«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 26 gennaio 2014

Cattedrale


Amiche dilette, amici,

mi piace, a volte, fare come fa uno scultore nel marmo - o nel legno: ricavare la figura, l'immagine, la percezione di una emozione, una sensazione, un paesaggio o un ritratto, "cavando", togliendo dal blocco compatto di materia ciò che imprigiona la forma, per liberarla. Con l'argilla, si plasma, si aggiunge, e poi ancora si plasma. Con il bronzo - si cola la forma in uno stampo, in negativo, ma sempre ricavando il calco con la tenace ricerca del plasmare e aggiungere. Con il marmo, la pietra, il legno, si può solo scavare, incidere, con bulino, scalpello o trapano, finché si raggiunge la superficie (immaginaria) della forma, dell'organismo che si è "visto" giacere nel cuore di quella massa compatta. Dura, ostica, a volte ostile, recalcitrante a lasciarsi domare.


Se ci pensate, con la parola, in poesia - ma anche in prosa - accade un po' lo stesso.
In una lirica - o in un passo in prosa - si può aggiungere parola a parola, per comporre una descrizione, illustrare un volto, definire una emozione. Ciò è più usuale, e anche più agevole, in qualche modo.
Diverso è quando queste immagini sono così chiare, luminose, da richiedere di non ritrarle direttamente, per non rimanere abbagliati.
Allora si può tentare di comporre su ciò che "non è", di ricavare l'immagine, appunto, in negativo, descrivendo piuttosto ciò che NON si vede, ciò che eccita il nostro sguardo non tramite il riflesso fisico dei raggi di luce e colore che si imprimono, oggettivamente, sulla nostra retina, ma ciò che per analogia emerge dal nostro archivio di memoria e di sensazione, sollecitato da quella visione, da quella contemplazione.


Questa breve composizione nasce così, dopo una passeggiata in un bosco di betulle, sempre in autunno inoltrato, e il tentativo è stato quello di "descrivere" senza raffigurare.
"Cavare", dunque, nel blocco compatto di immagini e parole, e liberarne il senso e l'emozione.
Occorre solo un pizzico di audacia. E forse un poca della mia improntitudine, che voi conoscete bene, e perdonate sempre.

Con amore, come sempre, per voi

M.P.





Cattedrale


L'edificio non ha mura, non ha pareti,
non si elevano colonne, come braccia
in orazione, non ha capriate, né navate,
né archi arditi, né transetti, né vetrate
istoriate dalla luce, né mosaici d'onde
argentate e pesci a tessere vivaci
a coprire il suolo, né il cielo occhieggia
d'indulgenti cherubini o di imbronciati santi.

Riverbera una musica soave
che non è d'organo, né di canto,
non vi sono, né vi saranno mai officianti
ad alcun rito, che non sia quello ispirato
dal soffio del maestrale tra le fronde,
il profumo che si espande col vapore
non è quello dell'incenso liberato
durante un responsorio o il kyrie o il sanctus.

Non v'è folla di fedeli che s'inchina
al passaggio del divino, non v'è il braccio
giudicante che s'abbassa misericordioso
sulla fronte del penitente. La luce del mattino
taglia come lame affilate la coscienza, eppure
non v'è alcuno che s'indugi genuflesso
a pronunciare la sua preghiera: la salvezza
proviene a ognuno dalla sua saldezza.

Solitario è il viaggiatore, solitario
è il suo cammino, verticale il paesaggio,
di verticali fusti e fronde dirette al cielo
come braccia tese a implorare aiuto,
verticali sono i canti degli uccelli
commoventi come salmi giubilanti,
verticale il respiro delle felci anelanti
alla brezza del mattino, nella foresta.



Marianna Piani
Nebbiuno-Milano, 23-25 Novembre 2013

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