«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 15 maggio 2013

Gita antica

Amiche care, amici diletti. Oggi sfioro un argomento per me assai doloroso. Proprio oggi ho pubblicato nella mia collezione di traduzioni da capolavori del passato, una stupenda poesia di George Byron, dedicata alla amata sorella Augusta: Mari Piani - Poeti Inglesi.
Io, come alcune di voi sanno, a seguito del tracollo famigliare che ho subito, ho perduto la mia sorellina Paola, che non avendo più un orientamento e una direzione, e non so quanto inconsapevolmente addossando a me la "colpa" di ciò che era accaduto, è fuggita lontano, si è allontanata per sempre da me, senza darmi un saluto, o una parola di spiegazione.
Semplicemente, un giorno, senza dir nulla, è partita, seguendo un uomo assai più anziano di lei, forse per il bisogno di "sostituire" l'insostituibile - il padre che da poco avevamo perduto - e non l'ho più rivista né sentita.

Sono passati anni ormai, so da fonti indirette che sta bene, vive in Germania, anche lei con il mio stesso strano destino di non avere figli, ma null'altro più. Non un indirizzo, non un recapito, non un cenno, non una cartolina, nulla di nulla. Per me è stato un duro colpo, aggiunto agli altri, che mi ha fatto vacillare, per certi versi perfino peggio di una morte, per la quale il nostro istinto è predisposto ad elaborare un lutto, che aiuta in qualche modo a rimarginare la ferita. Ed è uno strazio costante nella mia memoria, se penso che eravamo da bimbe e ragazzine molto unite, solidali, complici, quasi sempre insieme. Per me lei era "la mia sorellina", che io amavo senza nemmeno pensarci, d'un amore spontaneo, inevitabile, di sangue.
Questa composizione nasce da questi ricordi. Come quando assieme - fin da poco più che bimbe - ci recavamo in montagna, la passione che maggiormente condividevamo, per compiere lunghe traversate, difficili arrampicate, io, lei, da sole, chiacchierando di ogni cosa, dei nostri progetti, dei nostri sogni, delle nostre illusioni.
Mai, sintomaticamente, dei nostri amori, in questo io e lei eravamo diverse, divise da una barriera di impenetrabile riservatezza e pudore...

Ecco, è un canto sentito, teso. Lo dedico a voi, amiche care e amici. Come dicevo in un intervento oggi sulla mia TL, chiunque abbia una sorella cara accanto, la tenga bene avvinta: senza, è un altro il mondo...

Con amore, e rimpianto
M.P.



Gita antica

Arrivammo alla meta,
stanche, senza fiato,
ma ridendo tra noi -
sorelle di sangue -
del tempo e del mondo.
Gettammo a terra gli zaini
pesanti di ore
di ardua salita.

La meta era un ampio pianoro
coperto di muschi
e di corta saggina,
a quota duemilatrecento,
quasi un terrazzo,
tra uno strapiombo
e una valle
sommersa in un rigoglio
di nebbia bianca
come un fiume di neve,
e un mare di trifoglio.

Sopra di noi
soltanto speroni di roccia
severi come obelischi
corrugati e nodosi
e tesi al cielo
come le dita
d'una vecchia
in preghiera.

Oltre ciò, solo cielo
e graffi di nubi
di puro ghiaccio,
sfrangiati come stendardi
consunti in battaglia.

Ci sedemmo
sopra due massi sporgenti
da sotto una macchia
di asciutto ginepro,
per riposare dopo l'ascesa,
e per nutrirci
prima d'iniziare
il sempre mesto ritorno.

Ben presto
il gelido vento di quota
ci costrinse a stenderci
bocconi sull'arida erba
fianco a fianco
per riscaldarci:
sentivo il tepore
del tuo corpo
che mi cercava,
confidando.

Sotto di noi
dirupi e strapiombi
e un gracchio,
solitario,
come un mobile
sbaffo d'inchiostro,
compiva larghi giri
nella sua quieta ricerca
di prede o di avanzi.

Consumando voraci
il panino, con le festuche
che ci solleticavano il viso,
parlavamo fitto di noi
dei nostri sogni e progetti,
e sparlavamo ridendo
di amiche e vicine
e compagne di banco
e dei loro amoretti.

Tu eri così parte di me
Paola, sorella mia, quei giorni,
la vita era come quel cielo
sereno, solo sbuffi
di cirri di ghiaccio,
sparpagliati senza ordine
verso l'orizzonte.
Il tempo della fine
ancora doveva venire.

Ma c'era quel vento
gelido e teso
da cui ci difendevamo ora
stringendoci accanto
e abbracciando la terra.
Quel vento che un giorno
t'avrebbe strappata da me
e ancora non sapevo.

Quando ci alzammo
per riprendere il viaggio
ti osservai che caricavi
il tuo zaino, come usavi,
con un ampio giro
su te stessa,
e con un rapido colpo
di reni per assestarlo
alle spalle.

Ti osservai che partivi,
contro il cielo ceruleo
quasi bianco
di uno dei nostri Settembre
tra le cime,
osservai la tua figura
di ragazza, snella allora
come una cerbiatta
di alta montagna.

