«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 15 gennaio 2014

scorie



Amiche dilette, amici,

Quella notte non dormivo, come purtroppo spesso mi accade, e vi assicuro che se non avessi questo lenimento della scrittura che accompagna la mia vita sarebbe un tormento intollerabile, perché nel silenzio della notte, che peraltro amo molto per la sua riservatezza ed intimità, tutti i miei fantasmi e le mie angosce hanno libera via, mentre le ore gocciolano lente.
Non mi aiutano nemmeno i farmaci maledetti (e benedetti) di cui i medici mi imbottiscono, sperando così di fare di me una persona "normale" (lei signorina, mi dicono, deve sforzarsi di trovare in sé un equilibrio, deve cercare di vivere un ritmo normale, se lei non si aiuta, e non è un po' meno feroce con sé stessa, noi non potremo mai aiutarla…). Non serve, il pensiero, l'incubo di custodire dentro un unico corpo due personalità diverse, sempre in lotta tra loro, è estenuante.


Allora capita che mi alzi, mi copra con una vestaglietta, e mi affacci alla finestra a guardare il mondo. In Estate può accadere che mi vesta e decida di uscire (sì, in piena notte, un po' con il cuore in gola, ma io sono coraggiosa...). Nei mesi freddi, o nelle notti piovose, rimango alla finestra, a lasciare che il fiato appanni il vetro finché l'intera vista ne sia annebbiata.
Càpita allora di cogliere al volo uno scampolo di vita, nella notte. Poco può accadere in quelle ore, nel riquadro limitato di una finestra, in una via di Milano non particolarmente frequentata, ma a volte basta un accenno per suggerire, immaginare una storia, che si compone davanti a noi come il riflesso della nostra stessa vita.


Ecco, da scintille come queste nascono piccoli quadretti, come quello che segue. Mi siedo sul bordo del letto, e butto giù qualche riga sul mio iPad, o anche su un pezzetto di carta, poche note che poi all'alba riprendo per completarle, limarle un poco, per renderle comprensibili…

Per voi, amiche care, amici, come sempre con amore.

M.P.


(P.S. il titolo in "minuscolo" non è un refuso, è voluto)




scorie


Si ferma la vettura sul bordo
della strada, tra i detriti sedimentati
da un tempo incalcolabile di passaggi
e ripassaggi. Un lampione, solitario
come un tronco d'albero snudato
da un uragano, manda una luce
che non è luce, per quanto è violacea
e trepidante. Qualcuno fuma
in un angolo morto, non gli si scorge
il volto, chino sul mozzicone,
come se dovesse sfuggirgli dalla mano
strappato da un vento inesistente.
Una donna, dai lunghi capelli
sbionditi, gli sta accanto inconsistente,
anch'ella fumando adagio,
ma senza provarne alcun piacere,
solo segni di una angoscia, o affanno
in quel suo bel corpo proteso teso
verso il compagno senza volto.
Le gambe sottili calpestano impazienti
il gradino di pietra glabra, sulla coscia
una smagliatura indiscreta rivela
dalle calze nerofumo impolverate
un piccolo lembo di pelle bianca.
Un orologio, in qualche stanza
suona il tempo delle prime ore.

La nebbia si confonde al tabacco
in persistenti bizzarre volte,
non c'è dialogo, nel quadro,
solo sospensione di ogni gesto.
Alla fine della via i netturbini
intenti a compitare i loro mucchi
gridano tra loro voci incomprensibili.
Dunque: è questo l'unico suono
percepibile ora nell'alba, tesa
in attesa di bruciarsi presto
nel diabolico tramestio
della fabbrica febbricitante
dell'uomo e dei motori.
Ma il tempo per ora è fermo.
Il tempo ora è solo fumo nella nebbia,
che si perde in volute oziose.
Non riguarda più il tempo
questo deposito aggrumato
di memorie cauterizzate.
Graffiando l'intonaco con le dita
riemergono dipinti sfigurati
sulle pareti, simulacri
della mia fede senza dei,
delle mie illusioni rapprese
proprio come sangue
percolato da antichi tagli.

La vettura riparte, con un lamento,
e in quell'aggredire il catrame
e le pozze non v'è esitazione,
né distrazione, né perdizione.
Così le due figure degli amanti
si dileguano nella tenebrosa
voragine del mondo;
la loro storia rimane levitante
nell'aerosol della nebbia,
come tutte le storie minime
o immense che ci han sfiorato,
perdendosi nel nulla all'orizzonte.
Tra le figure e i passanti radi,
sono anch'io tutt'al più una figura
ritagliata approssimata nell'ombra;
la mia storia col tempo
si trasfigura, oppure sgoccia
sedimentandosi in colonne
di salsedine pietrificata.
Il rimpianto m'è negato, ma certo
le illusioni, le speranze, e le occasioni
si sono disseccate ormai, mutandosi
in scorie di passato, dilavate
dal tempo nelle gronde.
Di me non rimane infine
che una pallida conchiglia cava.



