«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 4 dicembre 2013

Taccuino d'ottobre


Amiche dilette, amici cari,

lo confesso, io "lavoro" alla vecchia maniera. Catturo gli attimi, le idee al volo, sulla carta e a matita, a volte mi accontento un piccolo mozzicone, rimasuglio del mio lavoro di illustratrice, e di uno spezzone di carta, a volte perfino lo scontrino del supermercato in mancanza di meglio.
Le impressioni sono terribilmente effimere, sapete, come i sogni.
E le idee sono alquanto dispettose: pare che tanto più sono luminose e interessanti, quanto più in fretta svaniscono dalla memoria, diventano inafferrabili. Sapeste quante volte mi sono trovata a tentare affannosamente di ricordare una qualche visione, una immagine di cui ricordavo soltanto che mi era sembrata bellissima al momento di formularla. Soltanto questo, null'altro: perduta per sempre. La sensazione è allora quella di essere stata derubata di una bellissima tela prima di aver avuto il tempo almeno di fotografarla.

Per questo cerco di afferrare le idee nel momento in cui mi passano davanti al naso, non aspetto di essere tranquilla a casa, alla mia scrivania, con il cellulare spento, affidandomi alla memoria… A quel punto sarebbe troppo tardi. Cerco di annotare le idee lì dove mi trovo, anche se a volte questo mi procura delle situazioni imbarazzanti, come il mollare un discorso a metà per cercare nella borsetta il taccuino, che di solito non si fa mai trovare di primo acchito, quando serve.
Successivamente, questi spunti, questi versi sparsi e interrotti, possono diventare i semi da cui farò germogliare una nuova composizione, oppure anche no. Ma quand'è il caso,  riprendo il flusso del pensiero lì dove l'avevo lasciato e lo fermo, sempre a matita e sulla carta. Sono una dattilografa praticamente da "primo premio" (un tempo avrei avuto un gran valore sul mercato), ma il pensiero è comunque assai più rapido, e l'unico modo che conosco per riuscire a stargli dietro è quello quasi stenografico della mia scritturaccia, che difficilmente altri da me sarebbero in grado di interpretare.
Solo alla fine, mi metto alla tastiera, la maggior parte delle volte sul fedele iPad - che Dio gliene renda merito - e lo faccio perché a quel punto ho bisogno del massimo ordine e della massima chiarezza, per riuscire a controllare e stimare anche graficamente la scrittura (per me vi assicuro è una componente rilevante) e la dattilografia è ciò me lo assicura.

Tutto ciò per "presentare" questa composizione, che è nata in un unico giorno, come mi accade il più delle volte, nell'arco di un breve tempo: tratteggiata per brevi "pennellate", concedendomi ancora una volta alla mia tendenza al paesaggio, alla descrizione, al chiaroscuro. Come una pittrice a spasso col suo notebook (taccuino), in un giorno qualsiasi, ma bello, di inizio autunno, o piuttosto, in questo caso, di un'estate che non si decide a morire.
In seguito, rileggendola dopo il consueto periodo di decantazione, l'ho modificata di poco, molto meno che in altri casi, perché sento che il valore primo di questa piccola cosa sta nella sua freschezza, nella sua sbozzatura da disegno dal vero.
Ve la propongo ora qui, amiche care e amici, come di consueto, con amore.

M.P.




Taccuino d'ottobre


Mi piace essere parte di questo quadro d'autunno,
come le foglie, ancora verdi, e i parchi, distanti,
ancora fiorenti, nel grigio sole senz'ombra.

Come le brezze improvvise
che si gettano tra le vesti fingendo
d'essere tramontane, ma ancora troppo lievi.

Troppo piccine per raggelare.
E le imprevedibili piogge, a volte sottili,
a volte copiose. Ma brevi.

E dopo le piogge, gli squarci
tra le greggi di nubi, a lasciare liberi lembi
di folgorante azzurro. Come quello antico

d'un affresco ritrovato sotto l'intonaco, intatto.
Tanto ci è grato quell'immenso guscio
di porcellana per quanto già c'è mancato.

Il tepore addolcisce ancora, come una carezza
che non vorremmo mai abbandonare,
somiglia piuttosto però a un bacio

labbra a labbra, per il suo tenero umido contatto.
Perció io cerco il tuo viso che mi s'accosta
senza timore, in una delicata intima lucentezza.

Vorrei allora raccogliere i miei dolori
come il netturbino fa con le pagine gualcite
del mio taccuino, che ho lacerate una ad una

lasciandole libere a violare il loro destino
in cima agli elisei bizzarri e alle incostanti
brezze di terra, seguendo gli storni al tramonto.

Si adunano controluce, gli uccelli, in turbinosi mucchi,
assieme ai miei pensieri, bizzarri o soavi,
come alfabeti di penne e di cuori, attendendo

di muoversi in volo e canto, di raggiungere il nuovo mondo,
o di perdersi senza ritorno. Sono come caratteri neri
impressi contro una pagina di luce e di vento.

Quel cielo all'orizzonte che ieri era piombo
oggi è rosso sangue, il sole promette battaglia
domani, noi ragazze siamo nelle sue mani.

Avanza, il tempo, trascinando una stagione
nell'altra. Non c'è pace per me al mondo
finché - amore mio - non ti riprendo.



Marianna Piani
Milano, 2 Ottobre 2013

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