«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 29 aprile 2015

Maternità


Amiche care, amici,

non commenterò estesamente questa breve composizione, che scaturisce da una sofferenza autentica e sempre viva del mio essere donna. A lungo ho dubitato se pubblicarla o no, per il disagio che me ne deriva, ma poi alla fine ha vinto la mia necessità di dire, di aprire l'anima a chi mi vuol bene, che tra i motivi per cui scrivo è forse il più forte.
Diversi anni fa un medico, con tutto il tatto e la cura di cui era capace ma con parole inequivocabili, mi informò dopo un complicato ricovero che io purtroppo non avrei mai potuto essere madre.
Ho affrontato con grande difficoltà il primo periodo di questa consapevolezza, poi me ne sono fatta una ragione, come si suol dire. Tuttavia, di quando in quando, ritorno col pensiero a questo mio destino, e cado in una profonda tristezza. Tutto l'istinto, il senso stesso dell'essenza della femminilità, si concentra e si risolve in questo desiderio profondo di vivere la propria maternità: ogni donna ha dentro di sé questo potenzale immenso. L'esserne privata è per me una delle più profonde e brucianti ferite, che non rimarginerà di certo mai.

Vi lascio, se vorrete, alla lettura di questi versi, amiche dilette e amici, come sempre, con amore.


M.P.





Maternità


E il mio utero presto avvizzirà
come una melagrana spaccata al sole,
come una conocchia perita sulla sabbia,
come un'orchidea strappata dallo stelo,
come una dannata illusione di pienezza
che deflagra al primo impatto al suolo.

Questa stanza disarredata,
questa cassa divelta e depredata,
questo vaso incrinato, drenato
fino all'ultima goccia, questa vescica
sventrata e disseccata,
come una promessa ormai tradita:

la donna ch'è in me, la mirabile
creatura di carne viva, la brezza
che da' moto al mare, la luce
che da' visione alla foresta,
la Primavera velata e azzurra
che desta i Fauni e fa cantare gli usignoli...

Questa donna presto perirà,
assorbita dalla terra come una pozza
rimasta in attesa del sole all'alba,
perirà, in un grumo di ultimo sangue

sul cotone imbevuto di rosso bruno,
gettato in un grigio cassonetto.

Questa donna perirà, sola, isolata,
ignota, senz'aver dato nulla al mondo,
senza avere mai sentito
dentro sé espandersi la vita,
senza aver mai veduto dal suo ventre
filtrare uno spiraglio di eternità.



Marianna Piani
Nebbiuno, 22 Novembre 2014

4 commenti:

  1. Quanto dolore Marianna.
    Da donna posso capire questo tuo senso d'incompletezza anche se io ho praticato un'altra strada.Quando era il momento giusta per una maternità non c'era tempo.Non si può condannare un figlio a essere cresciuto dai nonni e vederlo solo la notte.Sarebbe stato solo crudele egoismo.In seguito non era l'uomo giusto; a mio figlio o figlia volevo dare un padre partecipe,non basta venire al mondo,quello è solo l'inizio.
    Saresti stata una meravigliosa madre,ricca di valori e prodiga d'amore.
    Considera , se puoi,questa tua esperienza come un altro tassello nel mosaico dell'esistenza,una parte di te ma non il tutto.
    Prima di pubblicare sui social questo tuo componimento aspetterò la tua autorizzazione ,è troppo intimo per darlo in pasto alla massa.
    Con affetto e stima
    Rossella

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    1. Rossella carissima,
      tu da donna comprendi il dolore, lo senti parte di te, è inevitabile.
      La tua via a differenza dalla mia è stata una "scelta" consapevole, anche se certe scelte non sono davvero libere, e per questo sofferenza c'é - la percepisco bene - anche nelle tue parole. Parole di consapevolezza e amore vero, non di egoistico compimento di sé.
      Credimi, non lo è nemmeno nel mio caso. A me è stato detto "in ogni caso mai più", ma è avvenuto dopo una gravidanza avuta con un compagno meraviglioso, ed ero giovanissima. Forse se invece fosse andata bene, la mia vita sarebbe stata diversa, non so...
      Ho accettato la mia omosessualità di recente, come sai, e ti devo dire, forse dispiacendo ad altre donne come me, che anche se fossi "fertile" oggi non credo cercherei un figlio, non sono convinta che averlo in una coppia omosessuale - oggi - sia una cosa davvero buona pensando proprio a lui, al figlio, e non egoisticamente al proprio sodisfacimento personale. Perdonatemi care sorelle, ma la penso così, anche se capisco che è una questione davvero personalissima, e non escludo né tanto meno condanno chi desidera costruire con la sua compagna una famiglia così detta "completa", rispetto questa scelta. Dico solo che io, personalmente, sposando il pensiero espresso molto bene da Rossella, non lo farei.
      Da tutto questo, da tutta questo ragionare con la testa, rimane però nel cuore un senso assoluto e desolante di mancanza. Che rimane in sottofondo, ma a volte riemerge prepotente e mi travolge...

