«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 30 giugno 2013

Sensi IV



Amiche dilette, amici cari,
ecco per voi il quarto capitolo della nostra "serie" di riflessioni poetiche sui "Sensi della Vita": l'Olfatto.
Si tratta di una sensibilità primitiva, apparentemente indebolita nella specie umana civilizzata, non più indispensabile per la sopravvivenza come nella preistoria, o come per le altre specie animali. Eppure ancora questo nostro senso così intimo e diretto riveste una grande importanza per orientarci nella vita, ed è capace di regalarci sensazioni intense di piacere, di bellezza, oppure altrettanto vive di repulsione, di allarme.
Per motivi probabilmente evolutivi, tra i sensi fin qui "trattati" si tratta di uno dei più direttamente collegati alla nostra memoria. Difficilmente ci dimentichiamo di un profumo, o di un odore, e anche dopo anni lo associamo con le esperienze che lo hanno accompagnato o suscitato.
In amore il profumo, gli odori del corpo, fanno parte fondamentale della "chimica" tra le persone. Chi amiamo ci dona un fiore, noi ne odoriamo il profumo, ne memorizziamo per sempre l'armonia, e poi ci tuffiamo tra le fragranze di un bacio, di un abbraccio, di un amplesso profondo.
Una mia carissima amica mi ha fatto capire l'importanza di questo aspetto, quando, non potendo avermi vicina, mi chiese, all'improvviso, di dirle semplicemente quale profumo indossavo in quel momento. Questo, a suo dire, le dava di me un'immagine fisica, più ancora di una fotografia, perché più diretta e intima, tangibile, per così dire.
Offro questa composizione a lei, e a tutte voi, amiche care e amici, come sempre con amore.
M.P.



IV

Olfatto

Accompagnami, ti prego, sorella, nella foresta,
nella selva dei larici che sale a incontrare le rocce,
partiamo all'alba, ai primi bagliori che accendono
i pinnacoli delle cime d'una misteriosa fiamma.

Aspiriamo i profumi delle abetaie, dei tronchi abbattuti
dai fortunali d'estate, il sentore denso dei muschi,
e quello appena sensibile delle felci, venerabili
vestigia viventi che ricoprono la torba morta del fondo.

E il richiamo inconfondibile dei funghi, abitanti discreti
di ogni riposto giaciglio del bosco, funghi buoni, prelibati,
funghi agri, funghi letali, funghi che discorrono tra loro
con le fragranze dei loro ombrelli, zuppi di notturne rugiade.

E l'erba della radura, alta, china sotto il suo stesso peso,
s'empie di libero cielo, come i tuoi capelli, che dell'erba
e del foraggio hanno il colore, e più ancora l'odore,
e alla pioggia violenta e breve d'estate si gonfia e si sazia.

A piedi nudi traversiamo quei prati, godendone la cedevolezza,
per giungere agli argini della palude che si cela dietro le canne,
e respirando sappiamo riconoscere tra quelle essenze confuse
con l'acuto odore di putrescente fogliame il profumo del giglio.

Così nel giaciglio segreto delle folaghe e degli aironi
ci attardiamo ad ammirare le tremule covate di ciechi esserini
in balìa della loro vorace pretesa di vita, mentre il falco pellegrino
strilla il suo dominio al cielo, e il vento ci porta lontani profumi

di limoni fioriti. Osserviamo la piana estendersi ai nostri piedi
e ci inteneriamo a vedere le minuscole case, la ferrovia
che serpeggia in miniatura, intersecando la strada, e il fiume,
e inspiriamo le brezze che recano in sè i sospiri dei colli.

E reggendomi così, a te aggrappata, sul bordo del precipizio,
sento il profumo di selva della tua chioma vermiglia,
e quello di giglio delle tue labbra di seta, e l'acquitrinoso
sentore della tua nuca - bella come un marmo di Fidia,

- nuda perché scoperta dal nastro che ti trattiene i capelli,
e sento il dolce odore che hai sul seno, come le coppe
di una ninfea, bianche, spalancate al baciare del sole,
e quello di rosa e di malva che custodisci gelosa nel grembo.

Il senso del riposo con il fluido odoroso di foglie del lago
mi giunge viaggiando sulle ali del vento che accarezza
le acque increspandole, come rabbrividisce a te la pelle
quando ti appoggio le mie labbra tra clavicola e spalla.

Mentre i tuoi profumi di corpo, di pelle, di seta e di marmo
mi avvolgono come avvolge la nebbia un bacio tra amanti,
il mio corpo riposa, abbandonato, sciolti i capelli, mani aperte,
occhi chiusi nel sonno incombente, sopra un letto di petali bianchi.



Milano, 19 Marzo 2013
Marianna Piani
Per M.G. amica adorata

1 commento:

  1. Mary,se tu fossi nata all'inizio del secolo scorso, avresti dato del filo da torcere.,con questa tua, perfino a Gabriele D'Annunzio !:) Comunque brava! -Alessandra-

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