«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 4 maggio 2013

Fiume Poesia (Terza parte, Epilogo)


Ed ecco, amiche care, la terza parte, e l'epilogo, della mia piccola "ode", ora non so più dire se dedicata a Rosanna Marani in quanto scrittrice di versi poetici fulminei e vivi, oppure alla Poesia in sé, in quanto oggetto d'amore comune mio e di Rosanna…
Un viaggio dunque, se ricordate le "puntate" precedenti, un viaggio di esplorazione lungo un fiume ideale, risalendolo dalla foce nel mare su su fino a ricercare la sorgente, l'origine di tutto, come una novella Livingston…
Il fiume man mano si restringe, diviene impetuoso, rapido, frammentato in flutti, schizzi, spume.
Proprio come certa poetica di Rosanna, dove lei lascia scorrere parole cristalline, che scavano la roccia e scavano gole e canyons nelle montagne.
La sorgente, potete immaginare, è l'Ispirazione, che tutto genera, da cui tutto ha origine…
E qui mi soffermo, un poco, a meditare…
E magari, assieme a voi, ci accampiamo per la notte, e restiamo attorno al fuoco, a contemplare le stelle sopra di noi…

La dedico a Rosanna, Maestra e Fonte, e a tutte voi amiche, e amici cari, con amore
M.P.


III
Il torrente


...E così il torrente
ora tra felci
e rocce sporgenti
dimagra, mentre
io lo risalgo arrancando
ormai faticosamente
sopra rupi taglienti
cercando a ogni passo
l'appoggio del piede,
e la mano in cerca
d'appiglio.
E l'acqua ora
è una cascata
pianta a dirotto
da un ruscello
che pare un sentiero
d'argento
tracciato nel vivo
del granito bruno
lucido come
un cetaceo
emerso alla luce.

Ormai sento
in questo suono,
rotto e fratto
come i sassi
che generano
sassi, sento
in questo pulsare
che la vita
detta alla vita,
come un cuore
che non è stanco
di essere grande
e di donare
tutto sé stesso,
sento vicina
la meta
tanto vicina
che m'illudo
basti alzare un braccio
sopra il mio capo
per afferrarla.

Arriverò mai? Alla roccia,
alla segreta fessura,
alla fenditura
nel quarzo compatto
che tutto questo
ha generato:
acqua, cristallo,
e vivida luce?
Giungerò a toccare
il mistero
di questo
rigagnolo,
distillato iniziale
di visione,
pensiero,
vaticinio,
sortilegio,
desiderio,
sensuale vino,
febbrile mosto
di spremitura
fermentante
parole?

. . .


Epilogo: la sorgente

 
La sorgente
appare ora vicina,
e io ormai esausta mi abbandono sull'argine
coperto di muschi, a tergermi il volto, a osservare intorno
il luogo dove il cammino mi ha colto, sul declinare del giorno.

Il cielo, d'un rosato opalino, immacolato, terso come un volto,
privo di anni, invaso ancora di luce, mi sovrasta, indicandomi una via
che non potrò più seguire, poiché le mie ali sono soltanto vaghe,
fantasie di trina, incapaci di sostenere il peso di così complesso dolore.
Comprendo che la meta forse è troppo ardua per essere mai raggiunta.

Il punto più alto, la scaturigine pura della voce incorrotta,
è qui, su questo dirupo, aperta al sole più cocente, esposta
a ogni vento, monsone o borea, nuda ad accogliere ogni pioggia,
ogni grandine, ogni diluvio, come chi ha già tanto ricevuto
e sofferto, e sopportato migliaia di migliaia di anni di storia...

La meta è irraggiungibile, dunque, o forse è questa stessa, la meta!
Forse non potrò mai abbeverarmi al primo fiotto che sprizza
dalla roccia ignuda, forse mai potrò infilare le dita nella fenditura
che origina tutto: ma potrò ancora, di quassù, vedere il sole
che muore, e la luna, immensa e piangente, che sorge...

E potrò cantare la mia nenia sommessa, senza parole, né verbi,
stringendomi al seno le ginocchia intirizzite, accostando le labbra
alle mani intrecciate. Potrò cullare col mio canto qualche fanciullo
perché possa placare il suo pianto. Ciò che è, alla fine del viaggio
è dato non a me, donna mortale, ma soltanto alla Guida: al Poeta.

E io chiudo gli occhi così, prima che muoia il giorno.


Milano, 11 Marzo 2013
Per Rosanna Marani
Fiume come Poesia
Da Marianna

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