«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

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«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

sabato 7 aprile 2012

Libri

Books

Perchè amo i libri


Qualche giorno fa
un carissimo amico
mi ha segnalato un articolo
della sua figliola, Kristine,
riguardo la crisi del libro "stampato"
di fronte al diffondersi dei libri digitali.
L'articolo, che ho pubblicato nella Pagina
"Long Live the Book", qui a fianco, in inglese,
mi ha colpito talmente, tanto era vicino
al mio sentire sull'argomento,
che avevo progettato di tradurlo, per inserirlo qui.
Invece ne è nato un piccolo racconto, in forma di lettera,
indirizzata a Kristine Tortora, e a tutti voi.


Cara Kristine,


Io ho avuto la fortuna di nascere, e crescere, in una casa in cui vi era una stanza, piuttosto grande (a me, piccolina, sembrava immensa, come l'antro di un drago, un drago buono, naturalmente) che si chiamava "studio di papà" dov'era una grande, altissima libreria (noi non la chiamavamo biblioteca, ma proprio "la libreria") alta fino al soffitto e che occupava quasi per intero tre su quattro pareti della stanza.


Ricordo il mio papà, seduto alla scrivania, intento magari a scrivere a macchina, o più tardi al computer, e dietro a lui questa diga di volumi, di tutte le dimensioni, di tutti i colori, con sopra i dorsi una folla di titoli, di caratteri, di nomi, di scritte, in tutte le lingue. Lui di solito in quei momenti non mi badava, era al lavoro, anzi a volte veniva mamma a chiamarmi, "lascia in pace papà" diceva.
Ma a volte lui non era "al lavoro" per nulla, lo trovavo invece magari arrampicato, in piedi sul suo sgabello - in noce, saprò dopo, come la libreria - addossato agli scaffali, con uno di quei volumi nelle mani, assorto. In quei casi non era necessario l'intervento di mamma, sapevo bene, per mio istinto, che lui era in un suo mondo, e che necessitava silenzio e rispetto.


Fu lui a donarmi i "miei" primissimi libri. Ricordo ancora i titoli, e ricordo perfino il luogo e il momento in cui li ricevetti. Erano: "I viaggi di Gulliver" (Swift) e "L'isola del tesoro" (Stevenson), entrambi in un'edizione ridotta, e illustrata con bellissime figure a tempera. Li ho ancora, nella mia biblioteca, qui a Milano.
E ricordo ancora con vivezza la indescrivibile emozione che ricevetti, non appena, vincendo la mia riluttanza (fino ad allora non avevo letto che fumetti, che tanto adoravo) mi immersi nella lettura.
Per magia fui trasportata in mondi lontani, meravigliosi. Da allora, come se avessi ricevuto un'investitura, i libri divennero una mia cieca passione.


E oggi, quando mi imbatto in certi profeti di sciagura, che ipotizzano la "morte del libro" la sua fine in favore delle effimere memorie dei nostri tanti giocattoli digitali, tra i brividi, penso a cosa sarebbe della mia vita, se non ci fossero stati già da allora.


I libri sono il loro contenuto, si dice, ma ciò è falso.
I libri sono il più nobile oggetto mai inventato dall'uomo, quello che lo fece avanzare dallo stato di sonno, dal buio della notte, all'alba luminosa della ragione, dell'intelletto, e della cultura. Non per nulla dittatori e prelati, nella storia, hanno ricorrentemente tentato di accanirsi su quello stesso oggetto, con roghi, pogrom, furti, dispersioni, censure, divieti.


Ora NON VORREI MAI che questi oggetti eleganti, apparentemente innocui, utili addirittura, (io stessa ci sto scrivendo, proprio ora, questa lettera) come iPad, Kindle, fossero le scintille di un nuovo immenso devastante rogo virtuale capace di ottenere ciò che nel passato fu il sogno mai raggiunto di imam e dittatori.


