«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 26 marzo 2016

Epifanie e Cosmognie - 8




Amiche care, amici

Ottavo appuntamento (e ultimo, ma ci sarà ancora un piccolo "epilogo") di questo breve viaggio sentimentale alle mie personali origini, dove è sorto e si è evoluto il mio modo di essere, dove hanno le radici le mie speranze, anche molte illusioni, ma soprattutto quello che considero il mio miglior lato di personalità, la mia apertura al mondo.

La piazza di cui parlo in questi ultimi versi - dal nome completo Piazza dell'Unità d'Italia, che però i Triestini, sempre poco propensi alle retoriche e frettolosi perché stimolati dalla bora, chiamano confidenzialmente "Piazza Unità" - è una buona immagine-metafora di questo stato d'animo, una piazza che ha solo tre lati, il quarto, come un palcoscenico, aperto direttamente sul mare. Non mi risulta vi siano al mondo molte piazze così (nemmeno Piazza San Marco a Venezia, chiusa gelosamente dalle sue logge), e questo scenario è quello che ogni "nativo" come me si è trovato davanti al naso dalla nascita. Uno spazio aperto, non chiuso e protetto, con l'orizzonte come ultima visuale, e poi, secondo la stagione, l'incanto di una baia in cui il mare ha il medesimo color cobalto del cielo, oppure la furia (familiare, non selvaggia) degli elementi, con le onde che schiumeggiano eccitate e inquiete contro la banchina, investendo di salso i passanti fino a parecchie decine di metri più all'interno.

I sono convinta da sempre che nascere con una visuale del mondo così aperta sia la condizione di partenza più favorevole per crescere, come spero di aver fatto io - senza merito, solo per spinta ambientale, e grazie ai miei meravigliosi genitori - con una mente, uno spirito, aperti, senza pregiudizi, desiderosi solo di accogliere, incontrare, di muoversi, di scoprire.


Per voi, amiche dilette e amici, con un particolare pensiero ai miei conterranei, con amore

M.P.










Epifanie e Cosmogonie



8

La Piazza


Sapete, voi che viaggiate:
quella piazza si getta verso il mare
con uno slancio disperato,
come un estremo afflato, le braccia
aperte a raccogliere in sé
tutto ciò ch'è disposto
a dare il mondo a chi vi s'apre.

Il celebrato vento scavalca
con il suo noto grido rauco
il palazzo dorato, e s'abbatte
su chi si avventura nella larga
spianata, come un guerriero
di ventura, come un marinaio
che traversa il ponte nella bufera.

Poco più in là è la prua
spazzata dalla marea, il ponte,
propaggine naturale della piazza,
che punta al largo, tra le onde
bianche come chiome di sirene.
Occorre una sorta di coraggio
per raggiungere il capo estremo

in quella nebbia di mareggiata
che rumoreggia e acceca.
Tutto quel mare, tutta
quella salsedine che brucia
gli occhi e il viso, che penetra
il respiro, è il fuoco ardente
che spinge questa mia gente

a fuggire, a partire, a lasciare
queste coste per altri mari,
altre terre, altri confini, altre
conoscenze, altre saggezze.
E a chi rimane, gli rimane
questa smania inconsapevole
di andare, del remoto, dell'ignoto.

Una culla, un'appendice
di terra così angusta, così ristretta
da averla cento volte maledetta,
eppure chi vi s'allontana veramente
la rimpiange per la vita intera:
così è il canto triste e consumato
del navigante, e di chi qui è nato.



Marianna Piani
Milano, 18 Gennaio 2016
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