«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 28 maggio 2014

Udine 27


Amiche dilette, amici,

dunque, ancora viaggio. Ma, a differenza della occasione precedente, qui parlo di un genere di spostamento assai più breve e limitato rispetto a un volo transoceanico: il taxi che, nottetempo, ci riporta "in salvo" alla soglia di casa, dopo una festa, un appuntamento, oppure anche, proprio alla fine di un viaggio; mi ha sempre colpito la strana consuetudine per cui, per qualche motivo, i voli preferibilmente partono o arrivano in ore più o meno impossibili, all'alba più estrema oppure nella notte fonda. Le partenze di solito sono le più pesanti, da questo punto di vista, anche perché occorre presentarsi al terminal diverse ore prima della effettiva partenza. Ma anche gli arrivi sono seccanti; di solito ci si ritrova, stanche morte, dopo magari un volo di parecchie ore e con il jet lag incombente, a dover affrontare l'ultimo frammento di percorso raggiungendo dall'aeroporto la propria città, sempre lontanissima, e se l'ora è notturna, non resta che affidarsi a un (in Italia peraltro costosissimo) taxi.
In particolare se, come capita a me spesso, si viaggia da sole. Attraversare la città nel cuore della notte da soli non è certo raccomandabile per nessuno, meno che mai per una donna, o a una ragazza, impacciata da borse, gonne, valigie e tacchi (sì lo so, in viaggio meglio scarpaccie comode, ma non sempre me ne ricordo, o ho il tempo di cambiarmi).
Ad ogni modo, in questi casi, si ha voglia solo di arrivare a casa il più presto possibile.
Eppure, il tempo del tragitto, svuotato da altri pensieri o azioni che non siano rivolte al senso del ritorno, è un'occasione anche questa di osservazione e riflessione. La città, attraversata a bordo di un taxi in piena notte (a ancor più se al primissimo mattino) ha un suo fascino particolare, ha le sue forme, i suoi suoni, il suoi misteri, le sue ombre, le sue storie che si manifestano alla nostra visione e immaginazione…
Tale è dunque la traccia di questa breve composizione, immaginata ascoltando la voce meccanica della radio di bordo del tassametro, che ripeteva la sua curiosa litania.

La offro in dono a voi, amiche care e amici, come sempre, con amore.

M.P.

(P.S. Non cercatemi: io non abito in Via Silva 40, è un "adresse de plume" per così dire, che mi funzionava per motivi di metrica… Non sto lontano da lì, però…)





Udine 27


Nottetempo, via Silva quaranta:
sarà la vettura a portarti in salvo
incrociando i viali adombrati
di occhi indiscreti, e oscuri presagi.

I tuoi bei sandali coi tacchi, e l'abitino
succinto di ragazza non si confanno ora
a scivolare anonima inosservata
sui selciati inzaccherati della notte urbana.

Il conducente t'ha valutata, mentre entravi,
con lo sguardo in equilibrio tra l'amichevole
e il mondano; gli piacevi, ti chiedesti,
come donna, oppure come passante?

Ma ciò non t'importava,
e nemmeno a lui in fondo, mentre ti trasportava
con andatura ovattata lungo la circonvallazione
illuminata dalle lampade al sodio verdastre.

Appoggiasti la tempia al vetro
del finestrino, non stanca: svuotata.
Sentivi le irregolarità della strada che percuotevano
la fronte, come i tuoi pensieri la mente.

Fuggivano figure di persone, come ombre
senza peso e sostanza, e tu senza intenzione
ti dicevi che ciascuna di quelle forme umane
era gravata dalla sua incoerenza, e dalla sua innocenza.

Ecco, sapevi che il tuo romance
quella notte si sarebbe concluso
con la fermata della vettura accanto all'uscio
del tuo rifugio, vuoto come una deserta conchiglia.

Pagare il prezzo del passaggio
sarebbe stato il pedaggio per la tua storia,
in quella notte dispersa nella tua bellezza,
senza comprensione, e senza passione.



Marianna Piani
Milano, 23 Febbraio 2014

Nessun commento:

Posta un commento

Sarei felice di sentire di voi, i vostri commenti, le vostre sensazioni, le vostre emozioni. Io vi risponderò, se posso, sempre. Sempre con amore.