Scegliere il libro, possedere il libro, tenerlo tra le mani, soppesarlo, aprirlo, sfogliarlo, prima dal fondo, per ascoltare le pagine frusciare, poi in avanti, scorrere l'indice, e poi odorarne la fragranza, sempre diversa, di inchiostro appena stampato, oppure della nobile povere di lunghi anni deposti sul suo dorso forte.
Questi sono gesti, emozioni, nobilissime, deliziose, che MAI vorremmo perdere o abbandonare. La lettura viene, naturalmente, dopo, e insieme, a tutto questo. E così la memoria: il mio papà non è più con me, ma i suoi libri si, e lo saranno per sempre. Fanno parte di lui, e ora sono me, se non li avessi, di certo, la mia desolazione sarebbe infinita. Lui sarebbe scomparso due volte.
Ogni volta che incontro, riprendo uno dei suoi libri - e io SO con assoluta certezza, tra mille, QUALI sono i suoi libri, e quali quelli nati con me - e lo apro, non posso non pensare che le sue mani l'hanno scelto, blandito, aperto, mille volte, in passato, i suoi occhi l'hanno scorso, le sue dita sfiorato, per tenere il segno.


Lui non umettava mai, come non faccio neanch'io, per girare pagina.
In cambio aveva lo stesso mio vizio di piegare a triangolo lo spigolo d'una pagina, per tenere il segno, per mettere un richiamo in un punto che riteneva interessante, rilevante. E, anche su edizioni di pregio, annotava, a matita, a margine, con linee. freccine, minuscoli disegnini perfino, proprio come faccio io, ancora adesso.
E quando incontro quei segni del suo passaggio, veri, tangibili, concreti, mi commuovo, mi lascio travolgere dalla tenerezza, dal ricordo. E mi pare di sentire la sua presenza, dolcissima, indulgente, sorridente, sopra le mie spalle.


Pensa, per un istante, invece, se vi fosse stato Kindle, già allora. Niente più libreria, niente più frammenti di memoria, niente più senso del tempo, niente più impronte di un umano passaggio, niente più presenza, fisica, costante, accanto a me di chi ho amato e mi ha amato, niente più senso del perpetuare la vita.
Quanto, quanto saremmo impoveriti, depauperati, privati di ciò che più conta:
della nostra Umanità.


Per questo, per questi motivi, e un'infinità di altri, che già tu dici così bene, io sono strenuamente ostile a questa "controriforma" tecnologica, che minaccia di ricacciarci indietro di millenni.
Ma non per luddismo, per nostalgia, o per reazione al nuovo:
per istinto di sopravvivenza, semplicemente.


Per questa Causa, sono pronta a combattere, a morirne, se necessario, credimi,  mia cara, come certo sei tu, sorella ideale.


LONG LIVE THE BOOK


La tua Marianna



4 commenti:

  1. Sensazioni. Emozioni. Ecco cosa sono le tue parole. Sarebbe bello leggerti anche su un libro, a questo punto.
    Ciao!

    Angela

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    Risposte
    1. Angela cara, sei un Angelo.
      Gioco di parole scontato, ma come sottrarmene?
      Il Libro... Di carta... In cui far vivere le mie parole... Un sogno, cara, ma la vita è lunga, e oggi è facile, in fondo. Per il momento mi godo il puro piacere di donare pensieri.
      A persone meravigliose come te.

      Tua Marianna

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  2. Commento con le parole di mia figlia, Kristine:

    "A book is a thing we hold onto because by reading it, it becomes more than the sum of its parts, more than a collection of words – it becomes a thing we know and love."

    With love and appreciation, Alvaro - xo

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  3. A Book is a Book is a Book
    like a Rose is a Rose is a Rose.
    Paper leaves instead of petals.
    Something with something inside,
    and inside it, something more.
    Deeper than the deepest Sea...

    With love You both, Kristine and Alvaro

    Marianna

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Sarei felice di sentire di voi, i vostri commenti, le vostre sensazioni, le vostre emozioni. Io vi risponderò, se posso, sempre. Sempre con amore.