«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 19 maggio 2013

Abbecedario XXIV


Amiche care, amici gentili, penultima conversazione, penultima voce di questo abbecedario, di questa breve, ma densa avventura nella suggestione delle parole.
Alla prossima qualche valutazione, qualche riflessione finale.

Qui ora festeggio la terza accezione di "Vanità", quella che sento di più: Vanità dell'essere femminile, e la Volontà piena di esserlo, con gioia e convinzione e orgoglio.
Il mio essere donna, a pensarci bene, mi sta salvando dalla follia, il sentire di essere un granello importante di questo universo, la coscienza della mia bellezza, la forza della mia sensualità prorompente, mi dà l'energia per sopravvivere alla mia totale più intima disperazione.
Tra dubbi, atroci ansie e senso d'incompletezza, di perdita, di mancanza, e fragilità estrema, il conforto di essere ciò che sono, consapevole e pieno.
Vanità è donna? Forse qui tesso una trama di parole solo per ribadire un luogo comune? Può essere… Ma è questa l'energia cui faccio appello in ogni momento, per non lasciarmi scivolare nell'angoscia più oscura…

La dedico a voi, naturalmente, amiche e donne meravigliose, e anche a voi, amici, compagni,  voi che ci ammirate, che ci amate, che pur non cogliendo il nostro mistero ci rimanete al fianco, porgendoci il braccio cui noi ci aggrappiamo…

M.P.




Abbecedario XXIV

V

come la Vanità - III

Vanità, ovvero: Volontà.



È un soffio
che s'avviluppa ai capelli,
è un fiato
che deposita nuvole di dubbio
sopra gli specchi,
è un sospiro
che gonfia la mia voce
di qualche rimpianto,
e di tenero orgoglio,
è la brezza del primo mattino
che accarezza le gambe
morbidamente
come le labbra di un amante,
è il pensiero casto e intenso
di me stessa
accarezzata dagli sguardi
celanti desiderio
dei passanti.

È nulla fatto di un nonnulla,
che riveste di seta
in labili ariose trasparenze
il corpo, la chiara pelle,
l'intelletto mio acuto
forse incostante
forse intemperante
forse impertinente
sempre danzante
certo fascinante
di donna.
È il velo d'oriente
che copre le labbra corallo
dei miei sorrisi
e dei miei bronci
indirizzati come dardi
a chi amo
e a chi detesto
per vederlo sanguinare
in silenzio.

È il luccicare del brillantino
che riposa sul lobo vellutato
delle mie orecchie
come sopra un cuscino
deliziandosi al primo sole
del mattino d'inverno,
freddo, ma caldo
di trattenuto desiderio.
È il ticchettio indiscreto
dei miei passi leggeri,
incerti ma decisi stiletti
sopra il porfido ineguale
del selciato, al cui suono
si volgono d'istinto
l'ammirato e la gelosa,
sconosciuti subito lasciati
alla loro vita avvinghiati.
È il profumo
dolce e profondo
dei mille misteri
celati nella borsa
al mio fianco
fedele come una amante
come una compagna,
come una sorella.

È la morbida pigra curva
del seno che rivela
l'ombra della mia figura
fuggente sul muro
di marmo bianco.
È il mio incedere franco,
il mio dire,
il mio sentire,
la mia mano piccina non tanto,
le gocce di smalto rubino
sulle mie dita,
il mio sguardo scuro,
la fragilità manifesta
in ogni mio gesto.

È ciò che mi fa femmina.
È ciò che mi fa donna.
È ciò che mi fa viva.
È ciò che mi fa volere
d'esser voluta.



Fribourg, 01 Gennaio 2013
Marianna Piani


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