«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

domenica 1 aprile 2012

Ritratto


- La Rinascente, un mattino di Marzo
e primavera sorgente, a Milano.

Quattro giunoniche dee in polistirene antiurto
fissano estatiche dai loro piedestalli cromati,
nei loro tessuti firmati, i rigidi piedi
infilati in arditi fascinosi sandaletti stringati.
La lastra - immensa - riflette il Duomo
lezioso e severo urbano sovrano,
e lì in mezzo, tra il Duomo e le dee
ci dovrei essere io, dispersa tra le colonne
del porticato inutilmente vasto, affollato.

Dovrei esserci: e difatti mi vedo,
ma senza vedermi, come se non fossi io.
Una figura di donna bruna, gambe
sottili, nervose, da puledra, arrampicata lei pure
su assurdi tacchi che rendon regale l'andatura,
Piccolina, la gonna corta, una maglia - bianca,
avvolge il seno d'arancia, e scopre
una spalla. Un filo di perle. Una borsa verde.

Mi chiedo se sono io, quella donna
riflessa nella vetrina, nel controluce incerto.
Sono io, oppure ne sono soltanto il riflesso,
pura immagine, pura idea, incorporea mente?
E sono io, quella bimba, vestita da adulta, cresciuta
percorrendo sentieri bruciati tracciati suo malgrado
per lei dal fato, o dalla furia, o da un dio svagato?

Oppure io sono ancora la bimba che sono,
i piedini infilati nelle scarpe di mamma, col tacco
che fa toc toc sul parquet laccato;
e il babbo mi ha appena donato dal suo scrigno
un rullo fatato, di latta e cartone stampato
a lune e stelline, con una lente sul fronte.

Dentro, per magia, specchi invisibili rifraggono
frammenti di smeraldo, zirconio e rubino; controluce,
girando la ghiera, sbocciano fiori mirabili,
lussureggianti stelle:
a ogni giro io bimba ho un nuovo sobbalzo, mirabile sogno,
senza prezzo, perchè è fatto solo di cocci e di luce.

Ma forse io sono proprio io quel gioco, quel magico rullo,
la mia mente è quei frammenti spezzati, frantumati
sotto il tacco spietato del mondo, della vita.
La mia anima è quegli specchi, in cerca di un ordine,
invano, in un caos di illusioni deluse e abbandoni.

Forse io sono ancora, semplicemente,
la manina che ruota il tamburo frusciante
in cerca di nuovi fiori, multicolori, fantastici, esplosi.


Milano, 27 Marzo 2012
per Alvaro, con affetto
Marianna Piani

4 commenti:

  1. Tu e la Poesia - indivisibili parti di un ideale co-definito: Absolute Beauty!

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    1. Mio caro, non riuscivo a trovare le parole adatte a esprimere la mia emozione nel ricevere questo commento. E dopo giorni e giorni, ancora non so che dire.
      Se non che a questo mio incontro con la Poesia Militante - con il FARE poesia anzichè soltanto amarla e leggerla, con il consumare questo amore dunque in un amplesso totale anzichè platonicamente limitarmi a contemplarlo - tu hai avuto parte non poca.
      Grazie amico mio
      Marianna

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  2. Che bella la tua maniera di scrivere Mary brava.

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    1. Oh, cara Ambra, grazie, grazie veramente.
      Spero di averti comunicato delle emozioni, le mie emozioni... Che questa è la missione dello scrivere!

      Benvenuta nella mia casa amica mia, spero di risentirti ancora.

      Marianna

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