Così simile a me,
poiché sorella,
eppur così diversa
nel tuo modo di muovere
le gambe, le braccia,
larghe sottili
come ali di cormorano,
di scuotere i bei capelli
che tu avevi lunghi
e ventosi e chiari
come di una sirena.

Ti guardai allontanare
a passo certo
sulle pietre della frana
che portava a valle,
un istante prima
di seguirti
come sempre facevo
sui sentieri
dei monti e del mondo,
io più grande di te dietro,
tu prima.

E non sapevo allora
che presto
il cielo si sarebbe oscurato,
la tempesta avrebbe infuriato
su noi ancora inesperte
della vita,
e che ti avrei vista
allontanarti ancora di spalle,
senza nemmeno indugiare
a lanciarmi un ultimo sguardo
di saluto, o di sfida.

T'avrei vista
allontanarti per sempre
da me, per raggiungere
la tua vita
che credevi perduta,
e in eterno sarei rimasta
a guardare un cielo
deserto,
un gracchio distante
che compiva larghi giri
elegante, indifferente.

E a chiedere, ormai sola,
a quel cielo
perpetuamente:
"perché?
"

Marianna Piani
Milano, 25 Marzo 2013

7 commenti:

  1. Commoventi i versi dedicati a tua sorella tesoro, veri e intensi! Un abbraccio ancora più speciale e forte!

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    1. Una sorella di sangue è sorella per sempre, nemmeno la morte può negarlo.
      Per me è così. E penso sia così anche per lei. Il suo negarsi è tanto più atroce, ma devo rispettare questa che è la sua precisa volontà.
      Ma sapessi quanto sola, quanto sola ciò mi fa sentire!

      Un abbraccio, poetessa e amica cara!

      Tua
      Marianna

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  2. Penso che sicuramente verrà il momento in cui tua sorella si chiarirà con te.Se tanta confidenza c'è stata tra di voi non può non aver lasciato segno.Magari ci vorranno anni,ma ogni cosa ha i suoi tempi.Tu intanto non colpevolizzarti inutilmente e prosegui serenamente la tua vita.-Alessandra-

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    1. Cara, purtroppo no, non ci spero più. Sperare mi fa forse più male che non farlo, e arrendermi all'ineluttabile.
      Come dicevo a Lauretta qui sopra, è la sua volontà questa, e io la devo rispettare, per quanto incomprensibile e atroce sia. Del resto io sono malata nella mente, e forse anche lei lo è, in modo diverso. Non abbiamo colpa penso nessuna di noi due. Abbiamo subito in giovane età (e lei più giovane di me ancora più indifesa) un cataclisma indicibile. La nostra vita e la nostra anima ne sono state sconvolte per sempre...
      La vita continua, in qualche modo, per entrambe, su pianeti diversi. Lei non esiste più, se non nel ricordo. Non ci sono puntini di sospensione alla fine di questa storia, temo, solo un punto fermo.

      Grazie, Alessandra mia, per la tua vicinanza, e comprensione.

      Tua
      Mariannina

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  3. Non sperare,se ti fa male.Ma,ricorda che tutto è possibile e che la vita è lunga.Grazie a te che ci fai pensare.-Alessandra-

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    1. Oh, Ale cara...

      La mia non tanto lunga. Non abbastanza, comunque. Non è vero che tutto è possibile, ma che tutto scorre e fugge, questo sì. Tutto ci lascia e ci abbandona. Tutto finisce, anche il dolore. Anche il dolore ci lascia da sole. Io a volte mi stringo a me stessa, rannicchiata in un angolo, la fronte piantata sulle ginocchia, cerco di piangere, e non ci riesco. Il che è un tormento.
      Poi risalgo, pian piano, mi rialzo, mi riprende la voglia di respirare, e di vivere. Non so cosa mi spinga, forse le persone che mi vogliono bene mi fanno sentire meno inutile... Ma la lotta è quotidiana. Per non soccombere al lasciare che tutto accada, e il nulla abbia il sopravvento. Occorre passione. Curioso come si chiami "Passione" un percorso di dolore, la Croce sulle spalle, e nello stesso tempo si indichi "passione" la felicità della conoscenza, mentale, carnale...
      Per resistere, comunque, occorre passione. Che è anche dolore, inevitabilmente.

      Grazie, amica diletta, grazie per il tuo pensiero appassionato!

      Tua

      Mariannina

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    2. Nulla ci lascia se non lo vogliamo ,ovvero qualcuno o qualcosa può lasciarci nel mondo materiale ma non in quello spirituale.Nel nostro cuore e nella nostra mente vivono per sempre pensieri e ricordi che sono musica e poesia e punti di riferimento dell'esistenza,come tu ben sai.Gioie e dolori intensi fan parte della vita ma sono passeggeri.La serenità è la via di mezzo,è ciò che più ci fa star bene in modo relativamente duraturo.
      Con" tutto è possibile "intendevo dire che ci sono molte situazioni che possono nel tempo far riallacciare legami un tempo"sciolti"Un esempio banale;una questione burocratica, di legge.-Alessandra-

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