«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 5 maggio 2013

Fiume Poesia (Versione completa)


Amiche care, amici gentili, le poesie scritte in dedica a Rosanna sono nate quasi di getto, nel corso di una notte, e sono nate per esistere tutte insieme.
Per questo le ripubblico qui, in una unica "pagina", così che, chi vuole, possa leggerle di seguito una all'altra e, soprattutto, vederne il percorso nel suo insieme.

Sì, perché nell'insieme esse guadagnano un ulteriore senso, non solo perché insieme sono nate, e non solo per il loro significato, per la narrazione sottesa, quella di una esplorazione ideale del corso di un fiume, dalla foce alle sorgenti.
Ma anche perché visivamente esse rappresentano ciò che narrano.
Usualmente rifuggo da questi mezzi di rappresentazione un poco extrapoeticiv(anche se molti Grandi lo hanno fatto, particolarmente in epoche recenti. Cito solo ad esempio Pasolini - e chi lo direbbe) perché preferisco la purezza della parola, ed essendo io una grafica e illustratrice di mestiere,  preferisco non contaminare tra loro i territori espressivi in cui mi avventuro.
Tuttavia, questa composizione si è disposta quasi di forza in questa forma, proprio come un fiume che da largo letto di acque quiete e profonde correnti si trasforma via via risalendo verso monte in un impetuoso torrente, in un rigagnolo di acqua pura, fino all'ultima larga polla, in quota, dov'è la sorgente, la méta del viaggio...
 
La dedico a Rosanna, Maestra e Sorgente del mio fluire, e a tutte voi amiche, e amici cari, con amore
M.P.




Fiume Poesia


Prologo, all'alba

Domenica, l'alba: oggi giornata di caccia.
Dico ridendo, alle amiche che sobbalzando
mi fanno tanto di faccia: ma no, questa mia caccia
è alle emozioni e, se la scovo, in quell'anfratto
dove s'annida, all'anima mia selvaggia...

Dismetto per oggi i miei sandaletti col tacco,
per quanto di più mi si confacciano, e via la gonna plissé
e la camicetta di seta bianca. Indosso zuavi verdoni
elasticizzati, il giaccone in goretex nero e bluette
e le mie Lowa di cuoio che fanno di me tanto una Hobbit

fatta e finita, e calco un cappellaccio da maschio, caricando
il mio zainetto, alla rinfusa, Dickinson, Karin Boye
e Sylvia Plath per ristorarmi e dissetarmi, all'occorrenza.
Sono di fronte a un vasto mare ora, dietro me s'allarga
il delta del fiume, un abbraccio come di madre, confortante.


I
A valle placido scorre

Ecco: questo è il Fiume che voglio risalire, fino alla sorgente.
Fino a che avrò raggiunto l'origine di questo mistero
di conoscenza e di grazia, e questa mirabile lungimiranza
che lascia spaziare lo sguardo e la mente nell'orizzonte
di un cielo tormentato tra tempesta e sereno incombenti.

Qui ha il nome di estuario, dove le acque, cariche di memoria,
dense di storia, sagge di vita trascorsa tra le rocce montane
e le risaie delle piane, si distendono, pigre, ritardando
il loro avanzare, fino a confondere le dolci acque gravide
di sedimenti torbidi o chiari con le infinite onde del mare.

E qui finisce e inizia il Fiume, regale, solenne orazione
levata al mondo, nel suo mormorio profondo, privo
di ogni fretta o ansiosa attesa, già pago di grevi piogge,
di secche, di piene, di placide chiatte, di chiuse, di ponti
tra sponde sorelle, eppure opposte, del tutto diverse:

una sponda piana, l'altra scoscesa, una dolce, l'altra aspra, una saggia
e l'altra folle, una arginata di rocce, l'altra dispersa nei canneti.
Il suo moto denso, senza scosse, è presagio soltanto
di incombenti alluvioni, quando ogni cosa, ogni manufatto,
ogni ricordo dell'uomo può esser travolto e sopraffatto.

Più avanti, trascorse città luccicanti e pianure protette di nebbie,
il Fiume, ringiovanendo, si fa Fiume di Valle, con turbinosi
moti di correnti infide, potenti, che si fan strada tra i sassi
e le pietre affioranti, trascinando con sé rami divelti e tronchi
di alberi morti, come memorie che ingorgano il cuore.

E al temporale occorso più a monte, risponde la rabbia,
l'indignazione di mulinelli, di gorghi, di flutti
che s'infilano lesti come gatti sotto gli archi di pietre
nude dei ponti rurali, sempre a rischio d'esser travolti
quando la rabbia e la furia delle acque si fa quasi urlo.

La voce diviene via via più imponente, un canto spiegato,
fino a coprire la voce dei miei stessi pensieri, quando siedo
a riposare sull'argine, a mirare il passaggio di barche
pericolanti  in sella a flutti sempre più sfrenati, più selvaggi,
più verticali, più ribollenti, più schiumosi di ira ribelle.

