«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 28 dicembre 2013

Non v'era luna



Amiche care, amici
qualcuno che amiamo, di colpo si allontana, e ci lascia.
A volte è un evento a lungo temuto, o atteso. A volte si tratta di un cataclisma improvviso, da noi del tutto imprevisto.
Quest'ultima situazione in particolare ci lascia a lungo intontite, come se avessimo ricevuto un pugno in piena faccia; non riusciamo  credere che sia successo, non riusciamo a riprendere il filo dei nostri pensieri, stentiamo letteralmente a "riprendere conoscenza".
A me, come di certo a tutte voi, ciò è capitato spesso, diremmo anche troppo spesso purtroppo, ma si tratta della vita, accade, non riusciamo a capacitarcene, ma è inevitabile.
Questo era lo stato d'animo in cui scrissi la composizione che intendo condividere con voi stasera.
Avevo investito molto di me stessa, della mia fede, della mia sensibilità, e avevo aperto del tutto il mio cuore nei confronti di una persona che d'un tratto, senza preavviso, senza neppure una spiegazione, si negò a ogni mio tentativo di incontrarla, perfino solo di parlarle. Che si può fare, in questi casi? Io piansi come una matta. Tentai di comunicare con lei, disperata. Ma piangere e mostrare il proprio dolore non serve a nulla, solo ad esacerbare ciò che nell'altra persona ha provocato l'allontanamento.
Ed eccomi allora qui, tutta sola, ad osservare il mondo attorno che prosegue indifferente la sua vita, anche se tutto acquista ora un tono di tristezza, di malinconia infinita…
Un Dio buono, che mi vuole bene, e mi ha dotato del dono della scrittura. Questa capacità consente di esprimerci, ma non lenisce, no affatto, anzi, se mai approfondisce la ferita, come fa il bisturi di un chirurgo che apre il corpo vivo in cerca degli organi da riparare. Ma - almeno - aiuta a comprendere ciò che ci accade, altrimenti la vita sarebbe una foschia insensata in cui ci perderemmo… O almeno io sicuramente mi perderei.

Per voi, amiche dilette e amici dunque, questo mio frammento d'anima, come sempre, con amore.

M.P.





Non v'era luna


U
n semaforo in fondo al viale
lampeggia il suo segnale, esausto,
una figura percorre la banchina
a passo breve, da qui non si può intuire
se sia uomo, oppure donna. Solo un'ombra
senza importanza, nella meccanica rapida
del mondo. Una presenza che sarà
presto assenza: cancellata dalla notte.

Passerà una vettura, di soppiatto,
senza fare troppo rumore: va di fretta,
se pur forse senza motivo a quest'ora.
I fanali scorticheranno le facciate delle case
lampeggiando sulle lastre delle vetrine
e dei balconi, come quella luce repentina
di ripulsa aveva lampeggiato all'improvviso
nelle tue pupille, la notte prima, subitamente.

Non v'era luna, come non v'è oggi,
a illuminare gli angoli segreti del tuo tormento,
e le stelle come oggi non sfavillavano,
soffocate dalla nebbia. Gatti sfioreranno a lungo
con sospetto i muri, come spettri spinti dal timore
del risveglio della ragione. Nessun suono.
Nemmeno un singolo bisbiglio. O un sospiro.
O lo sciabordio d'un passo in una pozza.

Una falena attorno al suo lampione
conduce senza sosta la vana danza,
come il mio pensiero svagando danza
attorno alla tua figura già appannata
di lontananza. Io ti chiamerei, così, nel vuoto,
ma temo echeggerebbe invano la mia voce
nelle ombre della notte, come il lamento
di una nave che non trova più l'approdo.

Come è dolce, e chiara, questa sera
che s'è assopita tra le mie mani,
ignara, come un bimbo nel suo sonno,
della nostra serena lontananza.
Tu - sola, avviata sul tuo sentiero verso il sole,
io - abbandonata immota a riva a contare l'onde
che mi trattengono ancorata alla mia follia.
Ch'è dolce, quando stringo le mie braccia al seno

appoggio il mento sulle ginocchia
e - chetamente - piango.



Marianna Piani
Milano, 11 Ottobre 2013


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