«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 10 aprile 2013

Attesa


Amiche care, e amici, una poesia d'amore, certo… Ma d'amore pieno, scoperto, appassionato…
O meglio, la cronaca puntuale, come annotata nervosamente al taccuino, dell'attesa che arrivi, all'appuntamento, questo amore, ritardatario, come sempre…
Una poesia piuttosto lunga... perché lunga è l'attesa.
Io sono ansiosa, fino al patologico, e per questo sono puntualissima, anzi io arrivo in preferibilmente anticipo agli appuntamenti, e a volte per non fare la figura della scema, aspetto che sia l'ora giusta, rodendomi, e magari aggiungo cinque minuti in più di finto ritardo… Invece tutti i miei amori sono stati ritardatari inveterati, non so perchè, e questo non fa eccezione. E io, "ansiosa fino al patologico", mi arrampico sui muri per l'angoscia, nell'attesa. E quanto più sono innamorata, tanto più è lungo e tormentoso è il ritardo. Oppure mi pare che lo sia, il che è lo stesso.
Poi lei arriva, serena, come se nulla fosse, e io invece di prenderla a ceffoni la copro di baci. E lei, sorpresa, pensa che io sia matta... come peraltro notoriamente sono…


Per voi amiche, puntuali o ritardatarie, e per voi amici cari, ritardatari o puntuali: che aspettate, o che vi fate aspettare - con pari amore.
M.P. ♥




Attesa

 

Vado, turbinando
come una foglia vizza
nei soffi e sbuffi impazienti
della tramontana,
o come una biglia
impazzita impazzando
nel moto browniano
di un flipper squinternato,
tra mura e mobilio,
senza direzione nè mira.

Ogni fermata
è una spinta,
ogni sosta
è subito un balzo
alla prossima sosta.
Ho ripassato le labbra
più volte,
insoddisfatta di segno
e di tinta.
Ho mutato pensiero
su ogni capo
del guardaroba,
incerta se apparire
in bianco, oppure in nero.
O in rosa, o a colori
d'arcobaleno.
O anche in fiori. Oppure
adornata di pizzo e d'organza.
Ho tormentato
la punta delle unghie
con i denti,
incidendo lo smalto
di tacche e di graffi,
come la carena
d'un brigantino in disarmo.

Ho cercato pace
rassettando la stanza,
senza fortuna,
abbandonando nel mezzo
del pavimento, orfani,
secchio e vileda.
Ho indossato, reindossato,
ho provato allo specchio
scarpe di foggia diversa,
alte, troppo alte, troppo piatte,
troppo usuali, troppo
casuali, troppo azzardate,
troppo chiuse, troppo nude...

Ho aperto la posta
e ho letto messaggi
senza capirne il senso,
mi sono costretta seduta
sopra il divano,
le gambe raccolte sotto il sedere,
incrociate, scorrendo le timeline
sul fonino, che odio detesto
quand'è così silenzioso.
Le gambe impazienti
di frenesia e incapaci
di rimanere ferme
anche un solo momento
mi hanno forzato a rialzarmi,
e a ripercorrere la stanza
come una tigre allo zoo
che misura la gabbia
avanti, e indietro,
e ancora avanti,
e ancora indietro,
con trattenuta impotenza
e rabbia repressa.

Appoggio la fronte
sul vetro della finestra
guardando il vapore
del mio fiato
offuscare la strada
affollata di frettolosa
umanità senza parte alcuna
nella mia vita...
E ripercorro ancora
in me stessa
la mia attesa.
Ogni rumore, ogni struscio
accanto alla porta,
ogni indizio
di vicinanza,
ogni speranza
d'un arrivo
è un sobbalzo
nel ventre e
si configge
fino al cuore
del cuore.
Ah!