Risalgo il letto, che stringe impercettibilmente
e si fa aspro, tagliente, mentre il mio procedere
controcorrente passo passo mi porta ridosso
di rapide che sfavillano al sole, rifrangendo
come cristalli i profili di vette che già incombono

dietro le selve. E io fatico, come faticano
i salmoni, spinti dal loro fato, inesorabilmente:
il medesimo fato che sopporta il poeta
nel suo progredire in parete, scavandosi
a mani nude la via, verso il cielo accecante.


II
Al monte

E il Fiume, penetrando nel bosco
di larici e abeti, pinnacoli santi,
preghiere puntate al cielo come dita
adoranti, o supplicanti, o maledicenti:
il Fiume, senza preavviso, è Torrente.

E qui egli canta la pura orazione dell'acqua
che prodigiosamente la vita dona, oppure la toglie
se si fa massa anziché essere moto,
un puro moto come quello che intona ora
tra le rive ormai una all'altra vicine il balzo

d'un daino, nulla più. E, innocente,
giunge alla forra che all'improvviso
l'ingoia, mutando il suo impeto
in un velo di nebbia iridescente,
arcobaleno sospeso sotto i rami spioventi

dei pini. E, come per perdonarsi
la sontuosità di quei colori,
per un istante indugia in una polla
trasparente come una lente
e che come una lente deforma

ogni forma. E riflette le cime
delle conifere contro cielo.
E oltre le cime secolari degli abeti
le nude pareti di roccia
fermano i venti e sbarrano l'orizzonte

ai tramonti irrorati
di rosso sangue.
Ogni stormire di piante
ora, nel silenzio, mi appare
come un bisbiglio fervente d'amore.



III
Il torrente


...E così il torrente
ora tra felci
e rocce sporgenti
dimagra, mentre
io lo risalgo arrancando
ormai faticosamente
sopra rupi taglienti
cercando a ogni passo
l'appoggio del piede,
e la mano in cerca
d'appiglio.
E l'acqua ora
è una cascata
pianta a dirotto
da un ruscello
che pare un sentiero
d'argento
tracciato nel vivo
del granito bruno
lucido come
un cetaceo
emerso alla luce.

Ormai sento
in questo suono,
rotto e fratto
come i sassi
che generano
sassi, sento
in questo pulsare
che la vita
detta alla vita,
come un cuore
che non è stanco
di essere grande
e di donare
tutto sé stesso,
sento vicina
la meta
tanto vicina
che m'illudo
basti alzare un braccio
sopra il mio capo
per afferrarla.

Arriverò mai? Alla roccia,
alla segreta fessura,
alla fenditura
nel quarzo compatto
che tutto questo
ha generato:
acqua, cristallo,
e vivida luce?
Giungerò a toccare
il mistero
di questo
rigagnolo,
distillato iniziale
di visione,
pensiero,
vaticinio,
sortilegio,
desiderio,
sensuale vino,
febbrile mosto
di spremitura
fermentante
parole?

. . .


Epilogo: la sorgente

 
La sorgente
appare ora vicina,
e io ormai esausta mi abbandono sull'argine
coperto di muschi, a tergermi il volto, a osservare intorno
il luogo dove il cammino mi ha colto, sul declinare del giorno.

Il cielo, d'un rosato opalino, immacolato, terso come un volto,
privo di anni, invaso ancora di luce, mi sovrasta, indicandomi una via
che non potrò più seguire, poiché le mie ali sono soltanto vaghe,
fantasie di trina, incapaci di sostenere il peso di così complesso dolore.
Comprendo che la meta forse è troppo ardua per essere mai raggiunta.

Il punto più alto, la scaturigine pura della voce incorrotta,
è qui, su questo dirupo, aperta al sole più cocente, esposta
a ogni vento, monsone o borea, nuda ad accogliere ogni pioggia,
ogni grandine, ogni diluvio, come chi ha già tanto ricevuto

e sofferto, e sopportato migliaia di migliaia di anni di storia...

La meta è irraggiungibile, dunque, o forse è questa stessa, la meta!
Forse non potrò mai abbeverarmi al primo fiotto che sprizza
dalla roccia ignuda, forse mai potrò infilare le dita nella fenditura
che origina tutto: ma potrò ancora, di quassù, vedere il sole
che muore, e la luna, immensa e piangente, che sorge...

E potrò cantare la mia nenia sommessa, senza parole, né verbi,
stringendomi al seno le ginocchia intirizzite, accostando le labbra
alle mani intrecciate. Potrò cullare col mio canto qualche fanciullo
perché possa placare il suo pianto. Ciò che è, alla fine del viaggio
è dato non a me, donna mortale, ma soltanto alla Guida: al Poeta.

E io chiudo gli occhi così, prima che muoia il giorno.



Milano, 11 Marzo 2013
Per Rosanna Marani
Fiume come Poesia
Da Marianna Piani


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