«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 31 luglio 2013

Nello Specchio, una sera


Amiche dilette, e amici cari, una breve interruzione, ma voglio riprendere la mia pubblicazione del mercoledì.
Ci tengo, se posso, a non deludervi, se mai attendete da me qualche parola, qualche pensiero.

Quella che segue è una composizione dedicata ad una delle mie piccole ossessioni (che, a quanto pare, condivido con il grandissimo Borges): gli specchi. O meglio, l'immagine del mondo che essi ci restituiscono, apparentemente perfetta, simultanea, diretta, eppure paradossalmente lontana da noi, intangibile, un'immagine difesa da un diaframma invalicabile, pena la distruzione stessa dell'immagine. Un dipinto è un'interpretazione della realtà, oppure di un concetto, di un pensiero. Ma nello stesso tempo è un oggetto, il prodotto del lavoro di un artista, e la capacità del nostro sguardo di accettare il patto stretto con lui, di vedere in ciò che abbiamo davanti - oggettivamente una tela ricoperta di macchie di colore - luce, spazio, movimento, e anche emozione, vita, amore.
Uno specchio è l'oggettività assoluta. Eppure è anche l'assoluta menzogna. Quell'immagine sono raggi riflessi, non c'è nulla al di là di una superficie perfettamente levigata e lucida, non un'interpretazione, non un lavoro, non una tecnica di rappresentazione. Solo pura fisica.
Questo mi ossessiona da sempre, fin da bambina… Chi è quella me stessa che vedo ritratta nella cornice dello specchio? Sono io, oppure sono ciò che di me io so - o desidero - vedere? Perché a volte ho la sensazione che quell'immagine non mi appartenga, che sia un'altra Marianna, con cui io, la mia soggettività più intima, non sente di avere alcunché in comune?

Per voi, amiche care e amici, alla vostra riflessione, con amore, come sempre.
M.P.




Nello Specchio, una sera


Guardarmi, dentro lo specchio,
e vedermi, come in un ritratto,
estranea a me stessa, eppure
cosciente di essere io, quella
figura di donna scura di sguardo
e di chioma, ma così bianca
la pelle del corpo da parer morta.

Dentro lo specchio - incosciente
artista che inquadra il reale
dal nostro stesso punto di vista - esiste
un intero mondo che percepiamo,
ma che mai potremo afferrare,
e a quel mondo di raggi rifratti e riflessi
appartiene quell'altra incorporea me stessa.

Ritta sta davanti a me la figura
del tutto nuda, del tutto indifesa,
del tutto innocente, le braccia distese
lungo i magri fianchi, il ventre
un poco incavato, le mammelle tese
come tenere coppe ricolme di miele
e fragole, offerte a un dio indulgente.

I piedi ansiosi stropicciano il suolo
e le invisibili ali dietro le spalle
febbrili agitano l'aria in attesa del volo.
Tutta la vita è custodita, racchiusa
nella forma mandorlata di quella
infantile vulva, ornata di pagliuzze d'oro
e di fertili lucenti perline di giada.

Scuoto ora il capo, per sentire i grevi capelli
ricadermi sopra le spalle, e l'altra da me
ripete il gesto, con maggiore, mi pare,
sensualità e più intenso trasporto.
I miei occhi, tanto neri da non distinguere
iride da pupilla, luccicano d'angoscia e pianto.
Quelli di lei solo d'incanto, e di placato piacere.

Vorrei volare via, come ella pare ora
sul punto di fare, e fuggire dal mondo
che mi sovrasta di pene e di affanni.
Lei, dentro quel quadro un poco appannato
è soltanto una creatura aggraziata, svagata:
quale vorrei essere io, senza alcun corpo,
pura figura, solo pensiero, un singolare

raggio di luce, nella sera.



Marianna Piani
Milano, 4 Maggio 2013
(A Sonja)

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