«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 16 giugno 2013

Sensi II


Amiche care, e amici fedeli...
Secondo capitolo della mia esplorazione dei "sensi" dell'uomo, dedicata al secondo per importanza tra i nostri ponti di collegamento con il mondo sensibile, l'Udito.
La Musica e la Poesia, sorelle d'arte, si avvalgono - in modo diverso - dell'udito per comunicare emozioni e pensiero, concetti e racconti. Noi non ce ne rendiamo neppure conto, ma viviamo in un mondo che non è mai perfettamente silenzioso, siamo sempre immersi nei suoni - più di quanto accade con la luce, che a volte per i nostri sensi può mancare del tutto.
Il suono, e il suo parente screanzato il rumore, accompagna giorno e notte l'intera nostra vita. Anche un luogo che noi pensiamo perfettamente silenzioso in realtà è denso di suoni. E quando tali suoni sono veramente al di sotto della nostra soglia di percezione, ci pensa il nostro cervello e il nostro corpo stesso a produrre un tappeto sonoro di ronzii, pulsazioni, battiti, respiri.
Il suono, comunque, e nella sua forma organizzata la musica, esiste soltanto in quanto esiste il tempo: le vibrazioni, in quanto onde, necessitano del tempo per mutarsi in suoni e propagarsi nello spazio, e i suoni, abbisognano del pulsare del ritmo, che non è altro che una misura di tempo, per organizzarsi in qualcosa di  significativo, per esprimere un'idea, un concetto, un'armonia, una memoria…

E il tempo esiste soltanto in quanto vi è vita.

Queste liriche sono riflessioni ad alta voce, e provano a trasmutare le parole in qualcosa di più concreto; non vorrebbero "raffigurare" qualcosa, ma hanno la ambizione di "essere" quel qualcosa. In questo caso particolare, essere suono, che giunge all'udito di chi ci ascolta, e ascoltandoci, comprende.

Dedicato a voi, come sempre, con amore

M.P.




II

Udito

 

Ogni onda, alla fine d'un viaggio da arcipelaghi remoti,
risale la sua ultima duna sulla battigia, sommovendo
nella nube di sabbia uno scroscio di valve morte, e ricci cavi,
e spoglie di granchi, e grigie argille, intonando il canto perpetuo
dell'Oceano nella culla del mondo. Un canto muto
sommesso, mai finito, cullante come una monotona nenia
di levatrice, matrice dei destini di un mutabile universo di flutti.

Il frinire dei grilli, largo, spiegato come una distesa di campane
a martello lungo la valle, accoglie la notte in un saluto
di festa e di gelida nebbia soffusa di suoni, e un sentore di brina.
Poi sorge il brusio e il ronzio delle api, sempre più assordante,
riempie le arnie e le strade di industrioso brulicare di vita.
E presto, con l'agonia lunga del cielo stellato e il trionfo
del Sole sul suo carro falcato, sarà il frastuono delle cicale.

Il bimbo sul bordo del precipizio, rosso in volto
per lo sforzo e le squillanti risate, strilla il suo nome,
per sentirselo ridire, più volte - come un coccio levigato
picchia sul pelo dell'acqua dello stagno in ripetuti saltelli -
dall'eco solenne dei canaloni. Uno falco, oppure un nibbio,
risponde da dietro un seracco che taglia il cielo, più in alto,
e il suo fischio selvaggio si fonde alla voce, tra le rocce.

Il suo volo largo, planato sopra la valle che sfila tra cime
schierate come severe clarisse in preghiera, ora scende,
in picchiata. E sfiora la superficie del torrente, scintillante
come una coda di cometa sfarinata tra i rododenri fioriti.
Le rapide frangendosi nel letto pietroso bisbigliano,
ma subito innalzano gridi di guerra, e più a valle, un salto
improvviso interrompe il grido e lo muta in un ruggito.

Distante, lo scampanìo della mandria all'alpeggio
intesse un dialogo fitto con la voce del vento,
e il vento fugge, e s'insinua tra le canne all'argine
della palude, e qui il suo arco intona la melodia dolente
che culla nel sonno imminente i segreti nidi degli aironi.
Una viola, da qualche segreta stanza nella città già sopita,
riprende il tema, con la sua voce densa e suadente.

Il canto s'avviluppa e s'inviluppa nell'aria serale ancor dolce,
la singola nota insegue la nota, e d'altra nota ancora
è seguita, e ogni suono, ogni armonia, ogni sfavillare
del tema è assolto, e risolto, in un nuovo sviluppo e inviluppo
più nuovo, come il richiamo e la risposta di un usignolo
alla sua bella, nel cuore calmo della sussurrante foresta:
che lo interpella, inattesa, per chiudere il giorno in una danza...

Il suono è un flusso di onde, le onde scorrono
nell'alveo dei torrenti e sono puro moto.
Il moto è la vita. La vita perciò è suono,
ed è canto.



Milano
25 Febbraio 2013
Marianna Piani

1 commento:

  1. Marianna! Mi è piaciuta tanto! Ora mi sono iscritto al tuo blog. Voglio seguirti! Un caro saluto! Ciao!! 😊😜

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