«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 29 giugno 2013

Ritrovate amiche


Amiche care, amici,
Capita di tornare in luoghi lasciati da anni, e capita di ritrovare lì persone che sono state per noi importanti, in passato, e che da anni avevamo perso di vista. Esattamente questa la situazione da cui è scaturita questa piccola composizione, volutamente apoetica, discorsiva, quasi come una narrazione di un aneddoto: tempo fa mi incontrai a Trieste, in una delle mie "fughe solitarie" in cerca della memoria dei miei luoghi d'infanzia da lungo tempo abbandonati, con tre amiche che non vedevo dai tempi dell'infanzia e della prima giovinezza. Tre ragazze con le quali ebbi all'epoca un rapporto strettissimo - quasi maschile - di cameratismo, e di amicizia e confidenza. Il tempo, sorprendentemente, dopo un primo istante di imbarazzo per le mutazioni fisiche che nel frattempo erano avvenute in ciascuna di noi, non sembrava essere trascorso affatto. Siamo rimaste alcune ore a chiacchierare, ritrovando subito intatta tutta la confidenza, la storia, l'amicizia, le differenze di personalità che ci avevano legato negli anni passati.
Un tavolino in un bar in riva al mare, un cielo cristallino sopra il golfo, mille e mille ricordi...

Dedico questa composizione a tutte le amiche, vicine e lontane, e a voi, amiche care e amici, con amore.

M.P.




Ritrovate amiche


Tre di Aprile, un tavolo, quattro donne,
una bottiglia di vino, i ricordi, e le parole.
Il sorriso aperto, il volto trasparente e chiaro
come il mare nella baia, le mani protese
a incontrare le altre mani in brevi prese,
tocchi d'intesa, così come s'intendono tra loro gli occhi,
i chiari negli scuri, i bruni nei cerulei, i neri specchiantisi
nei verdi; gli occhi che a lampi trasmettono
ben oltre i discorsi, ben oltre le usuali parole.

Non è usuale invece un incontro d'anime e cuori
dopo anni di distanza, di silenzio, di muta
mancanza. Non è usuale il trasfondersi
delle reciproche vite in un abbraccio
e in una carezza, e in un bacio scambiato
tra labbra ridenti di affetti sopiti, ma mai esauriti.
Frammenti di una intimità d'amiche, entità femminee
che sono state un tempo così unite
da non temere nemmeno la spada del tempo.

Al vociare e ridere disteso di quelle officianti
di un rito segreto, si girano brevemente gli astanti,
ad ammirare il gruppo a suo modo prezioso,
sontuoso quasi: quattro paia di gambe eleganti
incrociate sotto il tavolino, i busti protesi, una all'altra,
le mani intente a gestire con grazia innata i calici, i vini,
e gli affari di cuore, antichi e nuovi, tempestosi e sereni.
Poco lontano le gatte del Porto pigramente, languide
si avvicinano alla banchina, ignorando le onde.

Hanno il pelo irto e arruffato, imbevuto di salso
come i nostri capelli lo furono di mare nelle nostre
giovani estati passate a nuotare e amoreggiare coi flutti.
Ora siamo quattro Signore, adunate a un tavolino
come molte altre lì intorno; ma abbiamo sguardi
ancora di fuoco, e di agitata passione,
e pupille scintillanti da adolescenti indomite fanciulle.
Il nostro orizzonte è sempre quella linea d'ombra lontana
sopra la quale si scorgono fluttuare, senza peso, misteriose,

sfolgoranti irraggiungibili cime di roccia e di ghiaccio...



Marianna Piani
Trieste, 5 Aprile 2013

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