«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 19 gennaio 2014

tracce


Amiche dilette, amici,

ogni uomo, ogni essere lascia dietro di sé le tracce del proprio passaggio nel mondo.
Possono essere le orme impresse da un piede sull'argilla, forse destinata ad essere restituita pietrificata dopo un milione di anni, o possono essere i segni incisi sulla carta da un narratore, che traducono il suo pensiero in un segno capace di trasmetterci, a distanza anche di secoli, il senso della vita, e le sue emozioni...

Ho scelto una forma quasi da filastrocca, non ho voluto evitare rime ed assonanze, per rendere l'idea del concatenamento, del susseguirsi di queste "tracce" nel tempo e nello spazio, come altrettanti sentieri e cammini.
E lo spazio di cui parlo qui, il luogo di questi itinerari, è fondamentalmente lo spazio della memoria.

Sapete, io sono una donna semplice, come tutte voi, e sono fragile e piccolina, tanto da non imprimere facilmente le mie impronte su un terreno compatto. Eppure anch'io, qui, in queste pagine fatte di nulla, solo una nuvola di elettroni e di pixel, forse lascio una mia tenue, ma riconoscibile traccia. Che voi, con grande acutezza e sensibilità (e pazienza) seguite.


Ma la meraviglia non è questa: è che ognuno di noi prima o poi trova il suo particolare modo di lasciare nel mondo e nella storia una porpria personalissima irripetibile traccia. Non necessariamente occorre essere artisti per questo. Gli artisti sono soltanto coloro che la natura ha dotato di un'antennina speciale, in grado di percepire e di interpretare e restituire "in chiaro" a tutti queste tracce di umanità.

Per voi, come sempre, con amore. La vostra innamorata

M.P.


(P:S. Anche qui la lettera minuscola nel titolo è voluta.)







tracce


Dietro l'uomo, le sue tracce;
nella neve, o nel fango,
oppure nell'erba, un passaggio
tra le alte foglie delle felci,
o la scia della sua nave
che ferisce il mare calmo.

Non esita, il Nostromo,
a gettare la cima sopra il ponte,
il viaggiatore affronta l'alto passo
sotto il battere della pioggia
che stordisce e sfibra tanto
quanto un disperato pianto.

Lo scalpellino ha lasciato
incisi nel cuore della pietra
i segni della sua possanza
e della sua formidabile destrezza:
i nomi sulle lapidi di marmo
rimarranno, grazie a lui, per sempre

a giocarsi il tempo,
così come si perpetueranno
le distanze incise in miglia
sopra i cippi delle strade.
Il ragazzo innamorato intaglia il nome

del suo bene nella corteccia.

Resiste il legno al filo del coltello,
così come resiste la memoria
alle ferite, agli sfregi, ai tagli
delle disillusioni e dei distacchi.
Uno strumento a corde, altrove,
intesse malinconici merletti.

Il vecchio sulla sua seggiola
di paglia gialla attende il sonno
del suo tramonto, lasciando
dalla pipa d'osso bianco
un filo di fumo lungamente
disvanire nell'aria immota.

Chi scrive solca il foglio
come una goletta d'alto mare
traccia la sua rotta
sullo specchio delle acque,
la penna stride sulla carta
intridendone le vive fibre

dell'umore e sangue del poeta
rappreso in nero inchiostro.
Il giovane ribelle, ferito al volto,
lascia sull'asfalto
una scia di rosso sangue
a gridare la sua passione,

come un rivolo di fiamme.
L'uomo lascia dietro sé le tracce
lucenti, bianche, azzurre, amare,
verdi, grigie, nere o vermiglie,
raggelate e fiammeggianti
del suo impareggiabile valore umano.

Per questo ora noi al tramonto
con questo stecco di giunchiglia
incidiamo sul candido arenile
il nostro incerto discontinuo solco,
che la marea, maternamente,
riaccoglierà nel proprio grembo

e presto annullerà dal mondo.



Marianna Piani
Milano, 6/8 Novembre 2013

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