Marianna Piani
Milano, 31 Ottobre 2013

2 commenti:

  1. Cara Marianna,
    Lo so, è da un po’ di tempo che non scrivo più qui, sul tuo blog.
    Ma non credere che non abbia costantemente letto le tue composizioni !
    Non ho mai, e sottolineo MAI, mancato l’appuntamento, né di mercoledì, né di sabato, né di domenica.
    Un appuntamento, tra l’altro, a me molto caro.
    Questo tuo blog, questo duo spazio sul web è uno dei miei preferiti in assoluto, è un’oasi di arte allo stato puro, che rilassa e arricchisce l'anima (la mia anima, in questo caso).
    A fine giornata, è splendido potersi mettere comodi e leggere (o rileggere) i tuoi scritti, in assoluta calma.
    Come ti avevo già anticipato tempo fa, li sto stampando di volta in volta, al fine di poterli leggere come fossero un libro VERO, di carta.
    Non ho più commentato con frequenza solo per non sfociare nel ridicolo.
    Ho scelto di commentare questa tua composizione perché è una delle mie preferite, tra quelle che hai scritto ultimamente.
    Mi sono trovato catapultato nella descrizione della situazione, come se accanto a te, di fronte a quella finestra, ci fossi stato anche io.
    La descrizione del lampione paragonato al tronco di un albero snudato a causa di un uragano è notevole e molto “reale”, così come la descrizione della luce che esso stesso emana, “violacea e trepidante”.
    Il gesto della donna, che fuma senza provare piacere, quasi solo a causa di un gesto meccanico ripetuto come fosse scritto su un copione, ricorda a pieno il senso dello scorrere continuo della vita, seppur di fronte ai nostri occhi il tempo spesso sembra fermarsi.
    Il finale, come al solito, è molto personale, ed è molto d’impatto la figura di una “pallida conchiglia cava”.
    Potrei riempirti di complimenti, ma tanto sai già quanto apprezzo e rispetto il tuo talento e la tua persona.
    Pazza o non pazza, per me sei speciale.
    Pur essendo piccolina di statura, sei grande dentro.

    P.s.

    Ho apprezzato molto i tuoi ultimi quattro post a “carattere musicale”.
    Riesci sempre a sorprendermi !

    Un abbraccio, spero tu stia bene !

    Luca

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    Risposte
    1. Caro Luca,

      Non puoi immaginare quanto piacere mi faccia incontrarti di nuovo qui!

      Mi sei mancato, ma credimi, anche se non me lo dicevi, ho capito benissimo la tua gentile riservatezza. Del resto è proprio il motivo (a volte anche una mancanza di tempo) per cui io non intervengo come vorrei a TUTTE le pubblicazioni di alcune (pochissime per la verità) amiche di grande valore, come Rosanna, e anche Paola.
      Non vorrei sembrare ripetitiva, o troppo zelante, o magari troppo "di parte". E per questo mi limito più possibile.
      E ti credo anche quando mi dici che mi segui puntualmente, anche se mi lusinga e anche mi sorprende di poter essere diventata un "appuntamento" per qualcuno, proprio perché io faccio lo stesso con le persone che ho citato prima.

      Quello che trovo in te non è solo una lettura attenta, puntuale e molto sensibile delle mia cosette (chissà cosa non sai fare quando il testo è veramente grande!), ma anche una comprensione del mio animo che trovo soprendente ritrovare in un uomo, per di più più giovane di me. Io come sai sono molto (fin troppo) donna, e la mia sensibilità è strettamente femminile, eppure evidentemente tocco dei temi che vanno al di là di ogni confine di genere, e di questo non solo ne sono felice, ma anche orgogliosa.
      Sono uno spirito critico molto severo, ti assicuro, tanto che per anni nemmeno sono riuscita a scrivere, poichè trovavo la strada sbarrata dalla mia stessa cultura e sensibilità, poiché non mi sentivo - in tutta sincerità - degna.
      E ancora adesso tu sai bene che io mi considero (senza falsa modestia, perchè io non sono "modesta" per nulla!) ben lontana dal potermi fregiare di un titolo che non mi compete, e che forse non mi competerà mai, e preferisco considerarmi una semplice appassionata, innamorata dalla Poesia così come lo può essere una pittrice dilettante che va al Louvre ogni mattina per riprodurre sulla propria tela con le proprie mani un capolavoro (ne ho conosciuta un paio di anni fa una così, a Parigi, mi dai lo spunto per un ricordo...)

      Tuttavia vi sono brani che, pur apparendomi come gli altri ben lontani dalla perfezione, mi danno la sensazione di essere un buon risultato, quanto meno vicino a quelle che erano le mie intenzioni nel processo della scrittura. Che , come sai, è una performance esaltante, bellissima, ma molto impegnativa, se sincera, in termini emotivi. Io di solito ne esco svuotata...
      Ad ogni modo questa piccola composizione ("scorie") fa parte del ristretto novero di quelle che io preferisco. E tu, con il tuo istinto sicuro, l'hai colto.
      I "Cinque Pezzi Facili" sono un piccolo ciclo, e ci tengo molto, per molti motivi. Anche se questi brani sono forse un po' meno "puri" di ispirazione, avendomi voluto sottopporre a questo "gioco enigmistico", ed essendo una parte dell'effetto il risultato di un fatto "tecnico". Io - avendo molta facilità tecnica - cerco di non lasciare mai sopravanzare la tecnica alla comunicazione.

      Caro, senza "esagerare" (soprattutto con i complimenti: dai, stabiliamo che mi vuoi bene, e assodiamolo una volta per tutte), torna ancora, qualche volta, non mi mancare troppo, mi piace rispecchiare il mio lavoro nelle tue parole.

      La tua
      Marianna

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Sarei felice di sentire di voi, i vostri commenti, le vostre sensazioni, le vostre emozioni. Io vi risponderò, se posso, sempre. Sempre con amore.