«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 30 marzo 2016

Stella all'incrocio



Amiche care, amici,

Ancora un ritratto urbano e notturno, questa volta un paesaggio con figure, o forse un piccolo reportage fotografico, in BN, alla maniera di un
Robert Doisneau.
La Stella di cui si occupa questo componimento è una giovanissima prostituta, che ho visto "esercitare" all'incrocio situato a poche centinaia di metri da casa mia, a Milano, una notte che rientravo tardi da una riunione a bordo d'un taxi.
È stato un lampo, un passaggio rapido, come uno scatto fotografico, sotto i fari violacei della vettura.
Quel tanto per cogliere una bellezza non vistosa, nemmeno virginale ovviamente, ma incredibilmente "innocente". Da qualche indizio (ma non posso esserne sicura, perché era di corporatura minuta, la pelle bronzea, perfetta, mani e piedi piccoli, femminilissimi) potrebbe essere stata una giovanissima transessuale, poiché la zona è frequentata da questo genere di prostituzione, ma ciò non importa, anzi, sarebbe ancor più sorprendente - e in certo modo inquietante - questa bellezza chiara, emozionante, al limite dell'adolescenza, incastonata in un quadro così sordido e cupo.
Un contrasto in qualche modo intollerabile, quale solo le metropoli di una certa dimensione sanno dare.

Tristezza estrema della condizione femminile, del mercato del sesso e del  corpo tacitamente tollerato, forse perfino incoraggiato, sui bordi delle nostre strade.
Che storia, che vita si cela dietro quell'esile e perfetto, giovanissimo corpo di donna (un transessuale, se tale fosse, è una donna, forse per certi aspetti perfino di più di una donna "vera", perché è il risultato di un percorso umano, e non di una casualità biologica)? Quale è e sarà il suo destino?
Questo pensiero mi trasmette una malinconia infinita.


Con dolente amore


M.P.






Stella all'incrocio

 

Quella ragazza, forse vent'anni,
le lunghe infinite bellissime gambe
elevate al cielo da quei tacchi
spropositati, i capelli in noce pregiato
che piovono molli, appena ondulati
fino alla vita, fino alle anche,
le braccia brune atteggiate
e rifinite come quelle d'un marmo
canoviano, così fini e sottili
da dare emozione al solo mirarle.

Quella ragazza, della bellezza
e splendore del Sole di Giugno,
lo sguardo lontano - offuscato
da un'ombra liquida e greve -
lontano da quelle pupille, impure
ma innocenti, come gemme
prima del taglio,
e quelle labbra,
purpuree e risolute,

troppo avvezze a mentire.
(Oh, quelle labbra, un poco
imbronciate, quelle labbra,
che grazia, che incanto!)

In questa Milano umida e calda
come una vagina, e deserta
come un campo di marte,
che incongruenza una stella,
o un angelo male caduto,
con quelle gambe brunite
come fusti di canna,
che lampeggiano ai fari passanti
nella liquida notte urbana
come ali pronte alla fuga,
che miraggio di giovinezza
quel corpo perfetto, snello,
sinuoso, quella fattezza
ancora infantile, indifesa,
gentile... Un monile. Di vetro.
Sottile. Già in pezzi.


* * *
 

Un colpo di brezza greve
solleva le scorie, le lordure,
i bocconi di cibo avariato,
dal selciato, la polvere bigia
prodotta da milioni di combustioni
irrita gli occhi a un pianto fugace,
alcuni lacerti di carta
organizzano un mulinello,
una danza strisciata,
un Tango frusciante,
quasi sensuale,
lì in mezzo all'incrocio stradale.

E quando alla fine
la Skoda giallina accosta,
l'Angelo, il Canova, la Stella,
la fanciulla Sirena, si porge
al finestrino abbassato e lascivo,
vi appoggia le braccia di marmo
con ostentata indifferenza,
gonfia il seno che trabocca
lo scollo, allusivo, votivo.
Due frasi sibilate,
così terrene,
e l'idillio è sedato.

Non seguo oltre.
Non assisterò
a questo finale,
non voglio ripensare
a quelle labbra,
che hanno del santo,
e a ciò che ora sapranno fare.
Rimane l'idea, il sogno,
e la bellezza che aleggia
a quel crocicchio, selvaggia,
irreale, assurdamente
incontaminata.




Marianna Piani
Milano, 27 Luglio 2015
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