«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 11 gennaio 2014

Alberi


Amiche care, amici,

Dunque, ecco qui una composizione di tema classico, di ispirazione naturalistica, uno di quelle che amo chiamare i miei "acquerelli" in poesia.

Sapete, io di mestiere faccio l'artigiana dell'immagine, e questa formazione credo un poco si percepisca in ogni mia composizione scritta. Il mio mondo tuttavia non è la pittura, ma piuttosto l'illustrazione, il fumetto, la grafica e il film in animazione. Padroneggio molti strumenti digitali, e anche molti "tradizionali", in particolare il tradizionale, essenziale binomio "carta e matita". Ma non ho preparazione tecnica e artistica sufficiente per l'immagine pittorica vera e propria, e l'acquerello in particolare: l'aquerello, quello autentico, eseguito su cartoncino, è veramente un mezzo espressivo di una difficoltà insormontabile per me. Peccato, perché i risultati che può raggiungere in mano esperte, sono veramente emozionanti quanto a capacità di restituire la luce, l'atmosfera.
Comunque, per avvicinarmi almeno a quei risultati, io mi "accontento" della scrittura, che so padroneggiare un poco meglio. Per questo, di quando in quando, adoro lasciarmi andare a ritratti di paesaggio (o umani) veri e propri, oserei dire "oggettivi", di pura osservazione, rinunciando per qualche momento all'aspetto analitico e introspettivo della scrittura, quella lirica in particolare.
Gli alberi sono tra gli elementi in natura che amo di più, assieme alle montagne. La loro tensione verso l'alto mi emoziona, e mi attira, anzi mi commuove, la loro poderosa delicatezza. Sono dei giganti dolcissimi, dai tronchi ruvidi, forti, massicci, muscolosi, si potrebbe dire, eppure capaci di slanci d'amore e di tenerezza impareggiabili, come l'accoglierci all'ombra, sotto le loro fronde, per proteggerci dal sole diretto, troppo abbacinante, a leggere, circondate dal resto del tripudio della natura.
Giganti mansueti e delicati, di cui una creatura come me, uno scricciolo di donna, si può innamorare perdutamente.

Ecco a voi, amiche dolcissime e amici cari, per voi, i "miei" alberi, con amore, come sempre.

M.P.

(P.S. Non sono un'esperta botanica, ma di letteratura un po' sì, e vi assicuro che le essenze che qui nomino fanno parte del mio universo personale, o perché presenti e riconosciute nei miei paesaggi "reali", o perché meta delle mie lunghe "passeggiate nei boschi narrativi", per parafrasare Umberto Eco.)




Nebbiuno, 2013 (M.P. - Foto personale)



Alberi

R
adicati alberi nel mio terreno,
fieri platani, cipressi come dita
puntate al cielo, ontani allineati
lungo la mia strada, a osservare
le persone, e le ombre, avvicendarsi
tra la notte e il giorno. E betulle,
le pallide betulle, flessuose fanciulle
in attesa del vento, ai margini
della boscaglia, e nel cuore più riposto
dove osano invece le querce, fitte,
oscure e severe essenze,
offrendo i loro fusti grinzosi e vegliardi
protetti da un vello di muschio.
Da quel muschio antichi viandanti
ritrovavano la via smarrita
nelle albe livide di nebbia.
Alberi, e alberi, e alberi ancora,
gli ulivi sulle scogliere, e gli abeti,
i nobili abeti, capaci di dialogare
con le nubi più distanti, e a rincorrere
le stelle, nelle notti senza luna,
quasi a volerle sottrarre al cielo,
lasciandolo per sempre sgombro
di luce e di scintille, e di sogni.
E poi i frutteti, allineati all'appello,
i meli, gli aranceti, i minuscoli noccioli,
i fichi succosi, e i cachi,
ultimi, tardi, gonfi globi di sole
infilzati dalle ossa ischeletrite
dell'incombente inverno.
Alberi tenaci, aggrappati ai declivi,
e ai crepacci della mia mente,
capaci di reggere ai venti
e alle tempeste,
alberi baluardi, alberi stendardi,
alberi di vascelli tra le onde e le buriane,
alberi lungo i viali, alberi a dare ombra
alle ombre dei cimiteri, carpini santi,
pioppi sepolti nel gelo, salici,
fieri salici a difesa dei parchi,
cedri imponenti e miti faggeti
riuniti a dialogare con gli stormi
delle cicogne, e con nugoli di storni
migranti in fuga dalle stagioni.
Alberi, alberi, e alberi ancora,
in filari, a macchia, in foresta,
alberi che alitano profumi d'ambra,
alberi che cantano al respiro
del vento, alberi che danzano
nella tramontana, senza posa,
senza tregua, come giovani amanti,
alberi alti, alberi immensi, alberi
devoti, alberi che sono pensieri:
alberi, alberi, alberi, alberi..
il paesaggio della mia mente è
alberi, alberi grandi, alberi immensi,
e te, amore mio, più immenso ancora.



Marianna Piani
Milano, 26 Ottobre 2013

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