«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 21 luglio 2013

Sensi VII



Amiche dilette, amici, chiudo oggi questo breve ciclo dedicato ai Sensi, con l'ultimo, il più estremo, il più carnale, il più profondo, quello che tutti gli altri sensi assomma in sé: il Desiderio.

Il Desiderio che ci spinge a unirci, a unire i nostri corpi dopo un faticoso drammatico dialogo tra le anime, in cerca di un'intesa che superi tutte le nostre difese, le nostre paure, le nostre incertezze, i nostri egoismi.
E il Desiderio assoluto, quello cui tutti istintivamente tendiamo, comunque sia, è quello di creare dall'Amore la Vita…

Per questo, per quanto è radicato in noi, nella nostra fisicità, l'ho considerato come il Senso di tutti i Sensi.
E per questo racconto qui di ciò che mi è accaduto, ora è non molto, quando ho incrociato al mio desiderio incompleto, inappagato, d'amore e passione, quello definitivo, esclusivo,incarnato dai una ragazza che ho amato e che mi sono illusa di avere con me per sempre. Un conflitto di gioia e di dolore, di orgoglio e di abbandono, di desiderio, appunto, e di illusione...

Dedico a voi queste parole, amiche care e amici, e all'Amore stesso, che domina la nostra vita con la sua atroce, bruciante, inarrestabile, a volte inesplicabile forza d'attrazione.
M.P.




VII

Desiderio

 

E venne a me, la  piccola Anna dei Miracoli,
venne col suo sguardo mite, infiammato
d'un inusitato fuoco, esitando sulle parole,
ma già tutto dicendo pianamente in quel suo viso
tenero ed esile, titubante e teso, come il corpo.

Io, che l'avevo amata, un mattino d'inverno
dopo una notte di pianti, i miei, e sue carezze,
avevo intuito - nel vederla apparire allora, schiva,
lei così sottile, delicata, come un giunco - un qualcosa
nella floridezza insolita del suo acerbo seno.

. . .

Desideriamo: col nostro corpo assetato, riarso
di amore e di piacere, noi desideriamo.
con ogni cella della nostra pelle, con ogni papilla
delle nostre labbra, ogni vestibolo umido palpitante
delle nostre carni, dei nostri respiri estremi.

Sì, noi, incompiute creature, incorrotte, desideriamo,
bramiamo la completezza, e la corruttela, confondere
le secrezioni della nostra essenza dentro cavità
che ci penetrano come nelle viscere del Carso fanno
le rocce pervase di fiabeschi festoni di opale

traslucente, iridescente, sfavillante alla luce
di questa nostra torcia estrema chiamata Amore.
Desideriamo vivamente una luce, che ci guidi
verso sé, fototropiche creature quali siamo, piante
che nel fondo oscuro della foresta tristi

si struggono e si protendono di desiderio per il sole
oltre le chiome degli immensi soppalchi vegetali,
oppure come falene impazzite che s'immolano
alle lanterne, o ai fuochi notturni dei viandanti.
Il desiderio ci consuma come tizzoni nel vento.

Desideriamo sentire quel vento percorrerci i corpi.
Desideriamo sbocciare nel sole, che ci fa maturare
con le albicocche del giardino, e le ciliegie, e le prugne.
Desideriamo inebriarci al profluvio di profumi ed essenze
cantate a distesa dai roseti, e dalle siepi dei rododendri.

Desideriamo la coppa di vino rubino in cui bagnare
le nostre labbra color magenta, cogliere dal dì il mattino
come una margherita dal prato, e come un fiore
sfogliarlo, petalo per petalo, istante per istante, e vedere
lo sguardo che più d'ogni altro amiamo, amarci.

Desideriamo il nostro piacere di pelle e sangue,
di saliva e di umore, di carezze e di graffi; aprire
i nostri grembi alla Vita che in noi prorompe
come un'onda oceanica e ci travolge, ben sapendo
quanto dolore assieme al godere ci annienterà.

Il nostro tempio di carne contiene l'altare cui immolare
la vita alla vita, il fuoco che ci rende degne di dialogare
direttamente con gli dei, o con Dio stesso, o la Natura
che ci è Madre, Creazione, Genesi, Mutazione, Fato,
poiché fatale è il nostro martirio quali donne, alla Vita.

E quando il nostro desiderio più alto e sublime
giunge all'apice, alla gioia estrema, il Dolore
implacabile, il più atroce, ci apre il ventre
per dare ossigeno di vita a chi ameremo per sempre.
Così l'amore nasce, dal desiderio che il dolore squarcia.

. . .

Venne da me dunque Anna, con il suo messaggio,
come una vergine dell'annunciazione, raggiante,
e io stetti in silenzio, esitante, tra riso e pianto
tra gioia estatica e malinconico rimpianto.
Poiché lei era ora assunta, nei cieli delle stelle.

E io rimanevo a terra, le dita avvinghiate alle coltri,
lo sguardo dietro lei perduto, nel culmine di un sogno,
il peso d'un corpo inerte come d'un fantoccio inetto
di volare al suo cospetto, perdevo lei che s'avviava
a un impero a me negato, guardandomi già lontana.

Il suo sguardo era fiero, e insieme dolce, già di donna
che il desiderio ha ormai vinto. Seria in volto sfilò la veste,
si stese sul sofà e mi offrì il ventre, nudo e candido
convesso, impercettibilmente. Mi volle che ascoltassi.
Accostai l'orecchio, con tutta la dolcezza che sapevo.

L'ombra pudica della vulva sfiorava quasi le mie labbra.
Provai un'ultima inebriante vertigine di passione, ma non carnale.
Solo di purissima sconcertante tenerezza. E udii quel suono:
un lievissimo sommesso brulicare. Il suono, la voce, il canto
di migliaia di desideri, di migliaia, di milioni di amori, e di dolori.

Soltanto a noi concessi, e inflitti. E sommamente, disperatamente
desiderati.



Marianna Piani
Milano, 14 Maggio 2013
Per Anna, e Maria Sofia

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