«La Poesia è Scienza, la Scienza è Poesia»

«Darkness cannot drive out darkness; only light can do that. Hate cannot drive out hate; only love can do that.» (Martin Luther King)

«Não sou nada. / Nunca sarei nada. / Não posso querer ser nada./ À parte isso, tenho em mim todos los sonhos do mundo» (Álvaro De Campo)

«A good poem is a contribution to reality. The world is never the same once a good poem has been added to it. A good poem helps to change the shape of the universe, helps to extend everyone's knowledge of himself and the world around him.» (Dylan Thomas)

«Ciò che premeva e che imparavo, è che in ogni caso non ci potesse mai essere poesia senza miracolo.» (Giuseppe Ungaretti)

venerdì 31 marzo 2017

"A Cold Spring" di Elisabeth Bishop



Amiche care, amici,

mi avvio a concludere questa piccola antologia dedicata alla grande Poesia Americana, e lo faccio con un omaggio particolare dedicato a quattro grandi Poetesse, quattro grandi snne, capisaldi dell'arte poetica di tutti i tempi, e mie prime ispiratrici di una sensibilità femminile acutissima e fragilissima. Si tratta di Elisabeth Bishop, Marianne Moore, la splendida tragica Sylvia Plath, e, per chiudere idealmente il cerchio, forse la più grande di tutte in assoluto, Emily Dickinson.

Inizierò dunque con Elisabeth Bishop, tra le quattro quella che ho personalmente "scoperto" (e soprattutto compreso) più di recente. La propongo a voi con una lirica davvero splendida, di largo respiro, in cui si può leggere tutta la grandissima capacità di descrivere la Natura, presa non come superficiale immagine pittorica, ma come un organismo vivo, coerente, vitale.
Un inno delicato e nello stesso tempo privo di retorica o di sentimentalismo per la Stagione che stiamo vivendo ora, la Primavera, la stagione della rinascita e dell'amore, per definizione.

Per voi, amiche dilette e amici

M.P.





Elizabeth Bishop photographed by Alice Methfessel,
whom Bishop met as a visiting professor at Harvard.
Photograph by Alice Methfessel



A Cold Spring

For Jane Dewey, Maryland
"Nothing is so beautiful as spring"
Hopkins


A cold spring:
the violet was flawed on the lawn.
For two weeks or more the trees hesitated;
the little leaves waited,
carefully indicating their characteristics.
Finally a grave green dust
settled over your big and aimless hills.
One day, in a chill white blast of sunshine,
on the side of one a calf was born.
The mother stopped lowing
and took a long time eating the after-birth,
a wretched flag,
but the calf got up promptly
and seemed inclined to feel gay.

The next day
was much warmer.
Greenish-white dogwood infiltrated the wood,
each petal burned, apparently, by a cigarette-butt;
and the blurred redbud stood
beside it, motionless, but almost more
like movement than any placeable color.
Four deer practiced leaping over your fences.
The infant oak-leaves swung through the sober oak.
Song-sparrows were wound up for the summer,
and in the maple the complementary cardinal
cracked a whip, and the sleeper awoke,
stretching miles of green limbs from the south.
In his cap the lilacs whitened,
then one day they fell like snow.
Now, in the evening,
a new moon comes.

The hills grow softer. Tufts of long grass show
where each cow-flop lies.
The bull-frogs are sounding,
slack strings plucked by heavy thumbs.
Beneath the light, against your white front door,
the smallest moths, like Chinese fans,
flatten themselves, silver and silver-gilt
over pale yellow, orange, or gray.
Now, from the thick grass, the fireflies
begin to rise:
up, then down, then up again:
lit on the ascending flight,
drifting simultaneously to the same height,
–exactly like the bubbles in champagne.
–Later on they rise much higher.
And your shadowy pastures will be able to offer
these particular glowing tributes
every evening now throughout the summer.


Elisabeth Bishop





Una fredda primavera


Una fredda primavera:
nel prato la violetta era già appassita.
Gli alberi esitarono per due settimane
o anche più; le foglioline attendevano
curando intanto attentamente il loro aspetto.
E finalmente uno spolverio di verde
scese sopra le tue vaste, disorientate colline.
Un giorno, in un freddo bianco lampo di sole
su un versante di una d'esse nacque un cucciolo
di vacca. La madre smise di muggire
e impiegò un gran tempo a divorare
la placenta, misera stazzonata bandiera,
ma il vitello balzò in piedi prontamente
con tutta l'aria di essere contento.

Il giorno dopo
vi era nell'aria assai più tepore.
Cornioli bianco-verdi infiltravano la foresta,
ogni petalo come bruciato da una cicca
di sigaretta, mentre lì accanto
il siliquastro come una nube se ne stava
immoto, ma quasi più simile a un movimento
che a un qualsiasi plausibile colore.
Quattro cerbiatti s'allenavano a saltare i tuoi steccati.
Le foglie appena sbocciate oscillavano sulla severa quercia.
Fringuelli canterini, e sull'acero
il rosso cardinale complementare
schioccò una frusta, destando la dormiente,
che si stirò le membra, da sud, per miglia e miglia.
Il suo cappello s'imbiancò di fiori
di lillà, che un giorno caddero come una neve.
E ora, alla sera,
viene una luna nuova.

S'addolciscono le colline. Ciuffi d'erba alta
segnano dove ogni giovenca giace.
Risuonano i rospi come corde
di contrabbasso pizzicate da robuste dita.
In piena luce, contro il tuo portone bianco,
le piccole falene, come asiatici ventagli,
s'aprono argentate o d'argento dorato
contro l'arancio, il grigio, o il paglierino.
E ora, dal fitto prato,
le lucciole iniziano a salire in volo:
su, e poi giù, poi su di nuovo:
accese nell'ascesa, librandosi tutte assieme
alla stessa altezza — proprio come
bollicine di champagne
— poi si portano ancor più in alto.
E i tuoi ombrosi pascoli sapranno offrire
questi speciali omaggi iridescenti
da ora ogni sera, per l'estate intera.



Elisabeth Bishop
Versione Italiana di Marianna Piani
Milano, 28 Marzo 2017
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