella.

Amavo allora, la mia torre, come fosse
una scoperta mia, da celare al mondo,
la osservavo, all'inizio della giornata
dal balcone di casa, rasserenata
nel vederla sempre lì, immutevole, salda,
come la certezza di un affetto che non vacilla
né col tempo né con la lontananza.

La vedevo seguirmi trepida nei miei giochi
simile alla mamma che presto avrei perduto,
e frattanto, fantasticavo storie immaginarie
di ciò che poteva esservi accaduto:
certo un cavaliere nobile solitario
vi abitava, esiliato per uno sgarro
commesso contro un pavido tiranno.

Attendeva, ne ero certa, la sua donna
casta e pura, rapita una notte nell'abetaia
per opera d'una malvagia creatura
con la complicità del freddo vento australe.
L'avrebbe attesa, se necessario
l'intera vita e anche oltre,
il suo sguardo che scrutava nella valle...

La mia torre, non era neppure una torre, infine,
ma una roccia scossa da qualche vetta,
incastonata sulla pendice d'un dirupo
sommerso dalla foresta fitta.
Nulla di umano l'aveva mai edificata,
e nemmeno abitata, o desiderata:
soltanto il puro mio pensiero.



Marianna Piani
Milano, 20 febbraio 2014

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