      (Penso davvero che saremmo state entrambe madri meravigliose, fantasiose, libere, piene d'amore, ed è questo il rammarico più grande, cara)

      Riguardo il "pubblicare", non so bene cosa intendi, ma stai pure certa che hai sempre il mio "consenso" (proprio tu, figurati!), e comunque tieni presente che nel momento in cui io "pubblico" qui un pensiero, una composizione, da quel momento non mi "appartiene" più, diviene a tutti gli effetti "proprietà" dei lettori.


      Affetto e stima ricambiati, con trasporto

      Marianna

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  2. Volevo, anzi, speravo fosse una donna a commentare per prima, aprendo il dibattito.
    Il fatto che Rossella sia intervenuta, mi hai tolto un "peso".

    Ho riflettuto molto sul da farsi, e sono giunto alla conclusione che, molto semplicemente, "non devo fare" :
    Sono un uomo, e anche se potrei goffamente tentare di immedesimarmi nel dolore che hai (avete) provato, risulterei poco rispettoso (anzi, un vero stupido) se scrivessi cose tipo "Ti capisco", "So come ti senti"....
    Tanti uomini lo fanno, ne ho avuto prova svariate volte.
    Io No. Non lo so, e non lo saprò mai fino in fondo cosa hai provato e cosa provi, perchè certe cose bisogna viverle in prima persona sulla propria pelle, per poterle comprendere.

    Riguardo la composizione, cosa dire ?
    Posso solo ribadirti che è Dignitosissima pur essendo dolorosa, e che hai composto a cuore aperto. O meglio :
    Hai "aperto" il petto, e hai deposto il tuo cuore sanguinante sul foglio.
    Non si possono trovare difetti o imperfezioni in casi simili, perchè non ce ne sono.

    Dal canto mio, dunque, posso soltanto "Esserci".
    Eccomi, sono qui. Posso timbrare il cartellino mediante il commento che questo blog mi permette di inviare.
    La mia presenza, ecco, questo è il mio commento.
    Questo è tutto ciò che di più vero, onesto e sincero posso offrirti.

    Da maschio, comunque, una o due cosa posso aggiungerle, senza sfociare nel ridicolo, e mantenendo onestà intellettuale :

    (Penso davvero che saremmo state entrambe madri meravigliose, fantasiose, libere, piene d'amore, ed è questo il rammarico più grande, cara)

    Sì. Perchè siete Persone, prima ancora che Donne, meravigliose.
    Vi meritate un compagno e una compagna degno e degna di Voi.
    E se non dovreste trovarlo/a, siate compagne di voi stesse.
    Non buttatevi via.
    In un mondo così stupido, siete eccezioni che fanno ben sperare.
    Lo si capisce (anche) dal vostro ragionamento "generoso/altruista", non certo egoista, riguardo la crescita di un eventuale figlio.

    P.s.

    Non ricordo bene le parole, finito il libro ieri notte, ma Sylvia Plath nei suoi "Diari", scriveva più o meno così :
    "Vorrei pensare meno, sarei più felice".
    Quanta verità.

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    1. Grazie Luca, anche a nome di Rossella.
      Grazie per la tua delicatezza. Anche un uomo sente una mancata paternità, ovviamente, ma in modo diverso, forse più mediato, forse più psicologico. Il nostro sai è un legame fisico, di carne e di sangue, un fatto che ci viene rammentato ogni mese tra l'altro per buona parte della vita, come una specie di appuntamento fisso con la nostra essenza specifica (come specie, intendo) e il nostro "compito" evolutivo.

      Grazie, più che mai, per la tua presenza, sempre partecipe e sensibile.

      Marianna

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