Tutto questo subivo,
quaggiù sulla Terra,
stretta nel tempo
che scorreva e mi serrava
in un sempre più angusto
urticante disagio.
Ma avrei scavalcato
muraglie di pietra,
alte fin sopra le nubi,
avrei risalito
seracchi di ghiaccio
brucianti di gelo
a mani nude,
scuoiando i palmi
fino alle ossa,
avrei scavato le rocce
che mi separavano
da ciò che era la mia vita,
rodendo con l'unghie
il granito compatto,
pur di crearmi
un qualunque
sotterraneo passaggio.
Avrei sfidato
le raffiche dei monsoni
e le furie degli alisei,
avrei risalito
le rapide schiumanti
del Colorado,
e le correnti turbinose
dei fiordi,
e avrei rincorso
le comete, e le Perseidi
sciamanti in notti
come queste,
baluginanti
come ricordi.

Tutto questo
avrei fatto,
e più ancora,
pur di raggiungerti,
amore mio caro,
pur di non rimanere
ancora così, sospesa,
pur di abbreviare
questo supplizio
che mi vede rinchiusa
tra la fine e l'inizio,
tra la morte e la vita,
legata da invisibilill
lacci di tempo.
Se l'eterno non è umano
quant'è inumana,
amore mio,
questa attesa?


Milano, 27 Febbraio 2013
Marianna Piani

8 commenti:

  1. Dolce amica mia speciale, l'attesa ansiosa... Mi sembra di vederti, Marianna. Solo chi ama o ha amato, anche solo per un intenso momento, può veramente capire. Il tempo così, a volte amico e a volte nemico. Amico quando ci porta sulle sue onde le sue belle sorprese. Nemico quando non basta mai, quando fugge e sfugge, quando l'onda si ritira e risucchia ogni cosa lasciandoci la schiuma del ricordo. Vivi i momenti, amica mia, che insieme fanno la vita. Con il tuo amore, e non con la disperazione, colmerai i momenti vuoti che vuoti non sono.
    Tua Sonja

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    1. Il Tempo, come lo Spazio, è un concetto relativo, non occorre arrivare alle Equazioni geniali di Einstein, le donne questo lo hanno sempre saputo: come sono i nove mesi della loro vita dedicati a creare una vita? Brevi o infiniti? E il braccio di mare che le separa dal loro amore, è una distanza astrale oppure un trascurabile nulla?
      Grazie Sonja, per la tua consueta dolce amorevole comprensione di questo groppo di contraddizioni e ansie e angoscie e gioie che è, ahimè, la tua amica Mari.

      Un bacio
      Tua, per sempre

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  2. Tempo ... sempre tiranno anche quando è bello ... anche quando siamo felici e ne abbiamo tanto ... attesa tremenda quando sai che sarà vana ... però questa è la vita e tu sei parte integrante di essa guai se così non fosse, noi abbiamo bisogno di te del tuo scrivere e del tuo dire ... di te ... di noi! Besos

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    1. "...Noi abbiamo bisogno di te..."
      Cara Emilia mia, ho pianto a leggere queste tue righe, giuro. Io che mi sento così inutile, così superflua... Così sbagliata, così diversa... E poi persone come te mi forniscono una "necessità" di vita! Spero solo di non deludervi mai, mai!

      Grazie, cara
      La tua Marianna

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  3. l'attesa... l'attesa.
    tutto gira intorno a un'attesa.
    belle parole, davvero.

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    1. Grazie cara, con la tua sensiblità hai dato universalità a questo concetto. È vero, l'Attesa è la condizione umana della vita intera. Come dici tu, meravigliosamente. Una lunga perpetua attesa, spezzata di quando in quando, raramente, brevemente, come puoi vedere nella mia prossima composizione, da una "Inattesa" che ci coglie, fulminea.

      Grazie davvero.
      Un abbraccio
      Marianna

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  4. cara amica sai quanto l'ansia tormenti anche me,la vedo la tua ansia, scorrerti dentro e farti correre per arrivare puntuale...dai su.....che ogni attesa porta a un traguardo,un incontro,una meta....ti abbraccio forte forte...con immenso affetto!
    Tua Laura

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    1. Lauretta cara, tu che appari così quieta, sei inquieta. Ma già, l'inquietudine è il sentire di ogni donna che si dica donna. L'attesa, come dico anche sopra a Sonja, è il sentimento più condiviso, e per una donna più che mai, per lei cui è chiamata "attesa" il lavoro del suo ventre, mentre ricrea in sè la Vita...

      Grazie cara, resta con me
      Un abbraccio stretto
      Marianna

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